Al Blu di Prussia

 Clara Rezzuti

 “… e il naufragar m’è dolce in questo mare”

marini pesci preziosi

 

 

Clara Rezzuti 2011, un’immagine dalla Mostra Al Blu di Prussia

 

La cifra stilistica raggiunta dall’artista nel suo lungo rinnovarsi è ben  rapresentata dal verso  di Leopardi che diventa titolo della mostra esposta Al Blu di Prussia. Nuove, luccicanti, festose, di un’irrefrenabile fantasia le immagini realizzate utilizzando tutti i mezzi dell’arte pittorica, insieme ad un’unica scultura.  Opere contemporanee e senza tempo che prendono le distanze dalle correnti accademiche e dall’informale dei maestri come Giovanni Brancaccio ed Emilio Notte per tanto tempo perseguite. Per Clara Rezzuti la vita e l’arte non sono state facili: la ricerca di normalità non era ieri facile a raggiungersi se si era una donna impegnata ad emergere e la dualità si esprime molto bene in una a lettera  in apertura del  Catalogo del 2001 (edizioni Altra Stampa).  Dopo il 1957, data del suo matrimonio, dopo una lunga sofferta distanza dal mondo dell’arte pur seguito con trepidante interesse ed amore, la pittrice ricorda: “quasi come una necessità di prepotente ribellione mi sentii alimentata da un nuovo fervore che mi spinse a scomporre le immagini, a dissolvere le forme nel colore e nella luce, fino ad arrivare nel 1960 a una  visione puramente informale per anni espressa, ultimo esito forse la “Giuditta ‘66”. Più avanti prosegue: “I miei occhi attenti ai soprusi della società  non potevano non tradurre in termini figurativi queste verità per indicarle, contestarle, ironizzarle. Così la mia pittura reintegrando progressivamente l’immagine si volse ad una espressione di tipo simbolico-dada  con influenza pop”… Fu a conclusione di questa nuova ricerca che, non senza fatica, riuscii a fare la mia prima mostra personale alla Galleria San Carlo in Napoli” (1967)  presentata  da Paolo Ricci.

 

 

 

 

 

Un’altra immagine dell’Acquario di Clara Rezzuti 2011

 

Già nel 1966 notiamo la svolta: la pittrice   con “Lo specchio del dittatore” inaugura il suo nuovo ciclo, rivela la sua personalità che via via si apre negli anni Settanta, siamo negli anni della contestazione giovanile, in una ineguagliabile maniera  ribelle ed incisiva fino al ciclo “Interni magici” che attrae personalità come Fellini che la contatta per averne una collaborazione estetica.

 La pittrice arricchisce le sue immagini con tutti i mezzi a sua disposizione e nel Novanta il racconto autobiografico prosegue con “La famiglia” in cui l’uomo ingombrante viene quasi cancellato da uno scarabocchio.  Subito dopo, nei collages, merletti, lustrini, coralli aiutano i colori ad esprimersi finalmente in una festa libera e i pesci  si fanno emblema festoso di libertà: guizzano in un mare sereno vestiti a festa, autoironici e felici.  Nel catalogo troviamo trascritte alcune delle recensioni di autorevoli critici tra cui De Fusco, Guarino, Pinto, Paolo Ricci, Daniela Ricci, Miele, Venturoli, Causa, Gino Grassi, Pomilio, Rubino, Pozzi, Margonari, Iacovelli, Natali, Vitiello, Seveso, Hristodorescu, Pasquali, Corbi, Piscopo, Terlizzi, Amodio, Bonuomo, Izzo, Agnisola, Manganelli, Carlo Grassi, Loffredo, Ianni, Caliendo, Irace, Caroli.  Recensioni talvolta stupite della forza ribelle, ironica dell’artista. La Rezzuti ha esposto nelle più note gallerie di tutta Italia da  Milano, Venezia, Bologna, Prato, Pisa,  Matera, Angri, Molfetta, Cosenza, e molte volte a Napoli, ultima la mostra del 2009 nella Sala Leopardi del Palazzo Reale. Inoltre troviamo le sue opere esposte a Napoli, nel Museo del Novecento e al  CAM di Casoria  avendo aderito alla 54 Biennale  diffusa di Sgarbi e nel costituendo Museo Laboratorio dell’Istituto d’Arte Casanova.

 

Maria Carla Tartarone, 30 novembre 2011

 

 



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