ANDREA CATERINI – IL PRINCIPE E’ MORTO CANTANDO

Un’autobiografia letteraria attraverso l’analisi critica del personaggio 

 

Il libro è stato presentato il 16 maggio 2012 alla Galleria HDE, in Piazzetta Nilo, a Napoli. Hanno partecipato, con l’autore, Pierantonio Toma, Nando Vitali,  Silvio Perrella.

Letture di Enzo Salomone.

 

Di Antonio Tedesco

 

Il libro è introdotto da un lungo saggio nel quale Andrea Caterini stende, in un certo senso, il suo Manifesto di Critica Letteraria. Più che affermare, egli rivendica la forte componente autobiografica che sottintende ad ogni lavoro critico. Che è cosa in parte diversa dalla più diffusa dizione “giudizio critico”. Quest’ultima si presta a troppi fraintendimenti. E spesso relega il critico medesimo alla dimensione di freddo analista. Colui, cioè, che valuta i testi applicando “schemi” e “griglie”. Tecnicismi di stampo accademico che poco spazio lasciano alla creatività che sempre dovrebbe accompagnare lo svolgersi di una tale attività. Dice Oscar Wilde nel suo saggio Il critico come artista, che il critico, appunto, è una specie di autore al quadrato, perché costruisce la propria opera a partire da quella altrui.

Il critico “creativo” è quello che si lascia risucchiare nell’opera e la vive dall’interno, ripercorrendo l’itinerario della sua costruzione insieme all’autore. Ma Caterini va oltre. Egli parla dell’identificazione del critico con i personaggi dell’opera che sta trattando. Esprimendo attraverso di essi, attraverso la loro esperienza,  la propria interiorità più indicibile e recondita. Cerca dunque se stesso in questi personaggi. E attraverso di essi giunge a manifestarsi per interposta persona. “Un’autobiografia letteraria attraverso l’analisi del personaggio”, non a caso recita il sottotitolo del libro.

L’autore fa  risalire questo processo all’inabilità del critico ad inventare altre vite. Trovando rifugio, per così dire, nelle vite create dagli scrittori che di volta in volta vengono trattati (e che non sono, è ovvio, scelti a caso).

Ma si sà che il critico, come ogni altro lettore, appropriandosi di quei personaggi (i personaggi della “finzione” letteraria) partecipa in maniera decisiva alla loro creazione. Ne diviene, in qualche modo, coautore, arrivando a scovare in essi, nelle opere che li contengono, anche (sempre secondo l’arguta intuizione di Oscar Wilde nell’opera citata) “quanto l’autore non vi aveva posto”.

Quella di cui si parla in questo testo, dunque, è una critica vitale, dinamica, che può diventare affascinante quanto, e forse più, a volte, dell’opera stessa di cui tratta.

Una visione che contrasta con l’opinione di mera funzione di servizio, o di puro esercizio accademico, ancora troppo diffusa nel sentire comune.

A conferma di quanto detto, i saggi che compongono il testo si insinuano in maniera trasversale nella storia della letteratura trovando inedite corrispondenze. Che sembrano, però, rispondere ad una precisa idea programmatica, soprattutto nel modo in cui gli autori sono accoppiati nelle quattro parti che compongono il libro. La prima di queste, intitolata La coscienza, mette in relazione Dostoevskij (“il personaggio perturbante”) con Moravia e le ossessive riproposizioni di certe caratteristiche relative ai personaggi che compaiono nei suoi romanzi. La seconda parte si intitola La figura e tratta della particolare qualità dei personaggi di Hanry James, dedicando poi, una postilla ad Enzo Siciliano che di Caterini è stato uno dei maestri più decisivi. La terza parte è La storia e mette in relazione Dickens con Giuseppe Tomasi di Lampedusa e in particolare il suo Principe Fabrizio di Salina, quali emblemi di un mondo che lentamente scompare. L’ultima parte è La scoperta in cui vengono analizzati i personaggi di Joseph Conrad e quelli di uno dei più trascurati autori italiani del ‘900, Pier Antonio Quarantotti Gambini.

Come si vede, in ognuno di questi saggi abbiamo un classico della letteratura dell’Ottocento e un autore italiano del Novecento messi in corrispondenza.

E già in questa scelta, e nel suo sviluppo, si può individuare un’importante dichiarazione di intenti. Quella, cioè, che fare critica significa, tra le altre cose, sviluppare anche un robusto tessuto connettivo. Ogni autore è unico, e detentore di una propria precisa individualità, ma nessuno è un’isola alla deriva e molti fili sotterranei congiungono opere e personalità a prima vista lontane e distaccate.

La ricerca di questi fili sotterranei e delle loro spesso inattese connessioni, come degli imprevedibili collegamenti che pongono, è il modo nel quale il critico non solo svolge il suo mestiere, ma ancora di più cerca se stesso, esplorando la propria individualità.

ANDREA CATERINI – IL PRINCIPE E’ MORTO CANTANDO
Gaffi Editore – 140 pp. Euro 11

Maggio 2012

 

 

Condividi