Maurizio Vitiello intervista Mariacarla Rubinacci, autrice del romanzo

“La bambola sulla sedia”

 

 

Si ritorna a parlare del romanzo “La bambola sulla sedia” di Mariacarla Rubinacci (Statale 11 Editrice), presentato di recente a Capri dal critico d’arte Maurizio Vitiello. Il libro, che ha riscosso consensi presso pubblico e critica, è imperniato su due amiche, Gisella e Lidia che, dopo aver condiviso gli anni dell’adolescenza, si separeranno per poi ritrovarsi grazie a Chantal, top model e figlia di Gisella.

Riportiamo di seguito l’intervista di Maurizio Vitiello alla Rubinacci, scrittrice milanese trapiantata a Napoli.

Cosa ti ha spinto  a scrivere questo romanzo di vita  più che di formazione?

- Sono una persona interessata al mondo in cui sono immersa e da cui ricevo emozioni in sintonia con le mie corde. Sono incuriosita soprattutto dal cosiddetto “Pianeta Donna”, di cui riconosco la complessità e l’intensità del sentire. La capacità della donna di vivere i vari aspetti della vita è motivo per me di attenta osservazione: l’amicizia, l’amore, il dolore, la gioia, la tristezza, sono tutte emozioni che noi donne sentiamo in modo intenso. Nel libro ho affrontato il dramma dell’anoressia che affligge la società moderna, interpretando il disagio che scaturisce da una vita dove l’effimero è l’unica meta da raggiungere. Si discute tanto di una società fondata sull’apparenza, di mancanza di progetti da parte dei giovani, di “incertezza e insicurezza”  e di un’esistenza vissuta all’insegna del “carpe diem”. Ho raccontato una storia semplice e complessa, descritta con il trasporto e il rammarico di chi è stato testimone  di quello che è divenuto poi l’oggetto della narrazione.

Ci parli dei personaggi del libro?

- La figura centrale del romanzo è Lidia che è non è certo la bambola sulla sedia. Lidia è una figura caparbia, fedele all’intento di mantenere viva l’amicizia che fin da giovane la lega a Gisella, l’altro personaggio femminile della vicenda. Lidia non si arrende mai, nemmeno quando perde ogni traccia di Gisella, non la giudica e aspetta con fiducia un segno che le possa ridare la certezza di ritrovare l’amica.

Con questo personaggio ho rappresentato un tipo di donna pragmatica, animata da sentimenti semplici ma profondi: Lidia ambisce a diventare un’insegnante e a crearsi una famiglia con un compagno da amare e da cui ricevere amore e stima. Desidera, inoltre, coltivare l’amicizia con Gisella che rappresenta l’altra parte di sé. Gisella vede, invece, in Lidia la sua vera immagine non rivelata. Sono due donne antitetiche ma protese l’una verso l’altra, come alla ricerca di un’impossibile simbiosi.

Dove è ambientato il romanzo?

- La bambola sulla sedia” è ambientato a Milano, la cui frenesia si contrappone alla quiete lacustre di Como da cui provengono le due amiche. Ho scelto come location la Milano “da bere” degli anni ottanta, una realtà ricca di sfaccettature  in cui Lidia e Gisella tentano, riuscendovi, di attuare i loro sogni: l’inserimento nel mondo della scuola per Lidia, nell’ambiente frivolo della moda per Gisella. Il racconto è lo specchio in cui si riflettono il crescente coinvolgimento emotivo di Lidia e il travaglio interiore di Gisella.

Qualche progetto in cantiere?  

- Dalla mia prima esperienza letteraria del 2002 (il racconto lungo “Il covo di Villa Arzilla”, edito da Guida) ho tratto l’impulso a continuare. Coloro che mi hanno letto hanno sottolineato la mia capacità di osservare e cogliere con obiettività aspetti della quotidianità, individuando il piacere che provo nel mescolarmi alla gente, il bisogno di confrontarmi e condividere le emozioni altrui. Inoltre, riuscire a manifestare attraverso la scrittura i miei lati nascosti mi induce a proseguire in questo cammino non sempre facile. Tra i miei progetti c’è una storia, nuovamente incentrata su personaggi femminili, che narra di una madre la quale confida alla figlia un segreto che diventerà per lei la principale ragione di vita.

 

 

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