ATTRAVERSO L’ ITALIA – TAORMINA

di Sergio Zazzera

La mia prima visita a Taormina, alla fine dell’estate del 1987, costituì una delle tappe di un raid attraverso la Calabria e la Sicilia orientale, compiuto in compagnia di amici, e l’impressione che ne trassi fu quella della sua netta inferiorità, a fronte delle aspettative destate dalle descrizioni lette o udite attraverso i racconti di chi c’era già stato e le immagini viste su libri e periodici (potenza dell’affabulazione e dell’arte fotografica). Innanzitutto, il mare e la costa di Giardini Naxos hanno tutto da invidiare alla Costiera Amalfitana e alla Penisola Sorrentina di casa nostra. Poi, la cittadina, con le sue chiese e i suoi palazzi allineati lungo il corso Umberto, eleganti quanto si vuole con il loro aspetto gotico catalano, si presenta alquanto piatta, né i negozi di ricordi/ciarpame per i turisti fanno alcunché per tirare un po’ su il morale di costoro, anzi... Semmai, qualche pasticceria propone cassate, cannoli e pasta di mandorle di qualche pregio.

A salvare la reputazione del luogo provvede il Teatro greco, e lo fa in maniera assolutamente egregia, non soltanto per l’elevato grado della sua conservazione, ma soprattutto per l’Etna che vi fa da fondale e che – quello, sì – ha tutto il diritto di destare l’invidia di quanti teatri e anfiteatri classici esistono dalle nostre parti.

Ritorno a Taormina agl’inizi degli anni novanta, durante una pausa di un convegno in corso a Messina, e la prima impressione trova piena conferma: oltretutto, siamo anche all’inizio della primavera e, dunque, le presenze turistiche sono quantitativamente minori, con l’effetto di una più marcata desolazione del posto. Ancora una volta è il Teatro greco a tenere alto il mio morale; e in questo momento le nevi invernali ammantano ancora di bianco l’Etna, sul cui fianco scorre la sciara infocata della fase eruttiva in atto: si può immaginare, dunque, quale spettacolo offrisse il contrasto fra quel bianco e quel rosso.

 

  

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