Il Quartiere di Posillipo

Note introduttive

 

 

 

Palazzo Donn’Anna

 

Il Quartiere di Posillipo prende le radici nell’antico territorio conferito ad Iacopo Sannazaro da  Federico III d’Aragona nel 1497. Il poeta fu sempre fedele al re, lo accompagnò nel 1501 in esilio in Francia quando egli si arrese a Luigi I e gli fu accanto fino alla morte  avvenuta nel 1504. Tornato a Napoli Sannazaro poté godere dei successi de “L’Arcadia” edita prima della sua partenza, accolto dal Pontano in Accademia col nuovo appellativo di Sincerus da aggiungere al suo primo Actius; negli anni compose Epigrammi, Elegie ed Ecloghe (tra cui cinque Piscatoriae) e l’ ultimo suo poema dedicato al Papa Clemente III che lo accolse favorevolmente mentre altri, come Erasmo lo criticarono aspramente, il “De partu Virginis” in cui, attribuendo alla natività un elevato valore consolatorio, fonde in esametri latini, avvicinandosi alla IV Ecloga di Virgilio, gli elementi della tradizione cristiana con quelli della mitologia classica che considerava  anticipatrice del messaggio cristiano. Nel fondo donatogli dal suo re Sannazaro fece innalzare (1497) una chiesa con una cappelletta intitolata a Santa Maria del Parto,  nome che nel tempo la chiesa restaurata e ingrandita conservò. Il  territorio assai vasto, che giungeva fino al mare, andò in eredità ai frati di Santa Maria dei Servi  (1530) che iniziarono a ripartirlo sicché sulla zona si eressero case e vie che ne cambiarono la fisionomia originaria di luogo di pescatori.

 Questo territorio confina con la parte terminale del  Quartiere Chiaia (Piazza Sannazaro, Chiesa di Piedigrotta dov’è la Stazione Ferroviaria di Mergellina e dove  si apre l’ampio tunnel che porta a Fuorigrotta). Prima della fauce, sulla sinistra, a est della collina di Posillipo, si erge il parco  che porta  al Sepolcro di Virgilio e alla tomba di  Leopardi che la tradizione vuole autentici e alla  Crypta Neapolitana scavata i età repubblicana per collegare Napoli a Pozzuoli, oggi impraticata,  lunga come  il Tunnel moderno che porta a  Fuorigrotta. Nell’angolo interno di Piazza Sannazaro, si apre un’erta strada detta Rampe di Sant’Antonio, che  rasenta il parco del Sepolcro di Virgilio e conduce verso la parte alta dell’ampio quartiere di Posillipo, a via Orazio e a via Petrarca nonché alla secentesca Chiesa di Sant’Antonio rimodernata nel 1700 il cui piazzale fu poi meta dei vedutisti della scuola di Posillipo. Queste rampe  di origine romana furono fatte riattare nel 1643 dal Viceré Ramiro de Guzman (re di Spagna Filippo III), che intraprese  negli stessi anni anche lavori di risistemazione della zona di Santa Lucia.

Ma si sale alla collina più agevolmente percorrendo la bella via Posillipo dal nome greco  Pausilypon significante “pausa al dolore”  per la dolcezza del luogo,  che sembra sorgere dal mare a ridosso della spiaggetta ghiaiosa  e del porticciolo di Mergellina  col suo molo (detto Scoglione) ed lo spiazzo dei moderni Chalets, nei pressi della Chiesa di Santa Maria del Parto. La fisionomia originaria  di questa zona doveva somigliare a quella di Santa Lucia ad est del golfo, nella sua parte più interna, quella del mare di Partenope: la spiaggia, il Castello dell’Ovo, la vita dei pescatori. Qui, ad ovest, la spiaggia di Mergellina, la vita dei pescatori e  la Rupe delle Sirene su cui si eresse la Villa Sirena  del primo proprietario, il  poeta Dragonetto Bonifacio padre di Roberto Marchese d’Oria (insignito da Ferdinando III d’Aragona) e di Carmosina fanciulla amata dal Sannazaro, morta giovanissima. Dal 1571 la villa passò al Priore Ravaschieri, e intorno al 1640  ne divenne proprietaria  Donn’Anna Carafa moglie del Viceré Ramiro de Guzman duca di  Medina de las Torres, che la fece ricostruire integralmente su progetto di Cosimo Fanzago. Il Palazzo Donn’Anna sembra prendere le fondamenta nel mare come il castello, dall’altra parte del golfo, perso ogni retaggio di Megaride. Sulla riva accanto è il Bagno Elena dei primi del Novecento; alle sue spalle, sulla strada, le ultime propaggini di Villa Doria d’Angri, cui si accede da Via Petrarca costruita nel 1808 sui resti di  un’antica  Masseria del Cinquecento, dall’ingegnere Bartolomeo Grasso.  

