Street Art

Nel Mondo e a Napoli

Tra via Toledo i Quartieri e via Chiaia  

 

 

Street art a via Toledo, il madonnaro Giuseppe Gargano

 

 Dopo la mostra di Keith Haring a Caserta (“Senza Titolo” un acrilico su tela  di sei metri per tre del 1983 cui fa da contrappunto uno stralcio del “Murale di Milwaukee appena giunto per essere esposto prima a Benevento e poi alla Reggia, creato anch’esso nel 1983),  ed il restauro a Pisa della parete del monastero di Sant’Antonio, che Haring decorò in pochi giorni nel 1989, mi interessa trasferire il discorso alla street art italiana ed in particolare a quella campana.

  Premesso che per gli artisti di strada è un bisogno urgente l’ esprimere pensieri anche beffardi in  grandi figure spesso considerate, non a torto, imbrattatrici di proprietà non solo pubbliche andiamo alle origini:  In America a New York questa “corrente” nasce e si sviluppa tra gli anni sessanta e settanta ed oggi sembra esaurita come scrive  Cedar Lewishon nel suo “Street Art, the Graffiti Revolution” , uscito nel 2008, una sorta di storia sociale e politica che spiega perché a New York il movimento, nato dalle bisogni comunicativi degli Hippi e dalla guerra del Vietnam,  quando urgevano pressanti problemi politici, oggi sia finito, naturalmente anche a cagione della guerra contro i graffiti condotta  dal  sindaco  Ed Koch che ne decretò il bando. Del resto nel corso degli anni ottanta le Gallerie scoprono i graffitisti (non solo Haring e Basquiat) e li tolgono dalla strada.

   

 

Scultura e pittura ( Kaf) tra via Toledo e via Chiaia

 

 Anche in Europa già nel sessantotto si utilizzano le pareti delle città come spazi per gli sfoghi raramente artistici di migliaia di giovani che si snodano lungo le mura delle ferrovie o  dei parchi, o sulle superfici cieche di vecchi edifici malconci: a Londra (noto è il litigio del 1985 riportato dal Corriere della Sera nel 2009, tra King Robbo e Banksy  a colpi di cancellature e sovrapposizioni  di immagini), a Parigi  e a Berlino dove negli anni ottanta i writers erano nel  momento di maggior sviluppo  prima della caduta del muro. Dopo poté  vedersi la differenza fra le due città: ad ovest i muri colorati di scritte vivaci e ad est bianchi nella città intatta.

 Negli stessi anni settanta anche le città italiane sono invase dai graffitari che a  Milano, Bologna, Roma, Napoli invadono gli spazi ferroviari e urbani rischiando arresti e multe per esprimere il loro pensiero ribelle, sovrapponendo spesso le scritte o le immagini le une sulle altre.

Dagli anni duemila i sindaci decidono di intervenire drasticamente nel riportare ordine o nel cercare di offrire spazi esterni alle città.  Portare quest’arte nei Musei fu un’iniziativa stimolante per molti artisti: Nel 2007 a Milano si inaugura  al Pac una mostra dal titolo “Street Art, Sweet Art” cui partecipano anche Bros ed Ozmo che, in un passo successivo, prendono parte  alla mostra a Palazzo Reale “Arte Italiana”, questo per dire come il passare da uno stato non considerato artistico ad uno stato dell’arte non sia impossibile.

 

 

 

Il writer Zilda al Granatello, “Amore e Psiche”, 2011

 

Nel  gennaio 2008  Focus sul Corriere della Sera pubblica un’esaustiva inchiesta sui writers (nelle città di Torino, Bologna, Milano e Roma) prendendo in considerazione la  fascia di età, il numero dei giovani (duemila a Milano ed altrettanti a Roma), i costi per la rimozione delle scritte, l’estrazione sociale, la provenienza, gli argomenti trattati (su cento operazioni soltanto 29 erano  costituite da disegni). Tra i milanesi viene intervistato Gatto, ormai quarantenne, che aveva cominciato sedicenne negli anni novanta e nel 2008 era ormai partecipe alla lotta tra il suo vecchio sistema e quello dei “colletti bianchi della bomboletta passati dai tunnel del metro alle Gallerie del centro, alle mostre, ai musei, alle aste”. Lo stesso percorso lo ha seguito il compagno di sortite Pao, che dai panettoni stradali dipinti è passato alla scenografia con Dario Fo e alla pubblicità. Un suo quadro un metro x un metro vale oggi tremila euro. Le crew (firme) di Milano erano una decina, tra cui Bn, Thp, Tdk, Mpm, acronimi da sciogliere sul web che è la nuova piazza San Babila.

  A Napoli negli anni abbiamo visto un altro duo evolvere la sua arte da arte di strada ad arte delle gallerie, il duo Ciop e Kaf. Nel 2007 già noti e considerati dal Madre artisti vedono ricoperti i loro manifesti, lungo il muro della Villa Comunale alla Riviera di Chiaia, dal Comune con strisce che li cancellano come fuori legge. Sempre nel 2007 è la  prima mostra istituzionale (voluta dalle Ferrovie dello Stato e da Eta Beta, il Servizio Comunale alle Politiche Sociali) nella Metropolitana  di Montesanto  in cui sono protagonisti Cyop e Kaf insieme a Oppio, Zeus, Slork, G.no e Koso. Già si era manifestata un’altra analoga iniziativa nella Stazione di Gianturco dopo che critici e studiosi, di fronte alla proposta di legge che vedeva punibili i writers, sull’esempio dei successi di Basquiat che aveva iniziato come writer nel 1977 ed allora vedeva lievitare le sue quotazioni, intervennero per proteggere questi giovani.

