NAPOLI  ATTRAVERSO IL CINEMA

     

42^ ed ultima puntata

LA CITTA' NELLO SPAZIO E NEL TEMPO  

Napoli 24 di autori vari

Napoli, Piazza Municipio  di Bruno Oliviero  

di  Antonio Tedesco

I luoghi, le facce, i suoni, le voci. Tutto è pieno di storia. Echi, rimembranze antiche che risuonano nel presente. Per una città che è magma, intreccio di passato e futuro. E a cui, forse, è stato rubato il presente. Un presente che è sempre rigurgito di un prima e speranza di un dopo. E mai, o quasi, è qui e adesso. Il cinema guarda, registra. Coglie queste ombre che vengono da lontano e vanno chissà dove, quasi senza fermarsi. Lancia sguardi trasversali e a volte anomali sulla città. Come succede in Napoli 24, una produzione Indago Film e Teatri Uniti del 2012, un film collettivo dove ad un gruppo di ventiquattro registi viene chiesto di esprimere in tre minuti la propria idea, la propria immagine di Napoli. Ne viene fuori un'opera composita, ineguale, immaginifica e documentaristica, poetica e triviale, quasi ventiquattro istantanee in cui gli innumerevoli volti della città si incrociano e si sovrappongono in un magma di stili e di modi del rappresentare che forse in sé, a prescindere degli esiti singoli più o meno riusciti, esprime questa “sola moltitudine”, questo inestricabile groviglio che definisce la città nelle sue innumerevoli sfumature. Dal ritmo che percorre i vicoli, scandito dal bastone bianco di un cieco in Battiti d'occhio, al Naufragio, in un mare che non sempre può essere amico, al Miracolo, ad opera, ovviamente, di San Gennaro, come rito popolare radicato nel cuore della città, ad un Omicidio, che avviene fuori campo, descritto solo dai suoni, quasi echi lontani che si amalgamano ai rumori della strada, ai Neoborbonici, nostalgici di un'altra Napoli, un pezzo di storia proiettato nel presente, ennesima dimostrazione di un passato che non passa, a conferma che forse quel passato e il futuro formano qui un eterno, inafferrabile, presente. E ancora, al My Madre, il museo d'arte contemporanea di via Donna Regina, dove giocando con le parole si rappresenta una madre repressiva ed un'arte liberatoria, fino alla rappresentazione di un matrimonio in una comunità Rom, nel segmento Oggi sposi, e al festoso compleanno di un centenario celebrato da tutto il quartiere,  per riferirci soltanto ad alcuni dei  tasselli di questo mosaico armonico e dissonante allo stesso tempo, impossibile eppure reale, realizzato da questo manipolo di registi napoletani (più o meno noti e che qui sarebbe troppo lungo elencare) che si lanciano, armati di macchina da presa, nel cuore pulsante della città.

Uno sguardo più diretto e uniforme è invece quello di Bruno Oliviero autore di Napoli, Piazza Municipio (2008), un bel documentario che si incentra su quello specifico luogo della città ma sempre per creare un ponte, un arco che parte da lontano nel tempo, e si dirige chissà dove. Piazza Municipio che si apre sul mare, sul porto, su quello che storicamente è stato l'accesso più importante della città, un luogo che in qualche modo ne è la sintesi, che la rappresenta tutta. Non a caso il regista la presenta arrivando dal mare, a bordo di una grossa nave da crociera che trasporta turisti in parte affascinati dalla città e in parte distratti dalle attività ricreative offerte a bordo. Ne segue alcuni che scendono a terra e si inoltrano nella visita dei luoghi. Crea paralleli con altri sbarchi, altre partenze, quelle degli immigrati oggi e degli emigranti un tempo. Richiama la presenza degli Angioini testimoniata dal famoso Castello, rende conto della complessa vivacità della piazza, un tempo ritrovo di venditori abusivi, quando i militari americani sbarcavo in libera uscita da corazzate e portaerei, presenta il mercato dei fiori che si tiene all'alba, la “residenza” del governo cittadino simboleggiato dal Palazzo del Municipio, e la perenne protesta che vi bivacca di fronte testimoniando il disagio, sempre vivo in città, dei senzatetto e dei senza lavoro. Ma soprattutto ripercorre ancora una volta quell'arco tra passato e futuro che qui sembra essere forte più che mai. Grazie infatti agli scavi per un progetto avveniristico come quello della nuova metropolitana sono stati effettuati ritrovamenti archeologici che comprovano in quel luogo la presenza di un porto di epoca romana (I Secolo a.c.). Agli ingegneri e agli operai che lavorano per organizzare il futuro si mescolano, allora, gli archeologi che operano, invece, per ricomporre le fila del passato. Tutto, ancora una volta, senza soluzione di continuità. Tutto che vive e convive allo stesso momento nello stesso luogo. Oliviero coglie le facce, i suoni le parole. Fa parlare le pietre, in un certo senso. Quelle antiche e quelle recenti. Registra e monta senza interferire, sicuro che la città, e quel suo luogo in particolare, sappia raccontare da sé la sua storia.

