Le prime mostre del 2013

 Al Blu di Prussia

Al MA-Movimento Aperto e

 Allo Studio TRISORIO

 

 

 

Giuseppe Manigrasso al Blu di Prussia, 2013

 

Nelle prime mostre dell’anno nuovo interessanti diversità rappresentative: Al Blu di Prussia Giuseppe Manigrasso in una nuova veste tra scultura e collage;  scultura, fotografia e video allo Studio Trisorio con Rebecca Horn e Stefano Cerio;  pittura al MA-Movimento Aperto, di Ilia Tufano con Loredana D’Argenio.

 A cura di Diana Gianquitto  Al Blu di Prussia  Giuseppe Manigrasso aggiunge un nuovo filone alla sua ricerca artistica: non più sculture antropomorfe in creta rugosa, come ricorda nella Sala convegni il video sulle sue mostre, ma quadri, non pittura ma apparizioni leggere create con elementi linguistici  ricercati in  natura: paglizze, carte leggere,  quasi libranti, racchiuse da chiare cornici. Forse un ritorno alla grafica, ai  suoi ricordi di architetto: architetture spaziali naturalistiche in vaghi collages tridimensionali, luminosi ritagli talvolta accartocciati, sempre leggeri: è un reperire soprattutto nella natura invernale gli elementi necessari a portare avanti il colloquio con l’arte, iniziato tanto tempo fa,  attraverso la comprensione in toto del mondo spirituale e reale.

 

 

 

 

Al Ma –Movimento Aperto, Loredana D’Argenio

 

Loredana D’Argenio originaria della Puglia, giunge a Napoli per i suoi studi in Accademia e con ostinazione li persegue fino a giungere ad essere lei, la titolare della Cattedra di pittura in Accademia. I lavori aniconici, che ha portato sono piccoli e grandi, molto grandi, dai segni ed i colori  molto incisivi: grandi pennellate, forti e volitive, sfide nere e colorate, intense.  Le sue opere piccole, intorno ai trenta centimetri per trentacinque, si prestano a divenire installazioni così come la pittrice le ha presentate in Galleria. La mostra  è stata curata e presentata da Dario Giuliano (“Una Metonimia Significante”) che analizza la necessità per l’artista di esprimere attraverso forti pennellate, concrete nella loro astrazione, la sua volontà di vivere l’arte con determinazione collocandosi, a mio parere, sulle orme dell’espressionismo astratto del novecento, legato vagamente al surrealismo che non riguarda i gocciolamenti di Pollock sibbene i suoi segni forti e concreti come quelli di molti artisti alla perenne ricerca di sè attorno agli anni quaranta e cinquanta, ad esempio Clyfford Still, Willem de Kooning, Barnett Newman, Robert Motherwell, ed altri fino a Cy Twmbly.  Va altresì detto che le pitture della D’Argenio, aniconiche, riescono tuttavia, nella luce emergente tra i segni metaforici del quadro, ad esprimere  la presenza immanente della natura.

 

 

 

 

Da Trisorio, Stefano Cerio, “Night Ski”, immagine fotografica

 

Mentre nello studio Trisorio sono ancora in mostra le “Capuzzelle” di Rebecca Horn, i teschi da cui nasce la vita, che ancora, come in  Hirst, ispirano l’artista in poetiche sculture, si è inaugurata, nel Nuovo Spazio, la mostra  di Stefano Cerio, “Night Ski”,  (Catalogo “Vice Versa” edito da Contrasto, con testi di Walter Guadagnini e Cristiana Perrella) accompagnata da una audio installazione, composta di nitide  immagini fotografiche  notturne, che riprendono la solitudine degli impianti sciistici, la lucentezza dei fili d’acciaio, delle macchine di risalita, lontani da qualsiasi ombra umana. I luoghi solitari, le macchine immobili sono tuttavia emblema della presenza umana che, lontana, diffonde nelle immagini un velo di malinconia. L’arttista che abbiamo visto nel 2009 a Capri nella mostra ”Sintetico Italiano”, dopo essere stato, nel 2011, alla Fondazione Forma di Milano con la mostra  “Aquapark”, è stato a Napoli, al  Madre, dove ha esposto le sue fotografie nell’ambito della collettiva “O Vero, Napoli nel mirino…”.

 

Maria Carla Tartarone, 23 gennaio 2013      

 

 

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