Si può leggere in “L’Armonia Perduta” di La Capria la descrizione felice della costa e delle sue ville viste dal mare  di Mergellina, poco più avanti, dopo il “suo” Palazzo Donn’Anna.

Letteralmente trascrivo: “Ecco la villa rossa del Conte Pavoncelli costruita a blocchi sparsi, e la sua spiaggetta privata; e l’arco naturale detto “Il Presepio”, che s’apre nella falda tufacea sottostante; e Villa Roccamarina e poi l’insenatura detta di San Pietro e due frati dove s’affacciano Villa Cottrau, e la Villa Cutolo…Procediamo verso Villa Roccaromana che digrada con terrazze e giardini dalla strada alta sulla costa fino al mare…”.  E più in alto sulla costa poco oltre il Parco di Villa Martinelli con le palazzine che hanno sostituito l’antica villa. “Ecco Villa  d’Abro, costruita in mattoni, merlata… E Villa d’Avalos, dannunziana; e Villa Carunchio col suo giardino pensile sul mare”. Poi Villa Riaro Sforza e Villa Peirce col suo porticciolo, nascosta nella pineta digradante dalla strada. Più avanti  dopo la pineta prende luogo un precipitare di campagne incolte o coltivate verso la spiaggia della Villa del Cinito,  “…e proseguiamo dopo le verande e i giardini di Villa Gallotti, verso Villa Marino, dove c’è il celebre ristorante di Giuseppone  a Mare”.  “Tra Villa Marino e il molo di Capo Posillipo c’è Villa Volpicelli… Doppiamo il Capo, ecco Villa Rosebery e tutta la costa al di la del molo che si apre alla vista fino all’isola della Gaiola e a Marechiaro”.

La descrizione dello scrittore trascura volutamente la strada, via Posillipo, su cui si affacciano i palazzi moderni, che godono della bella veduta, ne diamo un cenno: La sistemazione della strada che si spinge sulla collina, in tornanti alti sul mare, sul vasto promontorio di tufo giallo, incominciò agli inizi dell’Ottocento col sorgere delle ville moderne,  seconda casa dei signori napoletani, che spingono i loro giardini fioriti e ombrosi di pini  fin sul mare ghiaioso in una miriade di scorci sempre vari.  Molti sono  i cancelli da cui si dipartono i giardini delle ville nominate da La Capria, lungo tutto il percorso della strada in salita. In un primo slargo sulla collina è il vasto emiciclo di Piazza San Luigi  (oggetto di un recente concorso di arredo architettonico i cui elaborati sono stati esposti al Pan). Nelle vicinanze i cancelli di Grottaromana, negli anni cinquanta Stabilimento Balneare e Night protetto dai pini nelle belle notti di estate ( cfr.  R. De Fusco “Arti e Altro”).

