Se l’amore è libertà

di Emilia Varriale

Le parole verità, libertà e amore sono ricorrenti nel recente romanzo “Chi ha raccolto le conchiglie” di Mariacarla Rubinacci (LCE  Edizioni). Attraverso di esse si esprime il bisogno e l’esigenza di autoaffermazione della propria persona.

“Tre azioni, tre tappe, tre tentativi di sentirsi libera”, così scrive l’autrice. Il pensiero corre a Zarathustra che si sofferma sulle tre metamorfosi o fasi principali che la mente umana  oltrepassa nel processo della scoperta di sé.  La prima fase si identifica con il cammello che incarna i valori di umiltà, di obbedienza e adattamento alle circostanze, ovvero la capacità di soffrire. Nel deserto, per il cammello ha luogo una trasmutazione: lo spirito diventa leone che simboleggia l’obiettivo di diventare forti. Al leone non è ancora possibile “lavorare” in modo costruttivo, perché non è ancora capace di creare nuovi valori. Per ricreare i valori del mondo dominati dall’imposizione morale, il leone predatore deve diventare fanciullo e, in tal modo, ricominciare nuovamente da capo come in un gioco. Solo così l’uomo, scrollatosi dal peso di una morale falsa, può giungere alla vetta del suo cammino e ritrovare se stesso.

La storia delle due protagoniste, Sandra e Mara, affronta quel conflitto secolare, esistente tuttora, tra libertà di autoaffermazione e costrizione esterna che conduce inevitabilmente all’emarginazione.

Mariacarla Rubinacci si è inoltrata nei misteriosi labirinti in cui si intrecciano sentimenti e impulsi che non possono essere soffocati dalla razionalità.

Ha tentato di scoprire la verità celata dall’ipocrisia della società, esaltando l’Amore, sentimento senza limiti.

Distanti dal modello culturale predominante, molti gay e lesbiche sono spesso costretti a vivere in una solitudine annichilente che non di rado approda al suicidio.

Nel libro Sandra riesce finalmente a liberarsi dalla maschera che l’ha costretta a vivere nascondendosi. Una mano ha raccolto le conchiglie e ha riempito il barattolo. Ritornando con Mara ha lasciato che il cuore prevalesse sulla parte razionale di sé.

Con una prosa semplice ma incisiva, la Rubinacci ha saputo cogliere il mondo secondo una prospettiva inedita: dotata di una vista più acuta della gente comune, prigioniera delle convenzioni, il suo sguardo si è spinto oltre i limiti della realtà visibile per coglierne l’essenza segreta, introducendoci negli abissi della verità.

 


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