Gli scavi di Pompei sono storia dell'umanità

di Nicoletta Zampano

"Quando si guarda al passato, si resta un passo indietro. Ma se si analizza il tempo trascorso, guardando al presente, si è già un passo avanti"

La terra pompeiana è terra contadina, terra semplice e laboriosa dal clima mite e sostanzialmente tranquillo. Si riconosce oggi per il famoso Santuario della Madonna di Pompei, luogo di culto campano venerato in tutta Italia e conosciuto nel mondo per la tradizionale preghiera mariana del Rosario. Si riconosce per gli scavi archeologici di Pompei, metà turistica d'eccezione. Si riconosce per la leggendaria accoglienza dei cittadini che resta una particolarità del sud Italia. Immaginiamoci un turista che sbarca per un giorno a Pompei e ci ritroveremo facce e sorrisi, battute e meraviglia, sorprese e stratagemmi per arrotondare. Pompei e tutta la provincia sono state e saranno "storia dell'umanità" L'area archeologica di Pompei, leggenda vivente studiata da esperti di mezzo mondo si interseca su un area di circa 66 ettari  ed è protetta da un'antica cinta muraria di 3 km. Negli ultimi anni è stata visitata da più di 2 milioni di visitatori, un omaggio alla più grande opera di conservazione e manutenzione della storia culturale e scientifica del nostro Paese. Recentemente la leggenda pompeiana è rimbalzata agli onori della cronaca anche grazie ad un libro documentaristico del giornalista Alberto Angela. La sua cronaca di una tragedia quasi annunciata è memorabile e si trascrive già dal suo titolo "I tre giorni di Pompei". Una ricostruzione vera, anche se non dettagliatissima, sugli ultimi giorni di sette sopravissuti all'immane catastrofe dell'eruzione del 24 ottobre del 79 d.C

Tornando al presente e ai prossimi eventi direttamente collegati agli scavi, non si può fare a meno di ricordare il grande progetto Pompei che vede il restauro e lo studio dei calchi vittime della lontana eruzione del Vesuvio, morti più di duemila anni fa. In attesa della mostra che sarà inaugurata settimana prossima in contemporanea negli Scavi di Pompei e nel museo Archeologico di Napoli per raccontare le suggestioni pompeiane classiche nell’immaginario europeo, dall’inizio degli scavi nel 1748 al bombardamento del 1943, ci si ritrova immersi in un lavoro tecnico scientifico di primo piano.  Secondo quanto riportato da un noto quotidiano nazionale per la Soprintendenza è un progetto storico mai effettuato prima." Si tratta del primo intervento di restauro, nella storia degli scavi di Pompei, condotto contemporaneamente su un numero così elevato di reperti. L’intervento vuole essere non solo recupero della materia, ma soprattutto occasione per approfondire i vari livelli della conoscenza dei materiali organici - quindi dell’uomo colpito dalla tragedia vesuviana - che rappresentano in assoluto un unicum. Il progetto di restauro interessa molteplici interventi articolati su più livelli e vede coinvolti archeologi, restauratori, antropologi, radiologi, ingegneri per rilievi scanner-laser e un tecnico di cartografia ed informatica. L’attività dell’antropologo, in particolare, al fine di delineare un profilo bioantropologico e genetico individuale, sarà di supporto al riposizionamento delle parti anatomiche da ricostruire, e suggerirà nel contempo le più adeguate indagini conoscitive biologiche, biochimiche e chimico-fisiche" Da questi studi approfonditi verrà tratto un video documentario didattico-scientifico e un saggio con gli allegati delle schede conservative di tutti i calchi, oltre ai  risultati delle indagini RX e DNA dei singoli gessi. Un rinnovamento culturale di particolare importanza che smarca Pompei dalle classiche etichette per riportarne il sito ai suoi antichi splendori. Un cambiamento che investe senz'altro l'economia frammentata di una piccola cittadina napoletana. In fondo gli scavi rappresentano una fonte di reddito per il territorio locale da sempre e ben vengano quindi i riconoscimenti nazionali. Sicuramente il "numero chiuso" a tempo per i visitatori degli scavi che scatterà il prossimo 7 giugno non influirà negativamente sull'afflusso dei turisti, ma ne consentirà solo una migliore gestione organizzativa.  Per le domeniche a ingresso gratuito, tra l'altro, il numero massimo consentito non dovrà superare quota 15mila unità secondo quanto richiesto dagli ispettori dell'Unesco. Una nuova sfida felice che sarà raccolta con rispetto e ordine dai cittadini e dai turisti. Del resto se ci si ferma al passato non si cresce, mentre guardare avanti è gia presente che diventa futuribile.

 

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