 Nel 2009 si incrementano le mostre in Europa a favore e stimolo per i giovani:  il 26 marzo a Parigi, al Grand Palais, sono in mostra 300 opere di artisti di strada (tra cui lady Pink, Psicoze, Ghost)  giunti da tutto il mondo. A rappresentare l’Italia è BO130, il soggetto a tema è l’amore, dimensione prescritta 80x60 (assai costrittiva!). A maggio la ministra Giorgia Meloni si pronuncia: i graffitisti sono diversi dai vandali e vanno incoraggiati: a galassia Gutemberg, a Napoli, si riuniscono le associazioni per la creatività urbana e si stabiliscono nuovi spazi  per i graffiti d’autore.

 Nel  febbraio  2010 Cyop e Kaf  inaugurano, nella Galleria Overfoto presso San Pietro a Maiella, la loro personale “Fuoco” , opere realizzate con la tecnica raku, della ceramica giapponese, che strae gli oggetti dal forno quando sono ancora incandescenti.  Nel gennaio 2011 esce l’Antologia Fotografica di Ciop e Kaf  “No Comment”, edita da Studiocromie.

Nel luglio 2011  in Campania, a Baronissi si svolge il Festival dei graffiti: 42 artisti hanno decorato il contrafforte del Convento della Santissima Trinità, destinato a Museo dell’Arte Contemporane, avendo come tema il ricordo della tragedia del Giappone nell’ultima guerra. E sempre  in Campania nello stesso luglio graffitari di tutta Europa si riuniscono a Taverna del Ferro, a San Giovanni, organizzati dalla Associazione CallystoArts di San Giorgio a Cremano.

 

 

 Pitture sul muretto della Villa Comunale alla Riviera, Cyop e Kaf ?

 

 Nel settembre 2011 Cyop e Kaf scrivono sul Corriere del Mezzogiorno un ricordo in memoria del Maestro Renato Barisani e visitano commossi la dismessa casa del Maestro Guido Tatafiore auspicando che il ricordo dei maestri venga  sempre doverosamente coltivato.  Successivamente, nel novembre del 2011, si fa un altro passo innanzi a favore di questi artisti: nella causa per plagio intentata da KayOne (lo stesso selezionato da Sgarbi per il Padiglione Lombardia), si stabilisce che “ tutti gli elementi caratterizzanti lo stile e il linguaggio pittorico” del writer vanno tutelati.

Nel marzo 2012 nella Galleria Hde l’ultima mostra della provocatoria coppia di artisti  Cyop e Kaf dal titolo “i. Cone”, acrilici e tempere su legno, la scelta dei colori ricorda la mostra “Fuoco” del 2009.

 Negli ultimi mesi è scomparsa per una ridipintura del muro,  esisteva  da anni un’opera giovane di Kaf a via Chiaia che qui riporto volentieri.

 Oggi sono tornate sul muro che recinge la Villa Comunale figure  sinuose che ricordano questi artisti; c’è da precisare che le opere di cui si parla sono eseguite su base di carta poi incollata, un compromesso che rende più effimera l’opera, ma corretta.

 Ultimo tra i graffitari a Napoli, ormai emergente, citato dal Corriere del Mezzogiorno il sei luglio, è Zilda un giovanissimo di Rennes trasmigrato a Napoli che, mascherato il volto da Pulcinella, va scovando i siti più antichi e caratteristici, i Quartieri Spagnoli, o il Granatello  dove su una vecchia parete scrostata, proprio sulla spiaggia ha incollato “Amore e Psiche” una copia da F. Paul Thumann (1834-1908). Altre sue immagini preraffaellite si trovano sulle pareti delle strade del centro più trascurate.

 Ma a Napoli non solo i dipinti compongono la street art, anche sculture viventi, corpi sinuosi immobili per lungo tempo, significanti un pensiero che il passante può cogliere solo in parte.

 E  ancora creano le loro straordinarie pitture i “madonnari”, (ricordo che da bambina ne vedevo per le strade del Vomero e mi incantavo per ore) talvolta ottimi pittori che riproducevano per lo più a memoria, quadri sacri. Ne ho incontrato uno recentemente a via Toledo, Giuseppe Gargano, bravo, che era intento a riprodurre opere di pittori rinascimentali.

 La musica “a cappello” impera  su tutto e accompagna i passanti soprapensiero che spesso interrompono brevemente il loro andare.  Largo Mercatello, Via Toledo, via Chiaia costituiscono ancora oggi lo spettacolo che guardavano, e guardano, con meraviglia i viaggiatori giunti a Napoli, ospiti affascinati e indulgenti verso i tanti aspetti disordinati che ancora oggi, pur soffrendone, non siamo capaci di controllare.

 

 Maria Carla Tartarone, 12 luglio 2012

 

 

 

 

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