ATTRAVERSO L’ ITALIA – REGGIO CALABRIA

di Sergio Zazzera

 

 Sarà per le modalità scelte per la ricostruzione, dopo il violento terremoto del 1908, sarà per le mani che vi ha posto sopra la criminalità organizzata locale, certo è che Reggio Calabria offre l’immagine di una delle città più piatte d’Italia. 
Vi giungo, la prima volta, alla fine dell’estate del 1987, da Pizzo Calabro, dove trascorro una breve vacanza. L’intenzione è quella di vedere i Bronzi di Riace, celebri e celebrati: l’effetto di trovarseli di fronte, entrando nella sala del Museo archeologico, è di estrema suggestione; non saranno i Tirannicidi del Museo archeologico di Napoli, ma è doveroso dire che si difendono fin troppo bene. E il primo pensiero corre al proverbio: “Il mare prende e dà”, al quale si può aggiungere che nell’intervallo tra le due azioni esso fa tutto il possibile per conservare al meglio. 
Poi, passeggiata sul Lungomare, in parte interessato da lavori di manutenzione stradale, ma che,  per il resto, offre una splendida vista sullo Stretto e sulla costa orientale della Sicilia. Infine, quattro passi per il corso Garibaldi, alla ricerca di una pasticceria che venda lo stomàto, biscotto speziato molto gustoso. Lo trovo, insieme con un inedito “torrone gelato”, che mi viene proposto dalla titolare dell’esercizio e che, poi, gelato non è, ma il riferimento è, evidentemente, alla consistenza alquanto gelatinosa dell’insieme, nel quale abbonda la frutta candita. 

La seconda volta (primi anni novanta) sbarco a Reggio da un traghetto della Tirrenia, a bordo del quale l’incontro con il direttore di macchine, mio vecchio amico procidano, mi procura il dolce per il dopocena, da lui gentilmente offerto. Torno al Museo archeologico e, questa volta, i Bronzi sono in posizione orizzontale, su una sorta di letto da sala operatoria, poiché sottoposti a un intervento di restauro. Li si può ammirare dall’alto, godendo di una visione insolita, ma meno suggestiva; e ora, a distanza di tempo, plaudo a chi si è opposto alla loro trasferta all’Expo di Milano, dove sarebbero annegati nell’accozzaglia di cose brutte (tante) e cose belle (poche), mentre la loro salute avrebbe corso anche seri rischi. Quindi, nuova passeggiata sul Lungomare e nuova ricerca dello stomàto (con annesso ritrovamento), prima di attraversare lo Stretto, per raggiungere Messina, la cui Università è sede di un convegno, al quale devo partecipare. 

Come si sarà agevolmente compreso, le due visite alla città hanno avuto uno svolgimento sostanzialmente identico e abbastanza limitato nel tempo; come dire: a(ll’estremo) Sud niente di nuovo.

 

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