COMICON 2012 – TRA LETTERATURA E FUMETTO

di Antonio Tedesco

 

Ciò che colpisce il visitatore del COMICON (Il Salone Internazionale del Fumetto, la cui XIV edizione si è tenuta a Napoli dal 28 aprile al 1° maggio, alla Mostra d’Oltremare) è l’atmosfera di festa, vivace, colorita, per molti versi anche simpaticamente chiassosa, che lo pervade.

Il fumetto è arte giovane e vivace che si contamina volentieri con altre espressioni artistiche più antiche e consolidate (tema di quest’anno è, appunto, fumetto e letteratura) conservando però la sua freschezza, la sua originalità e soprattutto la sua peculiarità. Che non è solo quella di narrare una storia o mostrare un evento attraverso le immagini disegnate, ma soprattutto quella di filtrare tali narrazioni attraverso la specifica sensibilità del disegnatore. Sensibilità che si manifesta essenzialmente nel “tratto”, in quel tocco particolare (della matita, nella disposizione del colore ecc.) che rende ogni testo e ogni disegnatore, unico e originale nell’espressione della sua arte.

Il fumetto diventa quindi, principalmente, un’interpretazione. Un’interpretazione del mondo (di una sua specifica visione) attraverso le storie, i generi, i soggetti di qualunque tipo che vengono rappresentati.

La forza di questa interpretazione espressa attraverso il disegno – che nel caso del fumetto è particolarmente complesso, perché prevede la costante ricerca di una forma adeguata che si esprime anche attraverso una “messa in quadro” che diventa a sua volta un modo espressivo – stimola fenomeni  di identificazione e di aggregazione. L’ampio e variegato mondo dei lettori di fumetti cerca, e spesso trova,  proprio in queste forme di espressioni grafiche, affinità con il proprio sentire, con le proprie visioni della realtà che spesso (in una contraddizione solo apparente) passano per le più audaci e imprevedibili forme del fantastico.

Ecco, allora, che il popolo del COMICON sembra quasi voler entrare in questo mondo dove i (di)segni esprimono una realtà allargata, capace di lasciare spazio alle fughe più audaci e selvagge della fantasia, e vivere questa dimensione dall’interno, in barba alla incombente e soffocante routine quotidiana.

Il fumetto si manifesta, quindi, come spazio di libertà assoluta, come luogo di identificazione ed espressione di sé che spinge molti giovani e giovanissimi a rivivere e a riprodurre attraverso costumi e travestimenti, a volte solo accennati, altre volte sofisticati e sapientissimi, i mondi e le immagini dei loro eroi di carta. Questa riproduzione nel reale di ciò che è stato concepito come fantastico avviene attraverso la diffusa pratica denominata COSPLAY, che ha avuto origini in Giappone tra gli appassionati di manga, ma che si è presto diffusa anche in Occidente.

Ed è proprio questo processo inverso  di appropriazione e riproduzione del fantastico (questo lasciare che il mondo “reale” venga invaso e per certi versi purificato, da elementi  che provengono dal mondo “altro” del fumetto) che risiede uno dei tanti motivi di fascino di manifestazioni come il COMICON.

Il tutto, poi, è calato in una cornice di stand coloratissimi, dove il fumetto viene declinato in tutte le sue possibili varianti e arricchito da una quantità incredibile e fantasiosa di oggetti e di gadget che a quel mondo si ispirano.

Quest’anno il COMICON festeggiava tra l’altro, i cinquant’anni dalla nascita di Diabolik.

Per finire, si raccomanda con particolare riguardo al visitatore non più giovanissimo il settore dell’antiquariato, dove si possono vivere autentiche emozioni ritrovando negli antichi fumetti degli anni Sessanta, Settanta, Ottanta, le pulsioni e gli slanci che hanno nutrito gli itinerari fantastici della nostra giovinezza.

 

Maggio 2012

 

 

Condividi