Al PAN/ Palazzo delle Arti
Il fotografo americano
Joel-Peter Witkin “Il maestro dei suoi maestri” 
 

 

 

 

E’ giunta a Napoli, al  PAN dal MNAF di Firenze, la Mostra itinerante di “Joel-Piter Witkin il maestro dei suoi maestri“. Il fotografo americano impegnato fin da giovanissimo in questa attività (egli asserisce scherzosamente di essere nato, nel ’39, con la macchina fotografica al collo) perseguìta altresì  con i reportages durante il servizio militare, rappresenta con le sue immagini esperienze di vita memori di alcune visioni tragiche nell’infanzia e impressionanti figurazioni di tristi incidenti conservate nella memoria insieme alle visioni auliche delle arti figurative, approfondite con gli studi classici della tradizione culturale occidentale, senza tralasciare l’arte delle civiltà orientali.

Dal suo lavoro scaturisce un corpo fotografico unico, per lo più in bianco e nero, dettato non solo dalle immagini della macchina fotografica ma dalle aggiunte, dalle manipolazioni, dalle sperimentazioni sui negativi (“il graffio, lo strappo dei negativi, l’utilizzo di filtri e di ostacoli tra il supporto e l’ingranditore”), che gli hanno consentito di esprimere tutto se stesso: i suoi pensieri, le sue voglie, le sue indagini divaganti tra gli artisti dei secoli passati, dal  Medioevo al Rinascimento alle avanguardie del Novecento,  per non dire alla struttura dell’immagine classica greca e romana che  traspare fondamentale.

Le immagini  che risultano talvolta sconvolgenti, nei corpi ambisessuali, eteromorfi, talaltra intriganti, pongono lo spettatore nella posizione di  indagatore dell’animo del fotografo che si rivela complesso, in lotta tra la necessità di ritrarre il corpo del soggetto raffigurato e la voglia di rappresentarne la personalità sullo sfondo del mondo contemporaneo. Ecco allora gli aggiustamenti fisionomici, le ripercussioni dell’ambiente esterno e  i prelievi che aggiungono forza, espressione, personalità al personaggio o al gruppo rappresentato. 

La tecnica raggiunge l’apice della sperimentazione e i maestri degli esordi della fotografia,  palesemente citati come Muybridge, Reylander e Holland Day, non hanno nulla più da insegnargli. Witkin va oltre quel mondo, provocando una schiera di artisti contemporanei che, sulla scia della non sempre compresa Diane Arbus (la fotografa suicida nel 1971 le cui opere rappresentavano le brutture e le  mostruosità del suo mondo contemporaneo, poi volute  in mostra alla Biennale di Venezia del 1972 dal padiglione americano) hanno proseguito quella corrente,  Gina Pane, Mapplethorpe, Andres Serrano, i fratelli Chapman, focalizzandosi sulle anomalie e le mostruosità del corpo umano. Witkin va oltre, reinventa il corpo umano, ne evidenzia la dualità vita-morte e amplifica le ambiguità.  Ciò appare già  nel 2007 a Seravezza (Lucca) e nel 2008 nella Galleria Baudoin Lebon a Parigi, dove la sua attenzione è  focalizzata sull’uomo e il suo corpo, nei dettagli del nudo, nel crudo contrasto tra il bello ed il brutto, testimoniando, come già osservò Susan Sontag, che ogni fotografia è un “memento mori”.

Dalla complessità della rappresentazione di un gruppo di sciagurati che richiama alla mente “La zattera della Medusa” di Géricault (”The Raft of  W. Bush” del 2006), Witkin passa alla semplicità di una natura morta spoglia, ispirata forse a Morandi. E possiamo intravedere in talune costruzioni di ritratti (“Harvest, New Mexico” 1981) gli ironici, divertiti prelievi da Arcimboldo.

L’artista sa di essere eccezionale e sconvolgente nelle sue composizioni fotografiche che non sono semplici rappresentazioni della realtà ma interpretazioni complesse dello spirito del tempo che accoglie in sé anche lo spirito dei luoghi in cui le ha create e a cui rimanda, esplicitati altresì nelle didascalie.

Al Pan dunque  la  mostra organizzata e  promossa  dalla Galleria Baudoin Lebon di Parigi e dalla Fondazione Alinari, col patrocinio della regione Campania e del Comune di Napoli,  presentata dalla studiosa Maria Savarese, è stata inaugurata  alla presenza di alti esponenti della cultura e della politica: l’assessore Gaetano Daniele, il console generale americano Donald L. Moore, il gallerista parigino Baudoin Lebon, la dottoressa Monica Maffioli della Fondazione Alinari. La mostra consistente in più di cinquanta immagini audaci, tecnicamente all’avanguardia, un gioco caleidoscopico per l’ironico Witkin, consapevole di stupire gli astanti. I visitatori  turbati non possono far altro che riflettere e rendersi conto di come l’ artista interpreti con maestria il confuso mondo contemporaneo ed il suo spirito.

 

Maria Carla Tartarone, 3 luglio 2013

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