IL PREMIO NAPOLI NEL CUORE DELLA CITTA'

di Antonio Tedesco

 

Si è chiusa sabato cinque novembre la 57^ edizione del Premio Napoli, che anche quest'anno è stato  assegnato a sei scrittori divisi come sempre in due terne, tre per la sezione italiana e tre per quella straniera. La giuria tecnica, composta da quindici giurati, ha selezionato per la letteratura italiana, Le rondini di Montecassino, di Helena Janeczek, Di vita si muore di Nadia Fusini, Fuoco su Napoli di Ruggero Cappuccio, premio speciale a Maria Grazia Calandrone per il libro di poesie Sulla Bocca di Tutti. Per le letterature straniere, invece, il premio è andato a Paul Auster per Sanset Park, Joe Sacco per Gaza 1956, una graphic novel, e Georges Didi-Huberman per Come le lucciole. Una politica della sopravvivenza. Premio speciale al poeta Yves Bonnefoy per la sua raccolta intitolata, appunto, L’Opera Poetica.

Tra questi la giuria popolare, composta dai numerosi comitati di lettura presenti sia in Italia che all’estero ha scelto i due libri dell’anno, uno per ogni sezione, che sono Sanset Park di  Paul Auster e Fuoco su Napoli di Ruggero Cappuccio.

La manifestazione finale si è svolta in un luogo quanto meno inusuale, ma dotato, proprio per questo, di una forte valenza simbolica, il Deposito dell’ANM di via Bernardo Tanucci. Una rimessa di autobus del servizio pubblico, luogo che rimanda, anche in maniera concreta e materiale, al “movimento” (la famosa “mobilità urbana”) all’interno della città. E proprio “letture in movimento” è la definizione che ha accompagnato il mese che ha preceduto la data della premiazione che è stato, come già gli altri anni, denso di appuntamenti il cui scopo principale è sempre quello di portare libri e autori provenienti da ogni parte del mondo fuori, nelle strade e nei luoghi della città.   

La Fondazione Premio Napoli, sotto la direzione di Silvio Perrella sta seguendo in questi ultimi anni un percorso di riscoperta e valorizzazione del territorio della città stessa. Partendo dall’intuizione che Napoli è come un piccolo universo che contiene a sua volta tanti piccoli mondi: i  quartieri in cui si suddivide, conchiusi in sé, quasi autosufficienti e dotati ognuno di proprie peculiari caratteristiche. Identità specifiche che tutte insieme sommate concorrono a formare quella più generale identità complessiva che denota la città intera. Che non a caso  è un’identità sfaccettata, multiforme, molteplice e, nella sua essenza profonda, inafferrabile.

Il Premio Napoli sta esplorando uno a uno questi quartieri-mondo, dedicando alla conoscenza più approfondita di ognuno di essi le sue ultime edizioni. Guida fondamentale di questo itinerario cittadino è L’Atlante della Città Storica, il prezioso lavoro di Italo Ferraro che da anni sta compilando la mappa dettagliata dei quartieri della città, ricostruendone origini e sviluppo. Lavoro questo che meriterà di essere trattato in maniera più approfondita e dettagliata in una prossima occasione.

Si è cominciato esplorando i quartieri centrali di Napoli, quelli che formano il suo cuore storico. La Sanità nel 2008, Pizzofalcone l’anno successivo, Montesanto nel 2010.

Quest’anno è stata la volta dei Miracoli. Il cuore del cuore, in un certo senso. Quartiere di vasta estensione che va dalla terra dell’Orto Botanico, come fa osservare nell’introduzione al catalogo il presidente della Fondazione Silvio Perrella, fino a proiettarsi verso il cielo con L’Osservatorio Astronomico di Capodimonte.

Senza dimenticare le visite alle carceri cittadine, dove gli scrittori vanno ad incontrare i detenuti che partecipano ad appositi comitati di lettura, che sono diventate, ormai, una importante consuetudine del Premio.

Coerente con la sua vocazione originaria, il Premio Napoli si propone, quindi, di promuovere la conoscenza della città servendosi dei libri come strumento di penetrazione nel tessuto sociale della stessa. Portando, cioè, nei luoghi prescelti la parola e l’opera degli scrittori. Un modo, questo, per segnare in maniera nuova e diversa il territorio. Un seme, un gesto di fiducia. Finalizzato a restituire al territorio stesso quella dignità culturale che viene da stratificazioni antichissime di esperienze di tradizioni, di cultura popolare viva e palpitante. E i luoghi sembrano rispondere. Dimostrandosi,  prontissimi ad accogliere le sollecitazioni più disparate che giungono dagli scrittori ospiti, provenienti da ogni parte del mondo, e dalle loro opere. Uno scambio proficuo, perché anche gli scrittori attingono molto dalla città, in una manifestazione di reciprocità che conferma la vocazione universalistica che Napoli da sempre porta in sé.

Questo contatto, questo scambio,  avviene creando un movimento attivo dentro e intorno al quartiere o alla zona prescelta. Le passeggiate alla riscoperta di luoghi che sono diventati davvero marginali nella geografia della città come le Salite Miradois e Moiariello, tipici percorsi che uniscono la parte “bassa” a quella “alta” di Napoli, ne sono un felice esempio.

Come anche le visite alla Torre di Palasciano o allo stesso Osservatorio Astronomico di Capodimonte. Un modo originale per avvicinare la città ai libri. Dimostrando a tutti che la letteratura, l’arte, la scrittura, non sono qualcosa che sta arroccato in un altrove, ma vivono e respirano ogni giorno con i luoghi e tra la gente.

 

 

8 novembre 2011

 

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