STORIA DELLA CINEMATOGRAFIA NAPOLETANA

di Antonio Tedesco

 

17^ puntata

LEDA GYS - parte prima

Na’ Santarella?

 

 

Anche la Lombardo Film che, come abbiamo avuto modo di vedere in alcune delle precedenti puntate, si affermò come la più cosmopolita ed “esportabile” tra le case di produzione cinematografiche napoletane, potrebbe essere nata, come racconta lo storico e studioso Vittorio Martinelli, almeno in primo momento, come società “dedicata” principalmente  al lancio e alla valorizzazione artistica di un'attrice in particolare, Leda Gys.

Su Leda Gys vale la pena soffermarsi sia per la grande importanza che ha avuto nella Cinematografia Napoletana delle Origini (o almeno nella sua seconda fase, quella degli anni Venti) sia perché rappresenta un modello di diva differente rispetto a quello in auge in quegli anni e del quale ci siamo occupati parlando di Francesca Bertini e di Lyda Borelli.

Per molti versi, infatti, il fenomeno divistico incarnato da Leda Gys si basa su di un'originale mescolanza tra due differenti aspetti dell’essere attrice, uno più tradizionale, e quindi facilmente riconoscibile dal pubblico, specie quello di estrazione più popolare, l’altro più moderno, più adeguato a quell’aria di novità che il nuovo mezzo di comunicazione, il cinema, appunto, diffondeva. Ciò era dovuto al fatto che la Gys interpretasse personaggi, in gran parte dei casi molto riconoscibili, vicini alla realtà quotidiana di ognuno e, allo stesso tempo, riuscisse a mettere in campo una spigliatezza e una disinvoltura che sembravano renderla più accessibile e, in ogni caso, meno sideralmente lontana delle classiche dive “dannunziane”. La Gys trasmetteva la sensazione di essere un’attrice capace di aprirsi a un dialogo diretto con gli spettatori (grazie al suo particolare modo di offrirsi attraverso lo schermo cinematografico, ovviamente) senza, quindi, risiedere in pianta stabile in quell'inarrivabile “altrove” dove parevano vivere le dive di quegli anni.

Ne è prova il fatto che, pare, fosse frequente che numerosi gentiluomini, per lo più giovani e di buona famiglia, si prestassero gratuitamente a fare da comparsa nei suoi film pur di comparire per qualche istante al suo fianco sullo schermo.

Un fenomeno, quest'ultimo, che andrebbe analizzato a fondo in quanto capace di offrire un'ulteriore chiave di lettura per meglio comprendere come si ponesse il Cinema Napoletano di quegli anni e come, in sintonia con la tradizione culturale della città, fosse capace di “abitare” il mito, piuttosto che farsene “abitare” o possedere.

Ma per meglio capire come si sia sviluppato il fenomeno di questa attrice bisogna ritornare a Gustavo Lombardo e ripercorrere le tappe che hanno segnato i primi anni della sua carriera.

Lombardo, avventuratosi molto giovane nel nascente mondo del cinema, aveva individuato subito come suo campo d'azione privilegiato la diffusione e distribuzione delle pellicole. Aveva intuito, infatti, che nell'improvvisato e disordinato mondo, che oggi definiamo Cinema delle Origini, vi era bisogno di un passaggio intermedio che definisse un sistema e dei precisi criteri nei rapporti tra chi realizzava i film e chi li proiettava in pubblico. In pratica, inventò il noleggio, favorendo, così, la circolazione delle pellicole e sollevando gli esercenti dall'onere di doverle acquistare per poterle proiettare nelle proprie sale.

Intuizione precoce che, già negli anni tra il 1906 e 1907 lo portò ad ottenere la rappresentanza per  tutto il Meridione d'Italia di alcune case cinematografiche romane e torinesi. Attività che nel tempo Lombardo allargò ulteriormente importando ed esportando film anche con paesi esteri.

Fu solo nel 1915 che si decise a tentare la via della produzione diretta. Spinto a tale passo, secondo la ricostruzione di Martinelli, da un incontro avuto con Roberto Bracco, Enrico Toselli e Paolo Scarfoglio. Questi gli proposero la realizzazione di un film di cui Bracco forniva il soggetto, Toselli le musiche, mentre Scarfoglio, a sua volta, fungeva un po' da grande manovratore con il preciso intento di lanciare nel cinema la già famosa attrice teatrale Vittorina Lepanto, sua compagna. Lombardo si fece tentare dalla proposta e si buttò in questa nuova impresa fondando un'apposita compagnia, la Lombardo Teatro. Per girare si servì degli studi della Polifilm, che il suo amico Giuseppe Di Luggo aveva aperto al Vomero. Il film, intitolato L'avvenire in agguato, riscosse un buon successo e oltre che a Napoli fu proiettato in diverse città, anche straniere. Ma ormai si era in tempo di guerra e la risposta del pubblico non era più quella di qualche anno prima. I film successivi, tra cui uno tratto da Il piacere di D'Annunzio, non andarono altrettanto bene e Lombardo sciolse la sua società dedicandosi di nuovo esclusivamente alla distribuzione.

