STORIA DELLA CINEMATOGRAFIA NAPOLETANA

di Antonio Tedesco

 

16^ puntata

IL PRODUTTORE-REGISTA.

Emanuele Rotondo

 

 

Il successo quasi immediato che riscosse la Miramar mise subito in luce le notevoli capacità imprenditoriali di Emanuele Rotondo, che si rivelò, tra l'altro, anche un ottimo regista.  

Nello stesso anno in cui fu distribuito Lucia Lucì, infatti, con la sua neonato manifattura cinematografica, Rotondo produsse e diresse un altro film di grande successo, Si ve vulesse bene, manco a dirlo, ispirato alla canzone omonima di Vento e Albano, che riscosse, a sua volta, grandi consensi.

Rotondo, un ex sarto, mostrò subito di avere buona padronanza nella gestione del mezzo cinematografico.

Sia per la parte artistica, che riguardava la scelta dei soggetti, la costruzione della storia, la direzione degli attori, come per quella più propriamente imprenditoriale legata alle economie di produzione e alla capacità di diffusione del prodotto.

Tali abilità lo portarono subito ad ottenere ottimi risultati. Nel 1923, appena un anno dopo dalla sua fondazione, la Miramar superò per numero di film prodotti, nientemeno che la Lombardo Film la quale, come si direbbe oggi, era al tempo “azienda leader nel settore”.

In quell'anno, infatti, la Miramar (che prendeva il nome da un ristorante di Via Partenope nel cui retrobottega aveva la sua sede) produsse cinque film, contro i quattro prodotti dalla Lombardo.

Il bacino a cui Rotondo attingeva a piene mani, come del resto la gran parte della produzione partenopea di quegli anni, era quello pressocché inesauribile della canzone napoletana.

Di questi cinque film ben tre furono diretti dalla stesso Rotondo. Le storie del cinema ci riportano i titoli che già lasciano ampiamente intuire il tenore dei contenuti. Si tratta di 'Pupatella, ispirato a un brano di Libero Bovio,  'O schiaffo, da una canzone di Pacifico Vento e Mamma luntana, anche questo tratto da una canzone di A. Bascetta. Le storie che venivano costruite a partire da questi testi ruotavano sempre intorno a donne contese, amori traditi, onori da riscattare, spesso con inevitabili bagni di sangue. Storie che fremevano di passionalità e che elevavano all’ennesima potenza i sentimenti e le pulsioni dei loro protagonisti. Rotondo, come già Del Colle (per non parlare di Elvira Notari) aveva intuito bene il funzionamento di questo meccanismo e lo sfruttava nella maniera più efficace possibile. Ma non fu questo il solo motivo del folgorante successo della Miramar. La carta vincente di Rotondo stava nella formula produttiva che aveva escogitato, e cioè in quello che si potrebbe definire un sistema di produzione seriale. Che consisteva in una sorta di catena di montaggio cinematografica grazie alla quale riusciva a contenere e ridurre notevolmente i costi   risultando, così, molto più competitivo sul mercato. Quest'ultimo, dal canto suo, stava cominciando a fare i conti, in quegli anni, anche con l'ingente produzione che arrivava dall'America, che già aveva creato molte difficoltà al cinema italiano e cominciava a farsi sentire anche sul mercato napoletano che pur resisteva meglio grazie all’attaccamento del pubblico alle produzioni di casa propria.

La tecnica escogitata da Rotondo era quella di girare più film contemporaneamente servendosi della stessa troupe e degli stessi attori, con i risparmi su costi e tempi che si possono facilmente immaginare. Per fare un parallelo con i nostri tempi, e fatte le dovute differenze, si può dire fosse qualcosa di molto simile alle tecniche utilizzate oggi per i serial televisivi. E d'altronde, di produzione seriale, più o meno consapevole, si può parlare tranquillamente per un certo cinema napoletano di quegli anni. Che, come abbiamo visto, girava intorno ad alcuni temi ben definiti, declinati in tutte le possibili varianti.  Ma che, allo stesso tempo, e ribadiamo quanto già detto altrove,  trovava il suo punto di forza principale nella capacità di restituire fedelmente l’atmosfera viva e concreta della città.

In definitiva, una specie di format, come diremmo oggi, che ricalcava un modello dominante che si riproponeva di film in film. E’ anche per questo motivo che la realizzazione in serie si rivelò la carta vincente nella strategia produttiva di Rotondo.

E’ bene sottolineare, a questo proposito, come il concetto di serialità fosse ben noto a tutto il Cinema Muto. Dalla seguitissima serie di Za la mort, con Emilio Ghione, che grande successo ebbe in Italia, ma anche all’estero, alle serie francesi ispirate a Fantomas, e Les Vampires che già negli anni Dieci spopolava oltralpe, agli innumerevoli serial, pare centinaia, che furono girati ad Hollywood in quegli anni, riscuotendo grande seguito popolare.

Allo stesso modo, l'abbondanza produttiva, era motivata dalla necessità di soddisfare la continua richiesta del pubblico che si nutriva e si abbeverava avidamente di queste storie, mostrando, in fondo, un comportamento non dissimile da quello derivante dalla incontenibile bulimia del pubblico televisivo di oggi.

