DAL SALON PARISIEN ALLA PARTENOPE FILM

Storia della Cinematografia Napoletana

1^ puntata

 

di Antonio Tedesco

 

Fin dagli albori il cinema ha manifestato senza remore la sua spiccata vocazione ad essere soprattutto spettacolo popolare.  I primi spettatori che correvano ad affollare le sale di proiezione appartenevano al popolino di poche pretese e scarsi snobismi culturali. Un pubblico, insomma, più aperto e disponibile ad abbandonarsi alla "meraviglia" dello spettacolo cinematografico.

I primi prototipi di sale cinematografiche (detti semplicemente: cinematografi) si fanno risalire ad anni a cavallo tra la fine dell'ottocento e i primi del novecento. Queste sale, spesso più vicine ai baracconi da fiera che ai teatri di varietà che imperversavano in quegli anni, puntavano proprio sullo stupore e sulla meraviglia che la nuova tecnologia sapeva esercitare specie sulle fasce più sprovvedute di pubblico. Non a caso sono le più classiche figure di imbonitori e di "operatori da fiera" ad essere legate alla comparsa e alla diffusione delle prime sale napoletane.

Da Menotti Cattaneo, un ex llusionista, che intuì perfettamente le potenzialità fantastico-ipnotiche del cinema e che, appunto, attirava con metodi da imbonitore fieristico il pubblico nelle sue sale-baraccone, al pazzariello che invitava gli spettatori nella sala aperta da Mario Recanati nella elegante Galleria Umberto. Proprio quest'ultima sala, sia pur con minime discordanze di date, collocabili a secondo delle fonti tra il 1896 e il 1898, è stata riconosciuta dagli studiosi come il primo cinematografo napoletano.

Il prezzo per accedere alle proiezioni era basso. Dieci centesimi erano alla portata di tutti. E così furono soprattutto nullafacenti, sfaccendati e perdigiorno a infoltire le prime, embrionali, platee di quello che qualche decennio più tardi sarebbe diventato il "pubblico cinematografico".

La novità funzionava. La risposta "al botteghino" fu pronta e immediata. Il cinematografo si rivelò un buon investimento. Menotti Cattaneo moltiplicò le sue sale-baracca. Da via Foria e via Poerio, a Napoli, arrivò con gli anni a estendere la sua attività anche in altre parti d'Italia aprendo sale a Bologna e poi a Torino. E così, anche Mario Recanati, che aveva vissuto a lungo negli Stati Uniti assorbendone una certa mentalità imprenditoriale dinamica,  vide premiato il suo coraggio di pioniere, e dopo il successo ottenuto dalla sala da lui aperta alla Galleria Umberto, allargò la sua attività ad altri settori legati alla produzione e alla commercializzazione di strumenti e materiali cinematografici.

A questi personaggi che per primi si cimentarono con le possibilità offerte dal nuovo mezzo espressivo và riconosciuta un'intraprendenza e un'inventiva fuori dal comune. Se alcune loro iniziative fanno sorridere lo smaliziato spettatore contemporaneo, è innegabile che le stesse, insieme ad altre felicissime intuizioni, vadano lette come i primi passi, spesso faticosi e percorsi al buio, di quel complesso connubio tra arte, spettacolo e industria che, con l'invenzione del cinema, si affacciava al nuovo secolo.

Menotti Cattaneo, forse tra i primi, sperimentò la sonorizzazione, nel tentativo di superare l'hendicap del diffuso analfabetismo. In alcune sue sale attori muniti di megafono, posti al lato del telo di proiezione, leggevano le didascalie che accompagnavano la proiezione.  Cattaneo era un vulcano di idee e di trovate che andavano dal riciclaggio in chiave pubblicitaria della pellicola diventata inutilizzabile, alla pubblicazione di una delle prime riviste cinematografiche napoletane, il settimanale La Lanterna,  il cui primo numero è datato 22 settembre 1907.

