NAPOLI ATTRAVERSO IL CINEMA

23^ Puntata

“Quanno 'o guappo era nu rre” 
La Napoli “crepuscolare” di Mario Merola

 

 

di Antonio Tedesco

 

Se, come abbiamo visto, Pasquale Squitieri con Camorra e I Guappi realizza dei film che, sfiorando la denuncia sociale e la rievocazione storica, privilegiano, alla fine, il cinema d'azione, Mario Merola, specie nel suo lungo sodalizio con il regista Alfonso Brescia e il produttore Ciro Ippolito, si attesta, invece, su di un altro campo. Quello, cioè, che rielabora in chiave cinematografica moderna i principi fondanti della sceneggiata. Passati attraverso l'ottica del poliziesco anni Settanta, prima, e recuperandone, poi, in una fase successiva, i classici contenuti melodrammatici e sentimentali.

Il primo ciclo di film che ha avuto per interprete Mario Merola sembra, per certi versi, porsi proprio sulla scia del dittico di Squitieri, traducendone, però, gli elementi portanti in chiave ancor più facilmente accessibile, per attestarsi, infine, sulla linea di una immediata ed estremamente semplificata tendenza della cultura popolare napoletana. Le citazioni e i riferimenti a quelle due pellicole sono in molti casi del tutto evidenti, in più si aggiunge il tema del contrabbando di sigarette che assume, in alcuni di questi film, le connotazioni quasi romantiche di un espediente “creativo” per la sopravvivenza. I titoli sono già, di per sé, molto indicativi. Si va dall'esordio di Merola con Sgarro alla camorra, diretto da Ettore Maria Fizzarotti nel 1973, e si prosegue con L'ultimo guappo (1978), Napoli... serenata calibro nove (1979), Il mammasantissima (1979), Napoli... la camorra sfida, la città risponde (1979), I contrabbandieri di Santa Lucia (ancora 1979), questi ultimi tutti diretti dal fido Alfonso Brescia. Il mammasantissima, in particolare, si direbbe quasi un remake in chiave contemporanea de I Guappi di Squitieri. Alcune citazioni sono evidenti, come la “vestizione” mattutina del protagonista (ovviamente il “mammasantissima” Mario Merola), molto accurata, quasi un rito, assistito dalla governante che gli consiglia la cravatta e gli esprime sincera ammirazione per l'ostentata eleganza, così come avveniva per Fabio Testi nel film di Squitieri, nella sequenza di presentazione del personaggio. Così come pure da quel film sembra mutuata la battuta sulla fatica quotidiana di essere “guappo” (o “mammasantissima” che dir si voglia) e sostenere sempre, senza cedimenti, il ruolo di “uomo d'onore”, dispensatore a suo modo, di giustizia e di equilibrio sociale nel vicolo o nel quartiere di competenza. Ma nei film di Merola è espressa pure la raggiunta consapevolezza della vanità che va assumendo questo ruolo, del fatto che ormai perda sempre più il suo senso originario, perché “i tempi sono cambiati”. Quasi una nota di malinconia che attribuisce, però, al personaggio una sorta di valore aggiunto, quasi una versione nostrana e strapopolare del cavaliere senza macchia e senza paura, votato alla sua missione, pur sapendo che intorno a lui il mondo non è più lo stesso. Ciò che esprimono essenzialmente questi film è la nostalgia per una Napoli che non esiste più, ma che è ancora viva nella memoria e nel cuore del popolo. La figura idealizzata del “guappo” , che agisce al di fuori della legge, ma mosso ugualmente da sentimenti di giustizia sociale, dotato di una sua morale e di una certa saggezza, oltre che di determinazione e di carisma, è, di quella specifica cultura popolare, una delle icone più rappresentative. Egli, senza esitare, raddrizza torti, punisce avidi usurai che affamano la povera gente, dirime le controversie che sorgono nella sua “zona”, consiglia ai ragazzini di studiare per costruirsi un futuro onesto.  Una sorta di Robin Hood metropolitano che piace alle folle, anche se ben pochi riscontri trova nell'esperienza quotidiana della città.

In questo primo ciclo di film da lui interpretati, che, genericamente possiamo dire, sono ispirati al filone malavitoso, Merola si propone quasi come icona, immagine simbolo della città, o meglio di quella parte del suo popolo che meglio rappresenta l'aspetto più immediato e verace, ma anche più scontato, della napoletanità. Si conquista, comunque, un vasto seguito che riguarda ampi strati sociali, proponendosi come fenomeno culturale e spettacolare non certamente trascurabile. Sembrano, in questo senso, avere qualcosa di programmatico i titoli di testa del suo film d'esordio, Sgarro alla camorra, che scorrono sul suo personaggio che, uscito dal carcere (anche Camorra di Squitieri iniziava con la messa in libertà del protagonista interpretato da Fabio Testi) cammina per la città attraversandone i luoghi tipici (dal lungomare a Porta Capuana, da Piazza Municipio a Piazza del Gesù) e respirandone, visibilmente soddisfatto, l'aria da uomo libero. Quasi una presa di possesso da parte di quel personaggio, che con poche varianti interpreterà in cinque o sei film, della “sua” città e, perché no, della “sua” gente.

In quegli stessi anni Pino Mauro, anch'egli cantante-attore, è protagonista di alcuni film (Onore e guapparia, del 1977, I guappi non si toccano, del 1978) che si muovono sulla stessa falsariga di quelli di Mario Merola. Anche qui, in maniera più o meno consapevole, si “canta” (in senso proprio e figurato) di un mondo che sta finendo, o che, probabilmente, è già finito, e del quale, nella figura “dell'uomo d'onore”, sopravvivono tracce tanto nostalgiche quanto anacronistiche. Di tale figura Pino Mauro impersona una versione più trucida, per certi versi più “impostata”, nel fisico come nell'abbigliamento, adornata da quelle sue pettinature che sembrano scolpite, tipiche di una certa moda degli anni Settanta. Non possiede quella comunicativa familiare e ultrapopolare di Merola, ma ha un suo seguito di fans non certo indifferente. Anche nei suoi film il contrabbando di sigarette è una risorsa di sopravvivenza del popolo, ma la “polverina bianca” incalza e presto sconvolgerà gli equilibri. Anche se in Onore e Guapparia, il suo personaggio, don Gennaro Esposito, si erge come l'ultimo dei titani perché “l'onesta attività” dei contrabbandieri non venga contaminata da quella “sporca polvere”.

Ma è ormai evidente che, sia i guappi interpretati da Merola che quelli impersonati da Pino Mauro, sono “gli ultimi bagliori di un crepuscolo”. Insieme ai tempi cambiano i valori. I modelli di riferimento si modificano. E più che l'onore potrà la Celebrità. Senza troppi fronzoli. Basterà Un jeans e una maglietta.

Il caschetto biondo di Nino D'Angelo incombe.

 

Maggio 2013

 

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