Pino Daniele è vivo nel cuore degli italiani

 

di Nicoletta Zampano

Napol’ è mille culure, Napol’ è mille paure, Napol’ è à voce de’ creature  che saglie chianu chianu…” (Pino Daniele)

Per chi ha potuto incontrarlo o assistere ad un suo concerto è stata una “benedizione” di gioioso effetto. Solo pochi giorni fa sentivamo l’angelo del blues risuonare per le strade delle città con la sua voce delicata e penetrante che nella notte di Capodanno, annunciava al mondo un nuovo inizio. Il cantautore Pino Daniele resta un’artista a tutto tondo che garbatamente ha chiuso il sipario e garbatamente viene salutato.

Si dice di un uomo molto amato, si canta il suo amore per la sua città natale, la solare Napoli e si respirano i venti di una brezza leggera ascoltando la sua musica, suoni che resteranno per sempre nella memoria silenziosa di tanti.

Tra l’omaggio sanremese alla sua bravura di poeta moderno e le varie serate nostalgia in suo ricordo Pino viene celebrato in un tripudio di riflessioni, ma anche polemiche che hanno toccato nel “vivo” gli italiani. E ci si stupisce pensando ad un milanese che canta “Daniele” senza contare che le belle canzoni arrivano prima di qualsiasi discorso.

Tra nobiltà e casato, tra figli e fans la sua storia resta “immortalata” come quella del grande Massimo Troisi. Due amici, due artisti, due storie che restano vive nel cuore di tutti per il dolore e il sentimento che suscitano.

 Pino cantante, chitarrista e compositore dal 1976 si è fatto apprezzare in giro per il mondo tra italiano, napoletano e un po’ di inglese. La qualità non fa acqua e con musica d’autore e belle colonne sonore si ricordano i miti. I suoi album tracciano un disegno variopinto di aspettative cui la cronologia può solo annunciare la  fama (Pino Daniele, 1979; Nero a metà, 1980; Mascalzone latino, 1989; Che Dio ti benedica, 1993; Dimmi cosa succede sulla terra, 1997; Iguana Café, 2006; Il mio nome è Pino Daniele e vivo qui, 2007; Ricomincio da 30, 2008; Electric jam, 2009; Boogie boogie man, 2010; La grande madre, 2012; il live Tutta n'ata storia - Vai mo' - Live in Napoli, 2013)

La mia può sembrare una scarna presentazione se mi si confronta con la cronaca nazionale in cui, per la verità, c’è una marea di materiale, anche molto personale, dove si specchiano due città: Napoli e Roma. Entrambe vicine materialmente e spiritualmente  all’artista mediterraneo.  Ma tra i tanti passaggi clou, dovuti al triste epilogo, mi resta in mente Piazza Plebiscito piena di fans in suo onore. Momento unico che Pino, dall’alto della sua nuova casa, avrà salutato con gioia e una smorfia sorniona.

A questo punto cosa resta di Pino oltre la sua arte? Resta lo spirito che veglia sulla nostra Regione e il  suo canto che risuona tra i vicoli vecchi della città….tra una finestrella e un cortiletto estivo come un quadro appena dipinto che aspetta solo il momento giusto per potersi mostrare.

Pino vive ancora nel cuore dei napoletani e dei tanti italiani, palpiti ardenti tra le piastrelle sgangherate di migliaia di stanze accese nella luce del mattino .

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