Il  Convegno della Provincia di Napoli in

 Santa Maria La Nova

“ ’A Storia Scuntraffatta” da Masaniello all’Unità d’Italia"

 

 

 

Il recente Convegno della Provincia di Napoli, in Santa Maria La Nova, a cura dello studioso Umberto Franzese, sul tema della Storia di Napoli a cavallo degli avvenimenti che condussero all’Unità d’Italia, offre spunti a riflessioni molteplici.

 Dopo la presentazione dei relatori da parte della moderatrice dottoressa Fiorella Franchini, il Presidente della Provincia Luigi Rispoli introduce l’argomento già trattato con successo nella serata dedicata al Premio Masaniello; seguono gli altri ospiti che aggiungono argomenti alla iniziativa  appoggiata dalla Provincia per sistemare alcuni aspetti della storia postunitaria e porre l’accento sull’identità della cultura napoletana.

Lo scrittore Jean Noel Schifano, francese ma ormai napoletano come si dichiara, innanzi tutto pone l’accento sulla rilevante identità del popolo napoletano che necessita di essere evidenziata anche attraverso lo studio della lingua napoletana da proporsi nelle scuole medie, (accanto al latino dico io, che ne costituisce in buona parte, come il greco, l’ossatura).

Ma è soprattutto sugli eventi storici che riflettono i convitati, su quel periodo che va dalla spedizione di Garibaldi in Sicilia alla vittoria dei Savoia e alla costituzione del Regno d’Italia. Sugli eventi precedenti: sui cento anni e più che videro i Borbone sul Regno di Napoli e di Sicilia (1738) e poi sul “Regno delle Due Sicilie” avallato dal Congresso di Vienna (1815) con qualche non indifferente cessione di territori. Dunque il Regno era tra i primi in Europa e Ferdinando I non avrebbe avuto il titolo di Re delle due Sicilie se non avesse avuto potere e peso politico tra i convenuti al Congresso di Vienna

Si sa che i rapporti col papato non erano sempre stati buoni, soprattutto tra Carlo e il papa Clemente XII: l’investitura, ritenuta inutile dal  primo ministro Tanucci, giunse nel 1738.

Si sa che il Regno era prospero, che i conti erano in attivo, anche sotto Ferdinando IV e i suoi eredi; che nel campo delle tecniche (vari Siti Reali fondati sulle tecniche acquisite da specialisti del regno mandati all’estero, in tutta Europa (Francia ed Inghilterra in primis); che nel campo delle ricerche storiche, prima gli scavi di Ercolano e Pompei, poi  le acquisizioni dell’eredità Farnese e la fondazione dell’Accademia Ercolanese che Carlo con lucida intuizione fondò, gli consentirono approfonditi rapporti culturali in Europa soprattutto con l’Inghilterra, che nel campo artistico si consolidarono anche con scambi di reperti, soprattutto gessi, di rilevante importanza (l’Inghilterra possedeva tra l’altro le copie in gesso dei triglifi e le metope del Partenone che inviò a Napoli in cambio di altre testimonianze e documenti rilevanti per la storia dell’arte europea).

E’ dir poco se si pensa che in seguito alla venuta a Napoli (1750) delle architetture avanzate di Luigi Vanvitelli, Custode dell’Accademia Romana di San Luca, venivano mandati ogni anno, e per tre anni, a specializzarsi a Roma i giovani artisti migliori che frequentavano sia le botteghe degi artisti della Casa Reale sia l’Accademia. Per non parlare delle Arazzerie e delle Cristallerie istituite con specialisti venuti dalla Francia. Con ciò si vuol dire che nell’ambito artistico, ma anche scientifico, vi fu un attivo interesse se si pensa alle ricerche, diffuse attraverso pubblicazioni su più fronti del principe di San Severo che non si può semplicisticamente, come facava il popolino, definire stregone.

Fin qui siamo nel Settecento, ma l’avanzamento nelle tecniche proseguì nell’ambito dei trasporti navali, e ferroviarii che nacquero e progredirono nel corso dell’Ottocento.

Si può continuare nella esemplificazione per gli ulteriori quarant’anni circa che restano fino allo smembramento fisico e morale di questo regno che ben conoscono gli studiosi; ma io affiderei alle scuole, medie e superiori, questa ricerca.

Tra i convegnisti l’architetto Franco Lista ha ricordato l’illustre Roberto Pane che studiando la Chiesa di Santa Chiara ha ben messo in evidenza quanta messe di cultura europea ed extraeuropea, che circolava già nel XIII secolo a Napoli, questo monumento raccolga: ad esempio la cultura araba, spagnola dei mosaici, giunta a Napoli e nelle altre zone del meridione nel centenario periodo in cui furono gli Arabi i padroni del Mediterraneo: i preziosi mosaici di origine araba, che da Roma attraverso la famigla di artigiani-artisti i Cosmati, nel tredicesimo secolo furono trasmessi a Napoli; le architetture orientali, ma anche toscane che giunsero a concentrarsi e ad amalgamarsi nella trecentesca cultura artistica rappresentata in Santa Chiara.

Molto è stato detto ancora dagli studiosi: dal Consigliere Regionale Angelo Marino, dagli interventi ulteriori di Schifano, per finire col giornalista-collezionista Gaetano Bonelli che vorrebbe arricchire i nostri musei dei suoi preziosi e fondamentali documenti, a conferma della Storia.

Il convegno si è concluso col proposito di affidare alle scuole la rivalutazione con lo studio della lingua, della identità napoletana, come raccomanda del resto anche l’ iniziativa di Napoli Novantanove (“L’arte l’altra lingua degli Italiani”), senza improvvisazione, conducendo i ragazzi verso la curiosità, con studio rigoroso, mai sommario.

 

 

Maria Carla Tartarone, 24 ottobre 2012

 

 

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