Alla Galleria Anacaprese Studiò

di Giovanna Simonetta

Un’estate di mostre

 

 

 

Sculture di Maurizio Bomberini nel patio della Galleria

 

            L’estate di mostre alla sede anacaprese della Galleria Studiò di Giovanna Simonetta si è conclusa con un’asta benefica di opere di Maestri del ‘900 (Alighiero Boetti, Giorgio De Chirico, Renato Guttuso, Marino Marini, Pietro Marussig, e Aligi Sassu,  Arnaldo Pomodoro, Alberto Sughi, Victor Vasarely) a favore di Anfas-Capri e della Fondazione Procacci.

            In apertura, il 2 luglio la Galleria ha presentato VistaMare  una collettiva con opere di Nina Nolte, tra cui “The summer knows” (olio su tela,cm.110x180) e della giovanissima Barbara PecorariSardines in the sea” (tecnica mista su tela, cm.120x150), in varie versioni anche luccicanti. Di altra ispirazione hanno partecipato alla collettiva le vedute del mare di Paolo Lazzini  neoromantiche e,  sul  versante del riciclo, le opere in tecnica mista di  Marco Veronese, del gruppo Cracking Art, pure  ispirate alle conchiglie e alle stelle marine impigliate nelle reti, nelle trasparenze degli scatti fotografici e in sculture.

            Vi hanno inoltre partecipato le opere  di Natalia Silva con i personaggi graffianti di “Ordinary People” e più ancora di “Girls with gun” e quelle di Paola Lenski nelle cui astrazioni si rileva un’intensa ricerca coloristica dove materia e colore si apartengono reciprocamente in un unico linguaggio intenso ed espressivo.

           

 

 

 

 

Alcune delle  sculture di Matteo Pugliese in mostra

 

            Altri artisti hanno partecipato alla sfilata estiva della Galleria: molto interessante Marco Querin che già con i suoi “Fili conduttori” nel 2010  ci aveva condotti per il mondo, con lana, cotone, rame, foto digitali, alla maniera di Alighiero Boetti, lasciandoci ammirati.

            Hanno pervaso l’ambiente del patio le sculture lignee mobili  di Maurizio Bomberini, ironici animali digrignanti dalle linee aguzze,  retti su fili metallici elastici alla Calder o sistemati a muro come fantastici bassorilievi dai colori squillanti, tratti certo dal mondo del fumetto o dei cartoons in una ricerca vivace ed intensa.

            Carla Tolomeo, la dame aux chaises, tra le artiste preferite della gallerista, sorprende ogni volta con le sue sculture di stoffa (ma anche con i suoi marmi senza titolo), sempre più preziose introdotte armoniosamente anche tra le pitture di Rapetti e i bronzi di Pugliese,  le tele  di Aligi Sassu, di De Chirico e di Pietro Marussig in un vago scenario di Capri. Altre opere in mostra sono di Paola Lenski, pastose e immateriali a un tempo, mentre la giovanissima Ludovica Gusti con la sua arte poverissima ricicla piccoli oggetti e costruisce amuleti dai nomi antichi, nella ricerca della tradizione. E ancora Ottmar Horl ha esposto le sue sculture di animali marini guizzanti.

 

 

 

 

 

 

 

Uno scorcio della Galleria con “lettera notturna” di Alfredo Rapetti

           

            Il 23 luglio è stata inaugurata la mostra I custodi della serenità con  le  opere scultoree di Matteo Pugliese e i dipinti di Alfredo Rapetti Mogol.

            Gli artisti, pur lontani per l’espressività e la tecnica, Rapetti con le sue epistole sulla serenità, in cui il segno è pensato dall’autore “come impronta del linguaggio”  in un esplicito messaggio allo spettatore e  Pugliese con i suoi guerrieri saraceno, indiano, samurai e longobardo, si sono posti entrambi  a  custodi dell’arte.

            Matteo Pugliese, studioso di arte orientale e di arte precolombiana, rivela altresì la sua classicità nelle sculture possenti che scaturiscono non finite dalle pareti: in esse prevale il significato della forza, del non finito, dello spazio, del pieno e del vuoto dei nostri antichi maestri.

            Alfredo Rapetti, già a Venezia alla Biennale del 2007, presente oggi a Milano nella Biennale diffusa di Sgarbi, esprime o meglio incide il suo linguaggio con l’acrilico: è una scrittura continua che rivela forza per la sua tecnica che intride di colore stracci e carta lavorati con gli strumenti della punta secca nella parvenza di bassorilievo in cui è  il colore a imprimere di drammaticità o serenità  la scrittura.

           

 Maria Carla Tartarone, 19 settembre 2011

 

 

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