A Pizzofalcone sul Monte Echia

 molti preziosi ricordi storici

Via Pallonetto a Santa Lucia  

 

 

Via Pallonetto a Santa Lucia

 

Da via Monte di Dio, percorrendo in discesa il Supportico Astuti, (verso la piazzetta Demetrio Salazar e lo storico Istituto d’Arte Palizzi, da cui per una breve scalinata si  giunge a Piazza del Plebiscito), si trova sulla destra la via  Pallonetto a Santa Lucia. Quasi subito ci si accorge della diversità  di questa località dalle strade o vicoli circostanti per una sua intima vita.

La strada ampia in origine è quasi priva di negozi: ve ne sono alcuni di  generi alimentari, ma è quasi un susseguirsi continuo di “bassi” difesi da balconcini come marciapiedi protetti talora muniti  di sgabuzzini esterni. Molte sono le edicole votive  e  anche sporgenti a modo di piccoli monumenti. Da questa che è la strada principale, a mezza costa del monte Echia, che ho percorso in discesa, si dipartono diverse stradine  tutte terminanti in scalinate che precipitano sulla via Santa Lucia, da cui non tutte si scorgono chiaramente ma già di fronte alla chiesa di Santa Lucia se ne intravede una e poi le altre più avanti, confluenti in un’unica piazzetta nei pressi della Chiesa di Santa Maria della Catena; più avanti il dirupo del promontorio oggi in consolidamento.  Quanto alla via Santa Lucia,  essa fu data da sistemare, nel suo impianto urbanistico, col nome di via Gusmana, dal cognome del vicerè  Olivares, per suo  incarico a Domenico Fontana tra il 1597 e il 1599, che dovette affrontare particolari problemi sia per affondare le fondamenta nella spiaggia sia per tagliare in parte il costone di tufo al fine di allargare la strada (cfr. P. C. Verde, “Domenico Fontana a Napoli”, Electa 2007).

Tornando alla via Pallonetto, a metà strada sulla destra vi è un percorso a gradoni che sale, Salita Echia, chiuso sul fondo da un muraglione che impedisce l’accesso in cima su Via Egiziaca e alle “montagnelle” come qui chiamano i ruderi sulla vetta.

 

 

 

Due antichi portali

Sul versante sinistro della strada, sempre scendendo, si dipartono alcune stradine, vico Storto, vico Solitaria… che, dicevo, terminano tutte con le scalinate: sul fondo del percorso a sinistra si scorgono  alle spalle  i campanili di Santa Maria della Catena e  guardando dritto in alto, a coronamento della parte visibile della collina, una costruzione con un ciuffo di alberi, quasi sul pianoro del Monte. La strada è dunque la spina del quartiere montuoso che gode altresì nel suo percorso della presenza di palazzi e portali secentesci e settecenteschi conservati con qualche decoro. Quel che maggiormente colpisce  un estraneo è la singolarità di questa zona che -radicata nel versante orientale dalla vasta piazza del Plebiscito, ad occidente prende le sue radici dal Chiatamone, nel quartiere di Santa Lucia un tempo terminante in  una vasta spiaggia, oggi acquisita alla città con strade e palazzi, il monte promontorio Echia originariamente strettamente collegato con l’ampia spiaggia all’isola di Megaride e, successivamente, al medioevale Castel dell’Ovo nelle cui vicinanze ancora nell’Ottocento sorgevano “I Giardini Reali” - sia oggi tagliato fuori, privato del mare originariamente sua fonte di vita (ce lo mostrano i dipinti e le fotografie ottocentescche; cfr C. De Seta ”Cartografia ella Città di Napoli”, 1969), sospeso in un mondo diverso, modificato nel tempo; lontano altresì dai trascurati giardini  novecenteschi del Molosiglio, inarrivabili per la strada di scorrimento veloce che li circonda, anche lì il mare negato. 

             

       

Alcuni scorci del Pallonetto prima delle rampe a Santa Lucia

Dunque il Monte,  che si eleva dolcemente di fronte al Palazzo Reale e che scende ripido e roccioso sulla strade di via Santa Lucia e del Chiatamone ha nel suo apice un agglomerato di  siti monumentali da ovest ad est: Villa Ebe, la Chiesa dell’ Immacolatella, l’Archivio Militare, la Scuola Militare della Nunziatella, la settecentesca Caserma Nino Bixio ed infine la nuova sede della Università Partenope, oggi è quasi estraneo alla città  a  cui ha dato le origini. Naturalmente lunga è la storia ma si può ripercorrerla brevemente: oggi sulla curva del Chiatamone, laddove il monte precipita visibilmente a strapiombo, insieme a lavori di consolidamento, si sta costruendo un ascensore: l’idea è antica, già Lamont Young ne previde uno nell’ambito dei suoi progetti residenziali per il suo secondo “Castle Lamont” da realizzare su due livelli per sé e per  il suo socio Astarita, dopo venti anni dal primo costruito al Corso Vittorio Elanuele, (G. Alisio ”Lamont Yang. Utopia e realtà nell’urbanistica napoletana dell’Ottocento”, Officina ed. 1978).

Interessanti sembrano i reperti appena rinvenuti dagli archeologi in questo luogo determinante per le origini della città: Megaride e Partenope, poi Palepoli,  furono  circoscritte in poche centinaia di metri, compresa la cima del Monte Echia su cui fu collocato il tempio di Atena che i devoti viaggiatori scorgevano da lontano.  Napoli poi si ampliò in altri siti più ameni e convenienti, verso est mentre continuava a distendersi sul monte Echia e alle sue pendici, racchiusa in questo ampio cerchio prima accennato: Chiatamone, salita in tornanti al tempio e più tardi a ville amene, discesa  dal Pizzofalcone, come oggi viene anche detta la zona alta, verso Monte di Dio e più giù al vallone oggi oggetto di scavi per la Metropolitana, per  risalire verso la Necropoli, a via Nicotera da cui si scorge l’alto colle del Vomero fino al Castel Sant’Elmo sul fondale. A metà strada, a destra verso il Pallonetto e le  stradine e le scale verso il Palazzo Reale, più precipitose e numerose verso Santa Lucia.  In questo cerchio è racchiusa una parte fondante e viva della storia di Napoli, che varrebbe la pena di aprire ancor più ai contemporanei.

 

 Maria Carla Tartarone, novembre 2011

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