ATTRAVERSO L’ ITALIA – TODI

 

 

di Sergio Zazzera

            Alla fine dell’estate del 2000, Todi costituisce l’occasione per provare la mia nuova auto su un lungo percorso. Dunque, arrivo in città e, per prima cosa, mi fermo a San Fortunato, ch’è il primo monumento nel quale m’imbatto. Trovo posto nel parcheggio caotico, sul largo antistante, e mi arrampico per la lunga gradinata; poi, una volta all’interno, punto subito sulla cripta, dove la tomba di fra’ Jacopone, benché accolga un semplice beato, oscura quella del santo titolare, che vi riposa accanto ai compagni di martirio Callisto e Cassiano: potenza della poesia! Nulla d’importante da segnalare, viceversa, quanto all’aula della chiesa, nella quale gli affreschi sono tutti più o meno malandati.

            Proseguo per la piazza del Popolo e, dopo uno sguardo all’esterno del Palazzo Comunale, m’inerpico per la gradinata del Duomo (e con questa sono due), il cui interno è ben più ricco, fra le sculture di Andrea Pisano e il grande affresco del Giudizio universale nella controfacciata; quindi, acquisti di ricami artigianali (mia moglie) e di specialità gastronomiche (indovinate un po’ chi) nelle botteghe che circondano la piazza. Nel tornare al parcheggio, infine, preoccupati dal nome, evitiamo con grande cura il vicolo dello Sdrucciolo, che intimorisce già al primo sguardo, rendendo palese la ragione della sua denominazione.

            Sono di nuovo a Todi tredici anni dopo, in compagnia di amici, e la prima novità che trovo è l’ampio parcheggio alle porte della città, che evita alle auto dei turisti di raggiungere il centro. A portarci su è un’altra novità: una minifunicolare, simile a quelle parigine di Montmartre, il cui uso, però, a differenza di queste ultime, è offerto dal Comune a titolo gratuito, e la cui corsa termina su un piazzale panoramico sistemato a giardini.

            Si ritorna a San Fortunato, il cui interno è ora abbastanza spoglio, a causa di lavori di restauro in corso (ma gli affreschi sono sempre malandati); meglio la cripta, dove il beato Jacopone predomina sempre sui santi che vi coabitano. Qualcuno degli amici, dotato di maggiore energia fisica, opta per la salita (a piedi) sul campanile; altri – me compreso – preferiscono attenderli di sotto. Intanto, si nota subito che il parcheggio di cui sopra non ha liberato il largo antistante dalle auto, che, anzi, vi abbondano: saranno quelle dei residenti. Sgombra da veicoli, viceversa, è la piazza del Popolo, dalla quale, dopo essere tornati nel Duomo, ci spingiamo a dare un’occhiata al retrostante rione Santa Prassede.

A ridosso della piazza, poi, ci fermiamo a pranzo in un ristorante, che ingloba un’antica cisterna romana; qui siamo accolti  con grande cordialità dal personale, che ci serve piatti della tradizione locale, cucinati in maniera superlativa, nei quali abbonda il tartufo. Infine, visita alle botteghe della piazza e questa volta dalle specialità gastronomiche sono attratti tutti, perfino mia moglie, che lascia perdere i ricami, una volta tanto, optando con saggezza per le marmellate.

 

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