 

Ma giunti all'ultima puntata di questa rubrica, consapevoli che la narrazione su Napoli (e di Napoli), cinematografica ma non solo, non può essere interrotta, non possiamo non segnalare, seppur rapidamente, i film più recenti che alla città si ispirano, alcuni non ancora distribuiti, altri circolati solo nei festival o in circuiti più ristretti. Con L'amministratore, presentato all'ultima edizione del Festival Internazionale del Film di Roma, il regista Vincenzo Marra tallona la vita stessa. Segue passo passo, con quel pudore e quella sensibilità per il quotidiano ed il reale che gli sono congeniali, le giornate lavorative dell'avvocato Umberto Montella, amministratore di un gran numero di condomini sparsi in ogni zona della città e riferibili ad ogni strato sociale. Un tuffo nella quotidianità vera, nella vita che si respira ogni giorno in una Napoli che pulsa e soffre, generosa e meschina, tragica e ironica, che va avanti nonostante tutto, piena e intensa, tanto da assurgere ancora una volta a simbolo di un intero Paese, e luogo deputato della più varia umanità.  Con Enzo Avitabile Music Life, invece, torniamo nel territorio della musica, in quel regno dei ritmi e dei suoni che già, come abbiamo visto in una puntata precedente, aveva affascinato un famoso attore-regista americano come John Turturro, e che adesso conquista un altro grande esponente del cinema d'oltre oceano, Jonathan Demme, anch'egli appassionato di musica, che però concentra il suo sguardo su un solo, ma rappresentativo esponente della musica napoletana contemporanea. Enzo Avitabile, appunto, che segue in esibizioni e concerti, e racconta nella sua vita di tutti i giorni, nel quartiere di Marianella, dove è nato e tutt'ora vive, del suo essere così radicato in quel luogo, e nella tradizione culturale e musicale napoletana, da riuscire grazie a questo ad essere veramente universale. Ancora dei personaggi e una vicenda che hanno a che fare con la musica, ma in tutt'altra

maniera, in Song'e Napule, dei Manetti Bros, la coppia di fratelli-registi romani, noti per la loro spiccata propensione alle narrazioni pulp, che si cimentano in questo ironico noir ambientato nel mondo della musica neomelodica, dove un improbabile e raffazzonato agente di polizia viene infiltrato in una band di neomelodici, appunto, sospettata di avere collusioni con la malavita. Finendo con lo scoprire, così, un universo che gli era sconosciuto e uno stile di vita che non si sente affatto di disdegnare.  E per concludere è doveroso citare un film di animazione interamente prodotto e ambientato a Napoli, L'arte della felicità (2013) di Alessandro Rak, dove la città rappresentata, e raccontata attraverso gli occhi di un tassista che vive quasi esclusivamente nella sua autovettura, è cupa, piovosa, degradata, insomma tutt'altro che felice all'apparenza, ma che fa, nonostante tutto, da spunto ideale per un discorso, anche filosofico, su questo controverso e inafferrabile sentimento.

E con questo possiamo davvero concludere dicendo che il cinema continua a manifestare un'affinità, una sintonia particolare con Napoli, che lo stimola a mettere in campo tutte le sue risorse, tutti i suoi linguaggi, a esprimersi in tutte le sue possibili sfumature.  Quasi una simbiosi, destinata ancora a durare nel tempo. Perché se il cinema ha bisogno di raccontare, Napoli è una città che vuole essere raccontata. Una città che vive (soprattutto) nella narrazione di sé stessa.

 

Gennaio 2014

 

 

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