Il cinema, insomma, si rivelava un buon affare. Nei primi anni del secolo le sale cinematografiche si moltiplicavano rapidamente. Questa circostanza incoraggiò qualcuno a tentare di ritagliare uno spazio d'élite anche per quella che si era connotata, dapprima, come una forma di spettacolo decisamente popolare. Fu Leonardo Ruggieri ad aprire per primo, nel 1905, una sala che avesse caratteristiche diverse da tutte le altre.  Situata nella centrale Piazza Muncipio, ambiente accogliente, elegante, raffinato, prezzo d'ingresso alto, proiezone di pellicole selezionate. Un nome altisonante come Salon Parisien. E un'altra fetta di pubblico, quella aristocratica e altoborghese, più recalcitrante alle novità, fu conquistata al cinema. Al Salon Parsien si unì ben presto il Salon de Gaité, in via De Pretis, e le due sale, in breve, si consorziarono sotto il nome di Cinematografi Riuniti. Un'etichetta che si offriva come una sorta di garanzia e di marchio di qualità per un pubblico dai gusti più snob e sofisticati.  

Parallelamente alle sale sorgevano le prime società di produzione.

Quella dei Fratelli Troncone fu la prima, vera società di produzione cinematografica napoletana, e la sua nascita viene datata intorno al 1906-7. La "Manifatture Fratelli Troncone" aveva la sua sede in Piazzetta Nilo. Qui si facevano le riprese, si sviluppava e si stampava la pellicola. Qui ha esordito una grande diva del muto, Francesca Bertini, in un film comico-satirico intitolato Marito distratto moglie manesca, diretto da Vincenzo Scarpetta, che non disdegnava di cimentarsi di tanto in tanto con il nuovo mezzo espressivo.

Il cinema degli esordi si muoveva, come si direbbe oggi, tra cronaca e fiction. La meraviglia dell'immagine in movimento era ancora forte e, per certi versi, autosufficiente. Molte delle prime produzioni erano semplicemente riprese "dal vero" di fatti di cronaca o dI costume. Così il primo vero successo dei Fratelli Troncone, quello che diede lo slancio definitivo alla loro avventura produttiva, fu costituito proprio da una ripresa "documentaristica" che mostrava la forte eruzione del Vesuvio avvenuta nel 1906. La pellicola, che ebbe vasta eco e suscitò molta impressione, fu richiesta dovunque, anche all'estero.

Con alterni esiti di qualità, stando alle notizie ricavate dagli studiosi sulle fonti d'epoca, l'attività dei Fratelli Troncone, nel giro di pochi anni, si sviluppò e si ingrandì.

Abbandonato il cortile di Piazzetta Nilo fu costruito un vero e proprio teatro di posa al Vomero e la loro società di produzione divenne, nel 1909, la Partenope Film.

 

Box - Riviste e periodici cinematografici a Napoli

 

All'inizio fu il Tirso cinematografico. Un'appendice della rivista teatrale Il Tirso, pubblicata a Napoli, che fin dal 1904 ospitò notizie e programmazioni cinematografiche. Fu il primo periodico di cinema italiano.

Il fenomeno dei periodici e delle riviste cinematografiche si sviluppò parallelamente al cinema stesso. Napoli ne fu per molti anni una sorta di epicentro editoriale, raggiungendo la massima concentrazione di pubblicazioni nel quinquennio 1907-1912.

Il Cinematografo, La Lanterna, Lux, il Bollettino fonografico e cinematografico, sono solo alcune tra le molte testate scrupolosamete elencate in Cinema popolare napoletano, volume edito dalla Cineteca Altro in occasione della Rassegna sul Cinema Muto Napoletano tenutasi, nella stessa Cineteca, nel 1976.

L'iniziale prevalenza napoletana venne col tempo riassorbita e ridimensionata dallo sviluppo che l'editoria di settore ebbe su scala nazionale. Resta, però il rilievo di questa fioritura ancora una volta pionieristica che si ebbe a Napoli ad ulteriore riprova del vitalismo cinematografico che si era diffuso in città. Specie se si considera il fatto che questi periodici erano per la gran parte strumenti tecnici che si rivolgevano principalmente ad esercenti ed operatori del settore. In questo senso essi testimoniano soprattutto la vivacità dell'industria e del mercato cinematografico di quegli anni.  Una sorta di new economy ante litteram se si considera l'originalità delle iniziative e degli investimenti che il cinema richiedeva e il buon esito ottenuto da alcuni imprenditori che per primi si avventurarono coraggiosamente su questa strada.  

Antonio Tedesco  - Nov 2000 - Cineteca napoletana - Miglioramenti  

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