Thomas Plasschaert  

 Al Mann in “Arcadia”

e alla Galleria Aica in “Pan è morto”  

 

 

T. Plasschaert, senza nome, disegno a inchiostro e smalti, 106x75, 2012

 

Thomas Plasschaert, artista francese già noto, è il giovane protagonista (classe 1980) del progetto ideato ed esposto al Mann e alla Galleria Aica con la collaborazione dell’Istituto Francese di Napoli. Il progetto espositivo principia da visite ripetute al Mann per lo studio della celebre raccolta di opere archeologiche e prosegue con la conoscenza di Marco De Gemmis, attivo funzionario del Museo, di Andrea Ingenito curatore della Galleria AICA e con l’appoggio dell’Istituto Francese di Napoli. Dagli interessi dell’artista per l’arte greco-romana e la mitologia greca e dai suoi studi presso l’École Nationale Supérieure des Beaux Arts a Parigi dove tra i maestri hanno influito maggiormente sulla sua preparazione lo scultore Penone e Duffon professore del corso di modellazione su modelli vivi, scaturiscono i personaggi del mondo fantastico dell’artista, parte espressi in disegni e in pitture in cui prevale la linea flessuosa e in gran parte espressi in sculture in ceramica smaltata e in creta modellata su soggetti vivi come appunto la grande creta di “Il Pan è morto”. Ultimo elemento a precisare il progetto è stato la conversazione, riportata in Catalogo, con l’artista francese Francois Vergier. Il discorso si incentra su alcuni episodi mitologici intorno al dio Pan che emergono nella esposizione all’Aica, ma anche in “Arcadia” al Mann. L’artista trae l’ ispirazione dai “Dialoghi Delfici” di Plutarco, ma anche dalle riflessioni sul concetto di mezzo uomo e mezza bestia che ha incluso, nel tempo, categorie umane fisicamente “diverse”.

   

 

T. Plasschaert, senza nome, terracotta smaltata, 2012

 

Plasschaert è un artista contemporaneo e come tale costruisce le sue opere: esaminando le sue numerose piccole sculture in terracotta colorata e smaltata, eseguite con manipolazioni volutamente veloci, approssimate, in cui è l’espressività accentuata dei personaggi, volutamente perseguita a stupire il pubblico, si evince tuttavia la presenza evocata delle avanguardie del Novecento: il movimento che suggerisce lo spazio, l’essenzialità della figura giacomettiana. Quasi tutte senza nome, le composizioni esprimono lotte inesauste tra due-tre personaggi, una violenza volta al prevalere per la sopravvivenza in un mondo, che non appare, ma si intuisce assai difficile. I disegni a inchiostro e smalto, che, pur nell’astrazione, interpretano particolari della natura, risultano più pacati ed un dipinto alleggerisce il suo tormentoso significato con l’inserimento, anni sessanta, di una automobile rossa. Infine l’installazione site-specific in ferro spinato, ci riconduce ancora alla precisa visione dell’artista di un mondo tormentato e  in grave crisi.

 

Maria Carla Tartarone, 20 aprile 2013

 

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