Lo Spirito dei Luoghi di Napoli
in Giuseppe Antonello Leone e in
Salvatore Vitolo
 

 

 

 

G. Antonello Leone, Santa Teresa degli Scalzi, “Carolina Murat”

 

 La Mostra a Palazzo Reale di  Giuseppe Antonello Leone “I fantasmi di Napoli”  nel grande salone  nord, che apre sugli Appartamenti Reali, si è inaugurata il 28 maggio a cura di Patrizia Di Maggio e Marco De Gemmis. Il Lavoro  artistico di Leone, realizzato nel 2006 e poi pubblicato in parte dal notissimo critico dell’Arte Philippe Daverio (P. Daverio “G. Antonello Leone”, Skira 2010), fantastico come può esserlo l’arte, nasce tuttavia su basi storiche e cartografiche che denotano una lunga ricerca interiore, un bisogno di far emergere gli spiriti dei  luoghi di Napoli in un grande amore per la città svilita dai suoi stessi abitanti.

 Non è solo una mostra d’arte ma anche una grande testimonianza storica: gli spiriti dei luoghi, i Fantasmi, nascono dalle geometrie delle tavole  dello stradario “Tutto Città” che comprende Napoli e la Provincia. Se osserviamo, come l’artista ci invita a fare, l’opera e la sua fonte cartografica, possiamo scorgere anche noi le rispondenze dell’immagine, nei tratti essenziali, alle antiche linee stradali, ai parchi e al mare che l’ hanno ispirata. L’immagine nasce da un fondo scuro, creato per le cancellature dell’artista atte a far emergere solo quei tratti delle strade che hanno consentito al Fantasma di rivelarsi. Il colore è usato solo quel tanto che serva ad esprimere  luoghi, prati, vie e il mare.

Ed ecco solo alcuni dei più di trenta  luoghi ricordati e i trenta  Fantasmi che attendevano che l’artista li evocasse: da la tavola di Chiaiano, luogo lontano dal centro che si raggiunge per una strada solitaria emergono i fantasmi di “La Cupa dei Cani” e “Il Monaciello”; da la tavola di Casavatore/Casoria/San Pietro a Patierno affiora “il Fantasma Pietro” che fugge spaventato dai rumori dell’aeroporto; dalla Tavola del Parco di Capodimonte salta fuori “La Regina Maria Carolina”, mai vista in quei luoghi; dal Cimitero di Santa Maria del Pianto, dove tutto riposa anche i piccoli animali riposano:“Il riposo della cavalletta”; dal Vomero Vecchio, perso ormai nella invasione edilizia degli anni cinquanta e sessanta, in qualche tratto affiora forse qualche rumore di carretto:“Ascolto/La Matrigna”; dal Golfo di Napoli, da cui l’artista ha stralciato, con una “sforbiciata” via Caracciolo, affiora “Il Male”; da Santa Teresa degli Scalzi, la via voluta da Gioacchino Murat per raggiungere rapidamente la Reggia di Capodimonte incontriamo il fantasma di “Carolina Murat”, che poco vi abitò; a Spaccanapoli, in  una delle tante chiese del luogo, Santa Maria Ogni Bene ci appare “La Madonna dei Sette Dolori” la cui immagine è conservata sull’altare. E ancora a Spaccanapoli, retaggio di Greci, Romani, Sanniti, Spagnoli, Francesi ne  emergono le“Memorie”; dal Bacino del Piliero avanza uno scattante “Cavallo di Troia”;  scendendo da Piazza Plebiscito e sul  Lungomare Nazario Sauro, l’artista  cerca, io penso con Giuseppe Marotta i luoghi amati,  gli appare un “Pescatore/ in cerca di Virgilio”; da Posillipo finalmente, insieme a Raffaele La Capria, trova il fantasma più affascinante, quello di“Anna Carafa”.

Ebbene tutti questi Fantasmi, e i tanti altri non citati, nell’interpretazione poetica che dà Leone alla città, investono i luoghi di un nuovo prezioso significato e invitano chi guarda le opere a riscoprirli.  

 

 

“Napoli tra Vesta e Dioniso”

La mostra

di Salvatore Vitolo

 

 

 

Salvatore Vitolo, “Nel Bene e nel Male”, cm 120x90

 

 Un'altra mostra stimolante, evocante i luoghi e lo spirito di Napoli, è stata “Napoli tra Vesta e Dioniso” vista in maggio nella Sala Carlo V di Castel Nuovo. L’artista napoletano è  Salvatore Vitolo, ingegnere prima a Milano ed ora a Roma, che riflette il suo profondo legame con Napoli e l’inquietudine del suo animo di napoletano nelle sue  immagini, grandi oli su tela.

 Le immagini del Vesuvio ad esempio dai colori “corruschi”, riportano insieme al tema di fondo, dominante, piccole immagini, che sono simboli di abitudini, realtà varie, proprie dello spirito napoletano che tutte insieme formano l’opera d’arte e stimolano ad una interpretazione psicologica del messaggio creato dall’autore. Altro tema dominante della tradizione che l’artista trasmette e lascia interpretare è costituito naturalmente dai Pulcinella giocosi e danzanti. 

Interessante “Il Trittico del Dolore-Gomorra” (cm 120x70) in cui l’artista avvolge le immagini in una  pesante atmosfera alla Munch, mentre ne “Il Trittico del Dolore-Rifiuti umani” (cm50x70), che  già nel titolo esprime il drammatico racconto dell’opera, Vitolo rende le immagini della città in un moto futurista. In entrambi i quadri l’artista interpreta “il male e l’onirico quali entità separate”,  in un gioco di colori in cui prevalgono i rossi delle fiamme, i bruni della terra sconvolta e gli azzurri cupi del cielo e del mare.

 Tra le  opere, numerose,  è ancora   da ricordare “Nel Bene e nel Male” (cm 120x90) una interpretazione della vita napoletana con colori a tratti molto luminosi.  Il visitatore a prima vista appagato dalla visione globale, si accorge in un secondo momento delle tante piccole figure allusive che rientrano nel racconto e lo completano,  le percorre interpretandole  a suo modo. Due esempi di artisti, Leone e Vitolo, fortemente ispirati dai luoghi e dalla tradizione napoletana, come del resto è accaduto ad altri artisti  ed anche a scrittori  del Novecento che ne hanno tratto pagine indimenticabili.

 

Maria Carla Tartarone, 3 luglio 2013

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