Il settore culturale in Campania resta carente

 

 

di Nicoletta Zampano

La produzione e conservazione culturale e creativa, qualitativamente e oggettivamente, incide sulla storia economica di un Paese, creando identità e producendo livelli significativi di reddito e di occupazione. Il futuro dell’economia della cultura si occuperà sempre di più dei problemi legati ai mercati delle industrie culturali.

La domanda mondiale delle industrie culturali e creative è aumentata in questi ultimi due decenni sia per il miglioramento a costi contenuti della comunicazione audiovisiva internazionale sia per lo sviluppo del mercato dei beni della cultura materiale che in Italia corrisponde, grosso modo, ai settori del made in Italy di qualità. La cultura e la creatività restano, quindi, un pilastro della qualità sociale di uno Stato e la moda, in generale, risulta il settore economicamente più rilevante delle industrie culturali e creative. 

La cultura, in fondo, è una grande risorsa che permette la promozione dello sviluppo economico e turistico culturale anche a livello locale. Si tratta di forme di sviluppo di qualità perché la cultura è molto più di un patrimonio di opere d’arte: è un modo di essere, di vivere e di produrre che ci identifica agli occhi del mondo.

Nel 2014 la filiera dell’economia della cultura prevede di realizzare 33mila nuove assunzioni, 23.500 delle quali (il 71%) a carattere non stagionale che andranno a favore di donne e giovani under 30.

Un riflesso diretto di questa realtà è il Rapporto 2014 «Io sono cultura - l'Italia della qualità e della bellezza sfida la crisi» elaborato da Unioncamere e Fondazione Symbola, in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura della Regione Marche, presentato all’Università di Macerata, nel corso del Festival delle Qualità Italiane. Secondo il rapporto, la filiera culturale e creativa italiana ha generato nel 2013, nonostante la crisi, il 15,3% del valore aggiunto nazionale, equivalente a 214 miliardi di euro.

Questo è il dato nazionale ma per la regione Campania i dati forniscono un quadro relativamente carente. L’industria della cultura campana produce il 4,4% del valore aggiunto, incidendo per il 4,5% sul mercato dell’occupazione. Con questi risultati la Campania si colloca al 13° posto nella graduatoria tra le regioni per la produzione di valore aggiunto e al 16° in quella per l’incidenza occupazionale. In sintesi, in riferimento al valore aggiunto e ai livelli occupazionali la Campania supera le altre regioni meridionali, mentre per quanto riguarda il totale della spesa turistica nelle regioni dell’Obiettivo Convergenza, la Campania è superata dalla Puglia e dalla Calabria.

Mentre nella graduatoria delle province italiane per incidenza del valore aggiunto del sistema produttivo culturale sul totale delle economie locali nelle province della Campania si nota uno stravolgimento geografico; Mentre Benevento ed Avellino si collocano al di sopra del tasso medio di incidenza nazionale (5,4%),  si nota che Salerno, Napoli e Caserta, pur dotate di un enorme patrimonio artistico e culturale con un forte potenziale attrattivo, non riescono a raggiungere il tasso medio di incidenza nazionale.  Da Notare che è il Centro ad utilizzare meglio le proprie risorse culturali con una produzione di valore aggiunto di 18,7 miliardi di euro, equivalenti al 6,2% del totale della locale economia. 

In riferimento alla posizione della regione Campania, il Presidente del Centro Studi ANCE SALERNO Antonio Lombardi, ha dichiarato: “I numeri ci dicono che non siamo capaci di ottimizzare e valorizzare le notevoli risorse artistiche e culturali di cui siamo in possesso nell’ottica di produrre ricchezza e posti di lavoro come, invece, riescono a fare in altre regioni anche meno competitive da questo punto di vista. La filiera delle varie industrie di tipo culturale risente della generale mancanza di visione strategica che caratterizza le Istituzioni della Campania. E’ una valutazione che investe tutti gli anelli delle competenze amministrative e gestionali, e che, nello stesso tempo, evidenzia un contesto poco favorevole alla crescita imprenditoriale anche in un ambito così strategico come quello dell’offerta culturale nel suo complesso. Mentre in altri territori hanno preso forma partenariati virtuosi di tipo pubblico/privato, noi rimaniamo indietro e, soprattutto, non cogliamo le ricadute positive che si potrebbero attivare. Ance Salerno sta valutando nei dettagli l’idea/progetto, da sottoporre alle Istituzioni competenti, relativa alla costituzione di una società a capitale pubblico/privato finalizzata alla gestione manageriale di eventi ed iniziative di alto profilo culturale nei siti di Paestum e Velia

La cultura è un settore chiave per l'Italia intera, cosi come notevole per il paese è l’effetto moltiplicatore del settore culturale; una ricchezza che produce anche lavoro. Per questo se la regione Campania vuole ripartire deve puntare sul potenziale umano e artistico che possiede e, soprattutto, deve cercare di investire sulla coesione territoriale e sulla ricerca in campo tecnologico per risultare competitiva a livello nazionale e internazionale.

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