LA MUSICA DEL NATALE

di Sergio Zazzera  

A Napoli si è soliti identificare i canti natalizi con la pastorale Quanno nascette Ninno, composta da sant’Alfonso Maria de’ Liguori, la cui datazione è incerta[1], che sicuramente è la più celebre. In realtà, però, nella basilica di San Domenico Maggiore era invalsa, fin dal 1737, per iniziativa del padre Alfonso da Maddaloni, la pratica della Novena di Natale, con l’esecuzione del mottetto per soli, coro e orchestra: Quem vidistis pastores?, che Carmine Giordano aveva composto e dedicato a Carlo III di Borbone. Questa pastorale veniva eseguita la sera del 24 dicembre e il suo inciso Dormi benigne Jesu è più noto con la denominazione popolare di Ninna-Nanna[2]. Si vuole, anzi, che tale composizione sia stata positivamente apprezzata da Ludwig van Beethoven, che sarebbe venuto in possesso di una copia manoscritta di essa[3].

Il Giordano era nato a Cerreto Sannita verso il 1685 e aveva compiuto gli studi di musica nel Conservatorio napoletano della Pietà dei Turchini, sotto la guida di Gaetano Ursino e di Nicola Fago, insieme col quale è annoverato tra gli emuli di Alessandro Scarlatti[4], ottenendo poi, nel 1713, insieme con Leonardo Leo, l’incarico di organista soprannumerario della Cappella Reale[5]. La sua notorietà è legata essenzialmente al canto natalizio, del quale più sopra si è detto; egli però fu autore anche di cantate da camera e degli altri mottetti: L’agonia di N. S. Gesù Cristo, per voci e organo, e Sperno gregem quaero Natum, per soprano, contralto e violini, ritrovati entrambi di recente, nonché di un Pange lingua e di un De profundis. Musicò, inoltre, un’opera buffa, La vittoria d’amor conjugale, in collaborazione con Antonio Lotti, su libretto di Francesco Briani (1712). Il Giordano, infine, si spense a Napoli nel 1758.

In un’altra celebre chiesa napoletana risuonano, nell’ultimo scorcio delle festività natalizie, le note di una composizione di un altro musicista napoletano. Si tratta dell’Ave Maria per soprano, coro e orchestra di Raffaele Cimmaruta, riesumata dall’archivio del Conservatorio di San Pietro a Majella, nel quale giaceva, ed eseguita nella chiesa del Gesù vecchio il sabato successivo al 30 dicembre, proclamato nel 1825 “Sabato privilegiato” dal Venerabile don Placido Baccher, rettore di quel tempio[6].

Del Cimmaruta si possedevano, fino a pochissimo tempo fa, soltanto poche, scarne notizie[7], oltre a quella sola composizione, poiché tutta la sua residua produzione musicale sembra essere andata distrutta in un incendio. Viceversa, le mie recenti ricerche mi hanno consentito di accertare che il musicista era nato nel 1855 e morto nel 1893, e ch’era autore del balletto Veritas, andato in scena, con le coreografie di Salvatore Paris, nel gennaio del 1884 al teatro Nuovo di Napoli[8], e dell’altro balletto, Le grisettes di Torino, rappresentato al torinese teatro Balbo nel 1899 dalla compagnia comico-lirica-coreografica diretta da Romeo Francioli[9]. La sua produzione musicale comprendeva, altresì, l’operetta comica in tre atti: Pulcinella al veglione, rappresentata postuma, il 15 aprile 1902, al teatro Partenope di Napoli dalla compagnia di operette e fiabe diretta da Enrico Petito[10].  

 



[1] Cfr. R. De Maio, Società e vita religiosa a Napoli nell’età moderna, 2, Napoli 1970, p. 379. Sembra che il testo del canto sia stato stampato per la prima volta nel 1816: cfr. S. Alfonso Maria de Liguori, Canzoncine spirituali, in Opera omnia italiane, 2003, nt. 59 (all’indirizzo Internet: www.intratext.com/IXT/ITASA0000/_P9E.HTM). 

[2] Di Carmine Giordano e del suo mottetto danno notizia G. Masutto, Della musica sacra in Italia, Venezia 1889, p. 138, e G. Morazzoni, Il presepe napoletano, in Dedalo, 1922, p. 462 sgg.

[3] Cfr. M. Niola - E. Moro, Il Presepe, Napoli 2005, p. 58.

[4] Cfr. I. Fenlon - T. Carter - N. Fortune, Con che soavità: Studies in Italian Opera, Song, and Dance, 1580-1740, Oxford 1995, p. 253.

[5] Cfr. G.A. Pastore, Leonardo Leo, Galatina 1957, p. 16.

[6] Cfr. Il Venerabile don Placido Baccher. Cenni storici, Napoli 2002, p. 23.

[7] Vale a dire, quelle fornite da V. Spagnuolo Vigorita, La riscoperta di Cimmaruta, in La Repubblica (ed. Napoli), 28 dicembre 2007, p. 12.

[8] La relativa documentazione è presente nel fondo Rolandi della Fondazione G. Cini di Venezia; coautore delle musiche è Giovanni Castellano.

[9] Cfr. G. Rampone, Musica e spettacolo a Torino fra Otto e Novecento (all’indirizzo Internet: www.comune.torino.it/archiviostorico/mostre/regio_2009).

[10] Come attesta la locandina custodita dalla napoletana Biblioteca Lucchesi-Palli (collocazione: loc. Teatr. A 0022 [0231]).

 

Condividi su Facebook