NAPOLI ATTRAVERSO IL CINEMA

18^ Puntata

Nuovi esperimenti e
progressi della tecnica

IL CINEMA RADIONICO

di Antonio Tedesco

Negli anni Cinquanta il cinema fu percorso da forti impulsi di rinnovamento che riguardavano non solo la parte artistica, ma anche l’aspetto tecnico e il miglioramento della qualità del prodotto da offrire al pubblico. La televisione, che in quel periodo cominciava gradualmente a diffondersi, si presentò subito come un temibile concorrente in grado di rubare interesse e spettatori. Per contrastare questo nuovo mezzo che metteva in pericolo la sua supremazia, il cinema si concentrò, allora, sulle sue specifiche peculiarità. Furono fatti molti esperimenti. Fu ingrandito lo schermo. Fu inventato il Cinemascope e poi il Panavision. Fu sperimentata la visione tridimensionale. Il technicolor fu reso smagliante. Si lavorava sul colore per accentuare la profondità dell’immagine, la sua plasticità. Si cercava, insomma, di perfezionare e di esaltare il più possibile sul grande schermo ciò che la televisione, in bianco e nero e con uno schermo molto ridotto, non poteva offrire.

Il cinema è anche questo. Non solo storie raccontate per immagini, ma anche tecnica, attraverso la quale è possibile rappresentare determinate visioni della realtà. Tecnica intesa anche come processo fisico della visione. Una considerazione che può sembrare scontata e automatica, ma che riveste, invece, un valore di fondamentale importanza, in quanto incide notevolmente sulla facoltà e sulla qualità della nostra percezione.

Ancora una volta, anche in questo aspetto non molto frequentato da storici e studiosi,  Napoli vive un momento da protagonista. Un piccolo episodio, forse, ma molto significativo e sul quale vale la pena soffermarci, privilegiando, per una volta, più che i contenuti, la qualità di quello sguardo sul mondo che il cinema in ogni caso ci offre.

I nuovi sistemi di ripresa e proiezione cui abbiamo accennato si diffondevano rapidamente e rendevano più piacevole la visione. Alcune imperfezioni, seppur lievi, però permanevano (difetti di fuoco, luminosità, stabilità delle immagini) con effetti percettivi fastidiosi per lo spettatore.

Con l’intento di risolvere queste specifiche problematiche uno studioso e ricercatore, piemontese d’origine, ma trapiantato a Napoli già dagli anni ’30, Giambattista Callegari, mise a punto un dispositivo denominato CRK, che si rivelò subito capace di superare questi inconvenienti migliorando anche i sistemi di proiezione già normalmente in uso e apportando una serie di considerevoli vantaggi sia per i tecnici impegnati nella proiezione stessa che per gli spettatori che vi assistevano in sala. Tali vantaggi riguardavano un miglioramento della luminosità, una più precisa delimitazione dei campi “fotonici”, una migliore definizione delle immagini, anche da posizioni angolari. Aumentava, inoltre, la plasticità dell’immagine stessa e la sua resa cromatica rivelandosi in grado anche di eliminare quasi del tutto i lievi disturbi neuropsichici che a volte si collegano ad un certo tipo di visione. Questi effetti migliorativi erano riscontrabili qualunque fosse stata la tecnica di proiezione prescelta.

Tale dispositivo si basava su una delle innumerevoli applicazioni derivanti dagli studi sulla Radionica, una branca della scienza legata alla trasmissione e alla diffusione di onde radio ed elettromagnetiche e della quale lo stesso Callegari è stato pioniere e fondatore. Dopo lunghi studi ed esperimenti, il valente studioso mise a punto il principio della subeccitazione elettronica (Radionica, appunto) che lo portò alla realizzazione di una macchina denominata Dispositivo CRC (Centrale Radiologica Callegari) capace di effettuare analisi di organismi presi in esame basandosi proprio sulle microonde Hertziane. Una scoperta affascinante che aprì innumerevoli prospettive e alla quale, oggi che sta trovando applicazione anche nell’universo del digitale,  varrà la pena dedicare in altra sede un maggiore approfondimento.

Ma, tornando al cinema, possiamo dire che il dispositivo CRK fu pensato dal suo inventore come uno strumento per dare la massima diffusione possibile alla funzionalità degli strumenti radionici e delle loro innumerevoli possibilità di uso. Secondo la definizione del suo stesso inventore, il “Complesso CRK è una apparecchiatura tecnica supplementare che completa e migliora tutte le installazioni esistenti e funzionanti di qualunque tipo e di qualsiasi sistema: dalla comune proiezione, al “3D”, al Panoramico”. Bisogna aggiungere, inoltre, che il complesso CRK consisteva in un’apparecchiatura indipendente e autonoma che non richiedeva speciale manutenzione né particolare competenza oltre quella del comune operatore.

Le immagini proiettate attraverso il dispositivo CRK godevano di un maggior “rilievo naturale”, oltre che di una migliore definizione e di una più “riposante” visione. E tutto questo senza la necessità di apportare alcuna modifica sostanziale nell’attrezzatura tecnica di proiezione della sala cinematografica, ma semplicemente aggiungendo questo piccolo apparecchio capace di equilibrare e di armonizzare le componenti naturali della trasmissione e della percezione del fascio di luce che veicola l’immagine. Tale effetto armonico spiega anche la contestuale eliminazione di taluni fenomeni neuropsichici, cui abbiamo precedentemente accennato, derivanti da alcune forme di visione legate alla proiezione cinematografica.

Il dispositivo fu presentato ufficialmente a Napoli in alcune proiezioni effettuate presso il cinema Augusteo nel marzo del 1954, alla presenza di molti invitati, addetti del settore e giornalisti. L’esito, come testimoniato da numerosi articoli comparsi sulla stampa in quei giorni, fu più che positivo, rispondendo pienamente alle aspettative e alle premesse che lo stesso Callegari aveva propugnato, fondando anche una società ad hoc per la diffusione del dispositivo. Purtroppo, come detto, proprio in quegli anni arrivavano questi nuovi sistemi di ripresa e di proiezione messi a punto dalle più prestigiose Major americane. Le quali, godendo di una sorta di oligopolio mondiale legato soprattutto alla produzione e alla distribuzione di pellicole di grande richiamo e successo, ebbero facile gioco ad imporre il proprio prodotto sul mercato, contro la geniale intuizione di un solitario e appartato studioso e ricercatore. Anche in questo caso, dunque, le ragioni della grande industria prevalsero. E ancora una volta Napoli si è trovata costretta a soffocare le sue spinte innovative e rivoluzionarie, nel cinema come nella scienza, nelle arti come in innumerevoli altri campi, in ossequio a logiche e principi che non le appartengono, pensate altrove, e che comunque le vengono imposte.

Marzo 2013

 

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