ATTRAVERSO L’ ITALIA – SPOLETO

di Sergio Zazzera

 

 

            Sembrava quasi una maledizione: più di una volta mi ero trovato a passare davanti a Spoleto, e ogni volta una pioggia torrenziale mi aveva impedito di uscire dall’auto, costringendomi a rinunciare alla visita della città. Poi, finalmente, il congresso dell’Associazione nazionale magistrati, che vi si svolse nel 1994, costituì l’occasione per visitarla, negl’intervalli dei lavori. Peraltro, il fatto di avere deciso la partecipazione all’ultimo momento mi consentì di essere ospitato, a prezzi stracciati, al Palazzo Dragoni, il migliore albergo cittadino, a ridosso della piazza del Duomo e con una vista mozzafiato sulla vallata che Spoleto domina. Inutile dire che fui invidiato da molti colleghi, ch’erano stati più solleciti nel prenotare l’albergo.

            Dunque, gl’intervalli dei lavori: il Duomo, con gli affreschi di Filippo Lippi e del Pinturicchio, ma soprattutto la scenografica piazza, col teatro Caio Melisso sulla sinistra, in fondo alla gradinata; poi, andando verso la sede del congresso, il teatro romano; infine, il romanico di San Pietro e di San Salvatore, entrambe un tantino fuori mano, ma entrambe estremamente suggestive (soprattutto la seconda, servita da modello agli architetti napoletani Pisanti e Castrucci per la progettazione della basilica di San Gennaro ad Antignano). E ancora, la cordialità della gente e, in maniera particolare, quella dei commercianti, verificata durante le soste per l’acquisto di “stringozzi” (gli spaghettoni locali) e di articoli di pelletteria artigianale.

            Una cordialità, quest’ultima, che sembra non avere avuto lunga durata: tempo meno d’una decina d’anni e sono di nuovo a Spoleto; tralascio la descrizione della visita ai luoghi – gli stessi dell’occasione precedente, ma stavolta c’è anche mia moglie – e ripenso, piuttosto, con tristezza al mutato comportamento della gente, che risponde in maniera evasiva, se non proprio sgarbata, alle mie richieste d’indicazione delle strade da seguire, al punto che ci ritroviamo spediti al capo opposto della città, rispetto al luogo che avremmo dovuto raggiungere. L’unica nota positiva, in tutto ciò, è costituita dall’esserci ritrovati, nei pressi del teatro Nuovo, in una via intitolata ad Alberto Talegalli, il celebre “Sor Clemente” della radio, troppo presto scomparso, che almeno la sua città natale ha inteso ricordare in maniera degna.

 

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