UNA PAROLA AL GIORNO

Comunicare l'indicibile

di Antonio Tedesco  

Nel suggestivo scenario del monumentale complesso di San Giuseppe delle Scalze a Salita Pontecorvo, si è svolta, domenica 2 giugno, la cerimonia di premiazione della seconda edizione del Concorso Letterario Una parola al giorno, promosso dall'Associazione Culturale “La Dimora di Alice”, organizzato e condotto con passione e dedizione dal suo presidente Adalberto Fornario. Molte decine di racconti giunti quest'anno da varie parti d'Italia e anche dall'estero (da Londra, dalla Georgia, dalla Romania) con un livello medio di qualità dei testi più che soddisfacente. Varia anche l'età dei partecipanti, dai tredici ai settanta e più anni, che si sono cimentati con il tema del concorso che era “Gioie e dolori del vivere quotidiano. Tracce e frammenti di vita”. Non una narrativa di genere, quindi, ma esperienza vissuta, non necessariamente in maniera diretta, ma trasmessa e condivisa attraverso l'elaborazione letteraria. Ciò che se ne ricava è uno spaccato di vita vera, al di là di stereotipi e luoghi comuni che troppo spesso omologano e uniformano la varietà e l'originalità delle singole esperienze personali. Cinque i racconti premiati, più una serie di premi collaterali suddivisi tra quelli assegnati da una giuria popolare, che affiancava quella “tecnica” che si è occupata del concorso principale, più alcuni premi mirati per fasce di età, minima, e massima.

Il primo premio è stato assegnato a Gennaro Rollo, napoletano ventottenne, per il racconto Le parole dell'acqua, nel quale il giovane autore dimostra una sensibilità umana e un controllo (anche tecnico) della scrittura davvero ragguardevoli. Un'autrice di Roma, Michela Altomonte, si è classificata seconda con il racconto La partenza, nel quale offre una visione della routine quotidiana, anche scomoda e faticosa, come occasione di arricchimento umano. Il terzo classificato viene da Londra, Gianluigi Scelsa, che propone con il racconto dal titolo Un sacco di cose, una garbata parabola morale. Al quarto e quinto posto due napoletani, Paolo Valery e Gianluca Mazzei con, rispettivamente, Il caso in tuta blu, una divertente storia sugli imperscrutabili percorsi del destino, e Novanta giorni A/R, un sobrio resoconto emotivo su di una sofferta vicenda personale.

Ciò che emerge come valutazione generale di questa esperienza (che chi scrive ha vissuto direttamente in quanto ha avuto il piacere e l'onore di essere parte della giuria, insieme a Chiara Masiello, Francesco Napolitano e Fabio Maiello) è che anche in una società ipercomunicativa come la nostra, malata, forse, di un eccesso di comunicazione, tanta gente  di ogni luogo, età e condizione sociale, senta la necessità di condividere, più che la propria esperienza, il proprio “sentire”, in una maniera più intima e profonda, ma anche più diretta e coinvolgente, come può essere quella della scrittura narrativa. Del resto Roland Barthes scrisse in un suo saggio che “(...) la scrittura inizia là, dove la parola diventa impossibile”. E quindi, anche a rischio di contraddire il titolo del concorso (Una parola al giorno), non possiamo che concludere, sulla falsariga tracciata dal filosofo francese, che lo scrittore è colui che è chiamato a lavorare  sull'indicibile.

 

8 giugno 2013

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