Da Napoli arriva la “cravatta del ladro”

di Nicoletta Zampano

Presto avremo un bambino. Scherzi? No, avrò proprio un bambino me l’ha detto il dottore... sarà il mio regalo per Natale! Ma a me bastava una cravatta!” (Woody Allen)

Ho una mia idea buona sulle cravatte, un’idea popolare che risale ai racconti delle nonne, l’immagine “cravatta” mi raffigura nella mente un uomo dotato, mentalmente e psicologicamente e, non solo, un uomo d’affari di buon senso e ingegno, ma in alcuni casi, mi ricorda anche un artista blasonato, elegantemente vestito per una serata Vip.

Dizionario alla mano si legge a riguardo “Accessorio del vestiario maschile costituito da una striscia di tessuto variamente sagomata, che si annoda in diversi modi facendola passare sotto il colletto della camicia o avvolgendola attorno al collo”. Una buona espressione che rende il prodotto. Ma storicamente si dice che i primi a servirsi dell’oggetto principesco fossero dei soldati croati che stanziavano in Francia durante le guerre di Luigi XIV.  Tra l’altro nel seicento la cravatta si diffuse in tutta europa. Nei secoli XVII e XVIII la cravatta, di tulle e di pizzi, era destinata solo agli uomini e, così resta fino agli ultimi decennî dell'Ottocento, quando compare il “vestito tailleur per  signore” con cravatta al seguito.

 Non so, personalmente, se oggi questa moda femminile sia davvero “cool”, ma per molti autorevoli la donna in cravatta indicherebbe una “forte e cattiva ragazza dominante”, sogno nascosto di molti uomini. Sinceramente non trovo l’idea molto simpatica, ma sicuramente una donna in cravatta fa effetto sia a uomini che a donne. In Italia l'industria delle cravatte è decollata nel tempo e alimenta una forte corrente d'esportazione. A parte i tanti modi garbati e fantasiosi di annodarsi una cravatta al collo, le cravatte italiane variano tradizionalmente dal  papillon o cravatta a farfalla alla regate o cravatta lunga, ma non mancano il plastron, la cavallière o cravatta svolazzante, e la classica cravatta militare.

Anche Napoli conserva una cultura professionale delle cravatte, per tutti i gusti e i generi, che risale al lontano 1780. Anno principe in cui nacque la Maison Cilento nel cuore della città. “Dal 1820 la sede storica è in via Medina nel prestigioso Palazzo d'Aquino di Caramanico, progettato dall'architetto Ferdinando Fuga” La maison Cilento suggella nella memoria comune fascino, eleganza, stile sartoriale, tessuti ricercati e suggestioni “british” che nel tempo hanno contribuito alla fama del marchio. Tra le collezioni, in generale, ritroviamo settepieghe sfoderate e incappucciate, cravatte in lana, foulard, papillon, ascot, gemelli e orologi

 La filosofia conosciuta della maison M.Cilento 1780 parla da sé “Il piacere di indossare un capo artigianale, fatto a mano, con i migliori tessuti e filati”, filosofia che risuscita anche un morto. La boutique sartoria di via Medina è riconosciuta anche per le famose “settepieghe” che sono raccontate cosi “La sette pieghe è la forma più pura, la massima espressione della cravatteria. Viene costruita a mano, come un origami, piegando delicatamente sette volte il tessuto prima che sia cucito, secondo una lavorazione artigianale di antichissima tradizione” La storia degli origami perfetti rende al meglio la capacità stilistica e artistica della Casa napoletana e la collezione principesca contempla ben 40 cravatte che, ironicamente, presentano il lavoro di cuochi (con i cappellini da chef), giornalisti (con la penna stilografica), politici (con le urne), avvocati (con la toga), farmacisti (con micropillole) e perfino playboy (con i cuoricini). Cravatte di successo che hanno sbancato letteralmente il botteghino.

Tuttavia nel percorso aziendale ad ostacoli si è insinuata una piccola piega che può far scappare un sorriso ma, presa nella giusta misura, ci racconta la “realtà contemporanea” in cui vivono pacificamente “santi” e “peccatori” in questo rude mondo. La piega o piaga riguarda la famosa collezione dei 40 che contemplerebbe anche la “cravatta del ladro nei tre colori classici (rosso, blu e navy) e si distingue dal disegno di una pioggia di banconote e dalla classica immagine dell'omino con la benda nera bucata sugli occhi e il gruzzolo sulle spalle. Il rappresentante della Casa napoletana Ugo Cilento ha spiegato le ragioni di questa idea in modo semplice “perchè non bisogna mai perdere il gusto dell'ironia, anche di fronte ad autentici drammi come quello della corruzione. E poi vogliamo essere ottimisti e strappare un sorriso perchè ha da passà 'a nuttata”. Purtroppo la scelta aziendale sui ladri non è piaciuta molto e ne sono stati venduti solo un paio di pezzi per adesso.

Ora, tralasciando le questioni politiche e sociali che il nostro Paese sta attraversando, l’idea di una “cravatta anticorruzione” non è male, anzi è un grande bene. Che sia stata pensata nella nostra amata Napoli, a mio avviso, è ancora più geniale. Sinceramente sarebbe simpatico vederla indossata da un politico onesto per esorcizzare il male del secolo, piuttosto che sentire solo critiche su questa o quella scelta fatalmente sbagliata.

Certo è difficile che questo tipo di cravatta vada a ruba, ma mi immagino molti Milord inglesi intenti a farci un ordinativo silenzioso per poi scherzarci bonariamente in famiglia e cosi sdoganare finalmente l’idea che “l’occasione fa l’uomo ladro ma la buona ragione ne fa un uomo saggio

Fonte: www.cravattecilento.it

          www.cilento1780.com

 

Condividi su Facebook