Da via Posillipo quando la strada si allontana dal mare nascono alcune vie perpendicolari alla costa: Via Ferdinando Russo conduce a Villa Rosebery,  a  Villa Emma Hamilton poi  Villa Barracco; in fondo alla strada Riva Fiorita. Via Marechiaro conduce a Villa Beck, l’attuale  stabilimento balneare  Villa Imperiale ma fino agli anni Cinquanta proprietà di due anziane signorine austriache, che raramente scendevano nel  giardino roccioso giungendo fino all’ampia cabina in mattoni sugli scogli nei pressi del “Castello degli Spiriti”, l’ antico suggestivo rudere sul mare. Nel piccolo borgo di Marechiaro sorge  poi la Chiesa di Santa Maria Del Faro nata sui ruderi di un antico faro nel XIII secolo e restaurata dopo il 1680, su disegno del Sanfelice quando la nobile famiglia di Francesco Maria Mazza, di provenienza salernitana, ebbe dal Papa il diritto di patronato perenne. La chiesa moderna conserva ancora lapidi ed arredi dell’antica chiesetta, nonché tracce di pareti in opus reticulatum.  Il Celano (1692) scrive che in questo sito si  trovava la Villa di Antonio Paleologo greco del XVI secolo, che la vendette poi ai nobili Mazza di Salerno. Altre stradine o viali contornati di ville, come “Viale Costa”  raggiungono  il mare di Riva Fiorita e di Trentaremi.

In cima alla via Posillipo, sulla destra, sorge, dedicato ai caduti delle due guerre mondiali, il severo Mausoleo Schilizzi,  opera ottocentesca di  gusto eclettico di  Alfonso Guerra. Più avanti a destra sulla salita un ampio piazzale conduce a tre strade: da un lato al viale del Parco Archeologico, dall’altro alla parte alta di via Petrarca terminante con  Villa Ruffo, che con l’ampio parco scende ai tornanti bassi di via Posillipo, ed infine  alla via  Manzoni che si affaccia anche sul panorama dei Campi Flegrei. Lungo il suo percorso Via Petrarca si collega a via Orazio e a Via Manzoni con tornanti panoramici che prendono il nome da  antichi poeti e letterati: via Pacuvio, via Nevio, via Catullo, via Scipione Capece e via Stazio che termina  su via Manzoni parallelamente allo sbocco di via Orazio.

 

 

 

La Chiesa di Piedigrotta con vista del moderno Tunnel di Fuorigrotta e della Crypta Neapolitana

 sita nel Parco Virgiliano

 

Spesso queste ville sono sorte sui luoghi delle antiche ville romane, le “seconde case” del primo e secondo secolo sparse lungo la costa  per le quali fu scavata nella collina  del Capo di Posillipo la via  che conduceva al Porto di Pozzuoli e al suo mercato, a Cuma e alla via Domiziana, verso Roma. E’ la Grotta di Seiano, così detta dal nome del ministro (forse Sillano, ipotizza Gunther) di Tiberio che ne autorizzò lo scavo di circa settecentosettanta metri condotto dall’architetto Lucio Cocceio Aneto, che collegava la Villa di Publio Vedio Pollione  (ministro e cavaliere poco amato e non moralmente integro per cui alla sua morte, nel 15 a.C., Ottaviano Augusto suo erede fece abbattere la casa sull’Esquilino conservando però ed ampliando come Villa Imperiale la magnifica villa napoletana), ma anche le altre ville romane, alla Capitale.  Nella villa di Pollione, che si estende da Trentaremi alla Gaiola, sono chiari i resti del Teatro e dell’Odeon, nonché delle ampie sale di ricevimento in parte sommerse dal mare. La Villa rimasta in abbandono per secoli fu, come la lunga grotta, oggetto di ricerche nella rinascenza. Già Antonio Paleologo, greco, ultimo discendente degli imperatori di Bisanzio aveva fatto ricerche e scavi nel XVI secolo acquisendo alcuni reperti statuari alla sua villa.  

