AL MADRE

MARIO PERSICO

dice ancora

“NO”

 

 

Il  grande“NO” sugli spalti di Casel dell’Ovo nel 2007

 

Il Madre  riflette sulla contemporaneità dell’Arte e pone in mostra, dopo il pittore figurativo De Stefano, un altro artista napoletano del Novecento, Mario Persico.

Persico nasce a Napoli nel 1930 e già dal 1949 partecipa a Collettive; Emilio Notte è il suo stimolante maestro come per Barisani e De Stefano, promettenti allievi.  Nel 1955 è tra i firmatari del “Manifesto dell’arte Nucleare “ di Enrico Bay.

Al Madre sono in mostra, a cura di Mario Franco, opere significative del periodo della partecipazione al “Gruppo 58” insieme a Guido Biasi, Bruno di Bello, Lucio Del Pezzo, Sergio Fergola e  Luca-Luigi Castellano, poi caposcuola dell’Istitutum Patafisicum Partenopeium, che fondarono la rivista “Documento Sud”.

Le discussioni sull’Arte portavanano l’artista a riflessioni sul mondo degli oggetti che già Proust, Kafka, Heidegger avevano considerato “animati”, partecipi della vita delll’uomo, rivelatori dei suoi pensieri.  E Persico considerava che gli oggetti potessero manifestare nel “metamorfismo” la loro aggressività nascosta, castrata.

 

 

 

Al Madre “La Gru erotogaia” di  Mario Persico

 

Cominciò perciò a realizzare “oggetti ammiccanti” e, dal 1965, le prime “opere praticabili” dal fruitore, alcune in mostra nella retrospettiva al Madre: sono opere tridimensionali allungabili, in legno a colori vivaci e in altri materiali, dal carattere ludico, infantile e ironico: scacchiere, roulette, giochi dell’oca, percorsi ad ostacoli.  L’artista offre soluzioni fantastiche ai problemi dell’arte e della vita perseguendo gli ideali della Patafisica, scienza delle soluzioni immaginarie, diffusa da Alfred Jarry (tra le opere “Guignol” del 1893 e “Gesta e opinioni del dottor Faustroll” del 1911) e ripresa negli anni Cinquanta da Boris Vian il quale conferma che la patafisica è forse “…quello che spiega il rifiuto che manifestiamo di ciò che è serio, di ciò che non lo è, in quanto per noi, è esattamente la stessa cosa, è patafisica”.

 Persico su questa strada nel 1968 espone nella “Galleria Senatore” a Stoccarda “Segnali Anamorfici” sul tema erotico-giocoso; appartengono agli stessi stimoli le “Gru Erotogaie” di varia grandezza sempre del 1968 in mostra al Madre in questi giorni.  

Ma in quel periodo diventavano urgenti le riflessioni di carattere politico-sociale e l’artista, sentendosi impotente con il suo lavoro a divenire parte attiva del processo di democratizzazione, teorizzato dalla sinistra estrema, affida la sua delega belligerante agli oggetti che va realizzando: ciò che non può essere detto deve tuttavia farsi sentire” afferma e costruisce perciò la”sedia dell’isteria” (alcuni esempi in mostra) poi “la sedia della tortura” (1971,’74,’76) immedesimandosi nelle popolazioni straziate (sono gli anni delle stragi in Indonesia, Tailandia, Repubblica Dominicana), auspicando che l’oggetto ”senza valore documentativo” nella metamorfosi diventi “altro”.

Negli anni Settanta sulla scia delle riflessioni sul mondo degli oggetti si pongono le sue ricerche linguistiche di ambito concettuale con la  collaborazione al “Manifesto dell’Antilibro” di cui furono fondatori Cassan, Sanguineti e Dorfles. Approfondita l’amicizia con Sanguineti,  ispirato dal teatro di Jarry, l’artista  ha un’esperienza teatrale che lo appassiona: crea le scenografie per il “Labirintus II” di Luciano Berio e per “Il combattimento di Tancredi e Clorinda” di Monteverdi, alla Scala.

 

 

 

 

Ancora un’opera estensibile di Mario Persico

 

Opere rilevanti degli anni Ottanta sono “Memoria e evento indecifrabile“, (tecnica mista su tela), “I funerali di Ornans” (collage su tela, dal 1983 al ‘95), una delle opere ispirate a Courbet.

Seguono degli anni Novanta “La vedova e i suoi pretendenti campagnoli” (tecnica mista su legno del ’91) e “Noi percorriamo l’ombra delle cose” (tecnica mista su legno del ‘96) opere sempre ispirate alla sua visione patafisica del mondo. Negli stessi anni si occupa anche della rivista “Patapart”, organo ufficiale napoletano, sino ad essere nominato nel 2001 Rettore dell’Istituto Patafisico Partenopeo, carica che mantiene tuttora.

Occorre qui ricordare che esistono Istituti Patafisici a Milano, Parigi, Amsterdam, Londra, Santiago del Cile e Buenos Aires. E’ ancora da ricordare che Sanguineti fu dal 1998 direttore dell’”Oulipo-Ouvroir de Littérature Potentielle-“ in cui nel 1972 era entrato a far parte Italo Calvino; e che a Capri nel 1990 viene fondato “Oplepo” -Opificio di Letteratura Potenziale-  che nel 2010, sempre a Capri, ha introdotto nel convegno “Il potere del Potenziale” le regole della nuova creatività.

 Simbolo della mostra al Madre è l’opera del 2007 che dette il titolo alla mostra in Castel Dell’Ovo, emblematica ancor oggi del suo pensiero: il grande “NO”, un’opera  estensibile in cui l’”oggetto ammiccante”, metaforico, ripete il rifiuto non solo di un’arte, ma di un’intera società piegata al “prodotto economico delirante” mentre Persico propone nuovamente l’invito a ritrovare la via del rigore e della riflessione critica, altrimenti non resterà che la vivace, ineludibile “Fuga verso il Patatastro” (tecnica mista su legno) del 2012.

 

 

 Maria Carla Tartarone, febbraio 2012

 

  

 

 

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