Ma nel 1918, venendo incontro allo stesso Di Luggo che versava in serie difficoltà economiche, rilevò gli studi della Polifilm e, fondata una nuova società, la Monopolio Lombardo che sarebbe diventata poi la Lombardo Film, tentò di nuovo, stavolta con successo, la via della produzione. Insieme agli studi il produttore rilevò anche i diritti su alcuni film che erano in lavorazione e che   Di Luggo non aveva potuto portare a termine.  Uno di questi aveva tra gli interpreti una vivace e brillante attrice, la cui presenza, pare, pesò non poco nella decisione di Lombardo.

L'attrice, ovviamente, era Leda Gys che sarebbe poi diventata sua moglie e che fu comunque, a partire da quel momento, la personalità artistica di punta della Lombardo Film.  

Leda Gys ebbe una carriera brillante. Fu un'attrice molto popolare e molto amata tra il pubblico non solo napoletano.

Se la diva del muto per antonomasia, Francesca Bertini, pur avendo dato prova di essere una grande interprete capace di cimentarsi in prove moderne e “naturalistiche” molto efficaci (Histoire d'un Pierrot, Assunta Spina) scelse per motivi di carriera, di cedere, ad un certo punto, al cliché della diva fatale, Leda Gys conservò sempre, invece, la sua freschezza, la sua immediatezza espressiva, la sua capacità di comunicare con naturalezza e senza forzature, attraverso lo schermo. Qualità, questa, che le guadagnò il favore del pubblico, soprattutto nel Meridione d'Italia, per il quale fu a lungo la diva più amata. Così come lo era per un altro pubblico speciale, quello degli immigrati d'America, grandi e nostalgici fruitori del cinema “made in Naples”.  

Anche lei, come abbiamo visto per Ubaldo Maria Del Colle, arrivò a Napoli con un'esperienza cinematografica già solida alle spalle.

Giselda Lombardi, infatti (in arte Leda Gys), era nata a Roma, nel quartiere Trastevere, nel 1892. Non aveva più di vent'anni quando il famoso poeta romanesco Trilussa, amico di famiglia dei suoi genitori, la introdusse nel mondo del cinema facendola lavorare nelle produzioni della Celio Film e della Cines. Fu lo stesso Trilussa a coniarle il nome d'arte traendolo con un anagramma da quello di battesimo.

La Gys esordì nel 1913 come attrice giovane, nel film Histoire d'un Pierrot, di Baldassarre Negroni nel quale recitò a fianco proprio di Francesca Bertini. Da qui cominciò un'intensa carriera che la vide impegnata in quegli anni in pellicole del più svariato genere, sempre realizzate per produzioni romane (Cesarini Film e ancora la Cines) affiancando anche attori di gran nome come Mario Bonnard, e giungendo ad ottenere, lei stessa, il nome nel titolo in un film, Leda Innamorata, del 1915, in cui si divertiva a fare la parodia delle attrici dell'epoca.

Ma fu quando giunse a Napoli, scritturata dalla Polifilm, che avvenne l'incontro fatale con Gustavo Lombardo. Per il quale lasciò Trilussa, con cui aveva avuto una relazione sentimentale, e si stabilì definitivamente nella città partenopea. Quella con Lombardo, anche se formalizzata col matrimonio solo nel 1932, fu una relazione che durò per tutta la vita e dalla quale vide la luce, nel 1920, il loro figlio Goffredo che avrebbe poi guidato la Titanus, ereditata dal padre facendone, dal secondo dopoguerra in poi, una delle più grandi case di produzione e distribuzione cinematografica italiane.

Perfettamente funzionale alla linea produttiva della Lombardo Film, Leda Gys seppe catturare l'attenzione e la simpatia del pubblico offrendo di sé un'immagine lieve e solare, che poteva diventare briosa e spumeggiante nelle commedie, ma risultare  altrettanto efficace nei film più drammatici, nei quali riusciva a mostrarsi indifesa e fragile di fronte al fatidico destino avverso ma senza mai calcare i toni di tragica cupezza o di irrimediabile perdizione che caratterizzavano il manierismo divistico di quegli anni.

Proprio questo suo essere, in qualche modo, “diva della porta accanto”, la rendeva ben vista e popolare tra il pubblico che ne fece, in quel tempo, la sua seguitissima beniamina.

 

Dicembre 2011

 

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