Per quanto riguarda la strada nella grotta, maggiori furono le ricerche nell’ottocento, dopo che  fu ritrovata da Ferdinando II di Borbone che la fece riattivare  nel 1840,  per opera degli scienziati della Stazione Dhorn. Nel 1842 l’architetto Guglielmo Bechi, portò alla luce il Teatro e l’Odeon: il Teatro particolarmente grande, con una cavea di circa cinquanta metri  sembra potesse comprendere duemila posti e la scena comprendeva una lunga piscina, forse per spettacoli acquatici. L’Odeon, teatro coperto, ha una cavea di ventotto metri con scena tradizionale.  E’ probabile che questa villa imperiale, abitata da Ottaviano Augusto per brevi periodi, abbia accolto anche Nerone e  qualche suo spettacolo. Dopo il Bechi la proprietà passò al De Negri che ne fece la sede di una Società di Piscicoltura. Numerosi furoni i proprietari nel Novecento in particolare delle Villa della Gaiola oggi sede di un Istituto di Studi, “ Il Parco Marino”. Gli scavi proseguirono nel primo novecento, per opera di Robert Gunther biologo che si appassionò all’opera di archeologo e che ne scrisse nel suo “Pausilypon. The Imperial Villa near Neaples” (1913).

La Grotta di Seiano è un monumento assai rilevante, non solo come strada scavata nella roccia ma anche come portatrice di un acquedotto romano, datato attraverso il rinvenimento dei tubi di piombo all’epoca di Adriano, che partendo da Pizzofalcone giungeva alla Cripta Neapolitana e alla Gaiola; un   altro tratto dello stesso acquedotto partendo dalla Cripta Neapolitana giungeva  ad Agnano, alle Terme di Pozzuoli, alla Piscina Mirabilis e alla cisterna di Miseno.

 I lavori di ricerca furono interrotti per le guerre e dopo per molti anni finché ne fu deciso il restauro, (1993) per il recente G7, che la comprese nel  grandioso Parco Archeologico. Dal parco può ammirarsi uno straordinario  panorama che comprende le isole e le intriganti articolazioni della costa, il verde cupo del Capo di Posillipo prima di scendere verso Coroglio e Bagnoli con la nostalgia delle industrie dismesse e incontrare la interessante e attiva “Città della Scienza”.

 

 

 

 

Il Panorama dal Parco Virgiliano (Rouargue, incisione, coll. Bowinkel)

 

A Posillipo purtroppo, come in altri luoghi della città, soprattutto al Vomero, l’edificazione degli anni cinquanta e sessanta ha profondamente mutato i luoghi non adattandosi e rispettando l’orografia del terreno ma modificandola profondamente con il taglio dei costoni di tufo e delle verdi pinete. Tuttavia permangono numerosi giardini, sulla parte bassa di via Posillipo  mentre sulla parte alta della collina, dopo il trivio che conclude via  Petrarca e via Posillipo e nasce  via Manzoni, dopo l’antica Torre Ranieri inglobata in una vasta masseria oggi inesistente, v’è stato negli anni  il maggiore incremento delle costruzioni: intorno all’antico Villaggio di Villanova sulla via che ancora oggi si chiama Porta di Posullipo, presso la piccola Chiesa Santa Maria della Consolazione,  che fu completata da Ferdinando Sanfelice con forme ispirate al Borromini suo maestro, nel 1737.  All’apice di via Manzoni troviamo ancora antiche ville come Villa Patrizi  del XVIII secolo, col suo Teatrino ancora attivo e la Chiesa, opere del Sanfelice visitabile  con i begli affraschi di architetture. Quasi di fronte Villa Vittoria dal bel parco.

Anche nella zona  del trivio tra via Caravaggio, via Tasso e via Manzoni, laddove il verde infittiva vi è stato  un cospicuo  diradarsi di piante d’alto fusto che una volta sovrastavano il panorama da lontano.  Alla confluenza di Villanova con la Funicolare che scende a Mergellina, termina Via Orazio anch’essa strada di ville,  lungo la quale in basso, presso l’innesto con via Petrarca appare ad un tratto  la bella Casa Oro che si spinge dalla rupe tufacea nel vuoto, opera di Luigi Cosenza, ispirata forse alla Casa sulla Cascata di Wright, costruita tra il 1934 e il 1937 con Bernard Rudofsky.  Ai piedi di via  Orazio si ritrova Mergellina.

 

 Maria Carla Tartarone,   gennaio 2012

  

 

 

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