NAPOLI ATTRAVERSO IL CINEMA

20^ Puntata

LO SFREGIO
Le mani sulla città di Francesco Rosi

di Antonio Tedesco

 

Le mani sulla città traccia una parabola. Definisce un punto cruciale nella storia, non solo di Napoli, e guarda con lungimiranza attraverso le nuove prospettive che si aprivano in quegli anni. Se ne La sfida, come abbiamo visto alcune puntate fa, si determina l'evoluzione del sistema camorristico che da fenomeno “rurale” si trasferisce in città, dove nuove economie e nuovi interessi vanno sviluppandosi, con questo altro film di Rosi, girato nel 1963, si delineano gli orizzonti politici, sociali e affaristici che favoriranno (per non dire che addirittura auspicheranno) l'attecchire di quel fenomeno malavitoso.

Non sono, quindi, le strutture camorristiche ad aprirsi autonomamente la strada. Queste arriveranno dopo e prospereranno su un'idea di sviluppo economico e sociale fondato essenzialmente sull'interesse privato e sulla speculazione. Ed è proprio questo che Francesco Rosi vuole principalmente  esprimere con la sua opera, che segna veramente il passaggio di un'epoca. E attraverso la quale delinea le coordinate di quella voragine morale, politica ed economica in cui, per molti versi, stiamo ancora oggi precipitando. E come a rendere più evidente e ineluttabile questo processo, nel film si rappresenta una sorta di vera e propria aggressione da parte di ciò che è considerato “nuovo” e moderno rispetto a quello che invece sembra vecchio e superato, e che viene, quindi, scalzato e messo da parte senza troppi complimenti. Le mani sulla città comincia con una esposizione, per così dire, teorica, dove Eduardo Nottola, imprenditore edile, consigliere comunale e, in definitiva, come si direbbe oggi, faccendiere, esprime ad un gruppo di affaristi e notabili i vantaggi di una espansione edilizia massiccia e indiscriminata, che superi, anzi anticipi, gli eventuali limiti che un Piano Regolatore, in quel tempo ancora in divenire, potrebbe porre. Dopo di che il film passa subito a mostrare le prime, immediate conseguenze di questa scelta. L’equilibrio sociale e abitativo, fatiscente sicuramente, ma antico e a suo modo consolidato, viene sconvolto dal “nuovo che avanza”. Gli scavi per la costruzione di un nuovo edificio (siamo nei quartieri a ridosso della Via Marina), provocano il crollo di un vecchio palazzo con relative vittime. L’occasione si presenta favorevole per gli speculatori che, lontano dal fare un “mea culpa”, pretendono e ottengono dagli organismi politici e amministrativi, lo sgombro dell’intera zona, considerata a rischio. Quello che nasce come un dramma per la fitta popolazione di quei luoghi, si trasforma in una preziosa opportunità per gli speculatori stessi.

Il film procede analizzando accuratamente (la sceneggiatura è dello stesso Rosi e di Raffaele La Capria) i meccanismi politici, burocratici ed economici attraverso i quali questa idea di espansione edilizia selvaggia si impone e si diffonde. Eduardo Nottola (interpretato da Rod Steiger), nel cui ufficio è visibile una grande pianta della città che occupa un’intera parete, come fosse territorio di conquista alla mercé di una complessa strategia militare, è un paradigma, un personaggio connotato da quei segni particolari (ambizione sfrenata, avidità, mancanza di scrupoli) ai quali, dai primi anni Sessanta in poi, le cronache ci hanno tristemente abituati. Ma soprattutto viene descritto un sistema (sociale, politico, amministrativo) che non solo favorisce il proliferare di questa mentalità e dei personaggi che ne sono portatori, ma in qualche modo ne necessita e li produce.  Non a caso la Napoli che compare nel film è una città sfregiata. Una città che si avvia sul triste percorso della perdita di identità. Barattata con tonnellate di cemento. “Case nuove e accoglienti al posto dei vecchi tuguri” dice Nottola. Ma insieme ad esse svuotamento dei valori, frammentazione del tessuto sociale, disinteresse per le, poco remunerative, infrastrutture che avrebbero dovuto accompagnare e rendere sostenibile il cambiamento e la crescita. Dunque, insieme al paventato miglioramento abitativo si gettano le basi per un nuovo disagio sociale. Si prepara il terreno per lo sviluppo della marginalità e del malaffare. La politica, l’amministrazione della cosa pubblica, diventano già interesse privato e speculazione affaristica. Un percorso che viene meglio evidenziato dalle posizioni dialettiche che si pongono all’interno del film. Forti ma ugualmente vani, sono, infatti, i tentativi di contrasto effettuati da alcuni componenti di diverso schieramento politico all’interno del consiglio comunale. Emblematica la figura del consigliere De Vita (interpretato dal deputato del PCI Carlo Fermariello) che cerca di opporre la forza delle idee a questa ambigua e trasversale macchinazione che vede crescere sotto i suoi occhi.  Posizioni che, nell’economia narrativa del film, sono utilizzate come elementi di contrasto attraverso i quali si evidenzia maggiormente l’inarrestabilità del meccanismo che si è messo in moto.

Il tutto all’insegna del compromesso e del trasformismo politico, che vede Nottola migrare dalle file monarchiche a quelle democristiane (che si avvicendano alla guida della città) dove viene anche nominato assessore all’edilizia. In nome di quel cinico e spericolato equilibrismo governativo che si fa “gioco delle parti”, in spregio all’interesse pubblico e alla crescita sociale.

Dopodiché, tutto segue, o meglio precipita, di conseguenza. La strada è aperta. La camorra ringrazia. E presto allungherà anche le sue, di mani. E non solo sulla città.

 

Aprile 2013

 

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