Per fronteggiare tale richiesta e mantenere un elevato ritmo produttivo, Rotondo dovette avvalersi della collaborazione di altri registi. Così in quel magico, per lui, 1923, gli altri due film prodotti dalla sua casa cinematografica, L'urdema canzone mia, e Reginella (soggetti tratti da altre due note canzoni) furono diretti rispettivamente da Fausto Correra e Mario Negri.

La storiografia individua il magic moment della Miramar negli anni che vanno tra il 1923 e il 1925.

La produzione sarà ancora attiva negli anni successivi, ma con ritmi più ridotti. Per contro ci sarà,  però, una maggiore ricerca di qualità. Le tematiche dei film diverranno in alcuni casi meno scontate e un po' più sofisticate. Come per le due pellicole prodotte nel 1927, Si 'mo ddice 'o core, sorta di romanzone di ambientazione pastorale dagli ineluttabili sviluppi tragici, e Fiocca la neve, in cui la trama toccava delicate situazioni sociali legate alla guerra, alla divisione che ne consegue nelle famiglie, ai guasti causati dalla lontananza di mariti, padri, fidanzati e dalle scelte sbagliate e dal dolore e dalla disperazione che da tutto ciò ne poteva conseguire. Argomenti invisi alla censura fascista che infatti bloccò il film per molti anni, fin quando, era ormai il 1931, Emanuele Rotondo non si rassegnò ad apportarvi alcune modifiche. Ma siamo ormai al tramonto degli anni d'oro del cinema napoletano, e di tutto il Cinema Muto in generale.

   

Un'altra curiosa caratteristica del Cinema Napoletano delle Origini, che ne rivela allo stesso tempo l'intraprendenza e la vitalità, è il fiorire di piccole o piccolissime case produttrici, sorte con lo specifico scopo di lanciare o sostenere la figura di un attore o, più frequentemente di un'attrice, di cui, nella quasi totalità dei casi, portavano il nome in ditta.

Un fenomeno interessante e molto diffuso questo delle Manifatture Cinematografiche “dedicate” o “ad personam”, che nascevano esclusivamente in funzione di un determinato personaggio con lo scopo di essere veicolo di lancio per la sua carriera artistica o, in alcuni casi, di sfruttarne la fama già acquisita.

Una delle più attive tra queste società era la Tina Film, sorta per lanciare Tina Kassay, sorella di Tilde Kassay altra attrice molto popolare in quegli anni, per la quale, come abbiamo visto nella precedente puntata, lavorò anche Ubaldo Maria Del Colle, e che nel 1919 produsse ben quattro film.

Ma abbiamo anche la Elena Film, dal nome della sua attrice-musa Helene Clermont, che nel 1920 produsse due film, Castigo segreto e Satanella. Non poteva mancare la Bertini Film, fondata verso la fine degli anni Dieci dal napoletano Giuseppe Barattolo che, trasferitosi a Roma, era diventato patron della Caesar Film, e che intendeva, con questa società sfruttare la gran fama della diva per antonomasia del cinema muto, appunto Francesca Bertini. Ma i film prodotti con questo marchio (una serie tratta dai romanzi di Eugene Sue ispirati ai sette peccati capitali) non riscossero il successo sperato e appartengono già al tardo repertorio della diva che stava ormai imboccando la sua parabola discendente e si sarebbe di lì a poco ritirata dalle scene.

Breve vita ebbe la Saffi Film, fondata dall'attore Lino Saffi, e che produsse, nel 1920, un solo film, La cieca del molo. Così come la Costanzo Film, dell'attrice Lola Costanzo che si autoprodusse per mezzo di questo marchio un film dal titolo Il sorriso della Sfinge.

Non poteva mancare la Gennariello Film, nata da una costola della Dora Film di Elvira e Nicola Notari, con l'intento di sfruttare la grande popolarità raggiunta dal rampollo di famiglia. Che, nei film prodotti sotto questa etichetta, figurava anche come regista.

E non si può concludere questa breve e parziale rassegna senza prima citare la Miquel Film fondata da Miquel (Michele) Di Giacomo, fratello del più noto drammaturgo e poeta Salvatore. Miquel fu un personaggio molto attivo e presente lungo tutto l'arco della storia del Cinema Napoletano delle Origini. Personalità originale, se non eccentrica, oscurata probabilmente, dalla gigantesca ombra del fratello (Vittorio Martinelli lo descrive come ornato da una leonina chioma di capelli bianchi) Miquel Di Giacomo collabora con i fratelli Troncone e con la Dora Film dei Notari. Per questi ultimi è attore in svariati film, ma non disdegna di occuparsi anche di faccende pratiche legate alle riprese o di quelle burocratiche, sempre incombenti. Per la casa di produzione che porta il suo nome ha girato due film, di cui è stato regista e interprete, 'O Schiaffo e Sotto i cancelli, perfettamente in linea con le atmosfere e le tematiche di cui il Cinema Napoletano di quegli anni si nutriva.

Dicembre 2011

 

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