Allo Studio ArteFuoriCentro di Roma

una mostra  antologica di

Ilia Tufano

“La parola del mare”

 

 

Ilia Tufano, “ Marecubo”, 2007,  plexiglas, cm.19,  foto Basagni

 

 Presso lo Studio ArteFuoriCentro di Roma l’artista Ilia Tufano espone, a cura di Giorgio Agnisola e Dario Giugliano,  “La parola del mare” un’antologica di lavori realizzati dal 2005 ad oggi: dipinti e  sculture in plexiglas e altri materiali, ispirati al mare: il mare come pensiero e spazio vitale. Alle sculture e ai dipinti si aggiunge un’istallazione,“Entrare nel mare” in cui gioca un ruolo importante un materiale già usato dalla Tufano, lo specchio che approfondisce lo spazio, lo estende, riflette la profondità del pensiero dell’artista chiarito anche nel dialogo ipotetico, “Retorica e tautologia”, tra il retore Elio Aristide e Platone.  Alla Tufano - tra l’altro redattrice di Porta di Massa, laboratorio di filosofia - è dedicato un Quaderno di MA, Movimento Aperto, associazione culturale curata dalla stessa artista, in cui viene illustrata  parte del suo lavoro  dal 2005.  

 

 

 

Ilia Tufano, “Acqua”, olio su tela, 60x60,  foto Basagni, 2010

 

 La ricerca di Ilia Tufano, formatasi nella scuola di Argan, si è sempre mossa nell’ambito analitico “delle riflessioni metaforiche e concettuali di parole e immagini… e si è realizzata “all’interno di un gioco sottile di espressione simbolica e indicazione emozionale”  come scrive Giorgio Agnisola nel “Quaderno” catalogo in cui  vengono riprodotte le opere dell’artista ad opera del fotografo Basagni. L’artista rivela la razionalità  concettuale delle sue opere fin dall’inizio del suo percorso esprimendosi in visioni geometriche talvolta mobili forse ispirate dalle geometrie mobili e musicali di Kandinski, a Napoli ispiratrici anche di Eduardo Palumbo, di  Renato Barisani,  viste anche nelle geometrie Madi di Carmelo Arden Quin, un movimento che partendo dall’America Latina si è diffuso anche in Italia.

 Ma la Tufano sembra interessarsi più volentieri  all’ambito più rigoroso e razionale del rapporto tra parole e linee geometriche, che troviamo anche nella personale del 2009 al MA di Napoli, dove si è impegnata  nella definizione del rapporto tra voces et res, tra le parole e le cose, seguendo l’insegnamento di Platone nel Cratilo dove Socrate affronta il problema, analizzando  l’etimologia di un lungo elenco  di parole, spiegando il valore intrinseco del nome, anche del nome proprio. Qui Socrate afferma la stabilità ontologica delle cose e contemporaneamente la conoscenza delle cose dai nomi, lasciando infine all’allievo  Cratilo il prosieguo della riflessione  e la soluzione della questio (cfr. Dario Giuliano curatore della personale  al MA).

Oggi rivelatore della tuttora aperta ricerca della Tufano è il colloquio ipotetico tra Elio Aristide e Platone, in particolare nel punto in cui il maestro chiarisce che esistono discorsi fatti non solo di parole ma anche di numeri, simboli, figure geometriche, espressioni visive del pensiero. Nel seguito del dialogo, al rètore che chiede se sia giusto identificare arte e tautologia, Platone risponde che in filosofia la tautologia designa un discorso fuori di senso; ma può obiettarsi che la tautologia dà comunque una visione più chiara alle parole, un assunto comprovato, potrebbe dirsi, dall’opera della Tufano che, oltre l’ambito concettuale,  pur interrogandosi ancora oggi in questioni irrisolte, concretizza i concetti in immagini che attraverso la scrittura pittorica, geometrica ed il luminoso colore, a tratti manierista, realizzano il suo pensiero che sempre si interroga e cerca spiegazioni al suo operare.  Del resto, nelle numerose immagini del “Quaderno” che ritraggono le opere della mostra romana si percepisce chiaramente il percorso di ricerca dell’artista che sembra volgere al pubblico la stessa domanda che il rètore pone a Platone: l’immagine può essere considerata una tautologia?

 

 

 

 Maria Carla Tartarone,  17  novembre  2012

 

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