Al Pan

le  “Città polimorfiche”

di

 Nat’s, Umberto Natalizio 

 

 

 

 

Nat’s e le sue opere al Pan

 

Nat’s, Umberto Natalizio,  è un artista di origine caprese che, viaggiando molto per mare e amando l’arte, si è costruito un mondo artistico lontano, diverso da quello artistico caprese pur considerevole e amato. Un altro artista caprese,  Raffaele Castello, nato nel 1900, viaggiò molto e potè cogliere il mondo delle avanguardie  entrando a far parte della cultura artistica europea  sia accademica che delle nuove correnti, ebbe come insegnante a Dusseldorf Paul Klee ed ebbe contatti con i futuristi che frequentarono Capri. Tornato poi  a Capri riscoprì di amarla e la riprese coi suoi inchiostri dal tratto deciso nelle sue stradine e nei suoi scorci.

Più vicino al nostro è stato il pittore surrealista  Ugo Di Martino che a un tratto ha desiderato di lasciare Capri che sentiva non più sua.

 

 

 

 

 

Nat’s, le pitture e la scultura al Pan

 

 Nat’s, tornato sull’isola, prende spunto dal paesaggio caprese per creare le sue “città polimorfiche” senza guardare ai  maestri della sua prima giovinezza (Castello, Ugo  Di Martino o i favolisti intimi dei luoghi Carmelina e Ninni Pecoraro),  inventa città aggrovigliate, nate da ispirazioni cubiste, surrealiste,  essenziali nei ritmi, nella musicalità kandinskiana; ciascuna con la sua personalità evidenziata dai colori, controllata da sguardi autocritici e costruttivi, attenti.

Tutto si avvolge in forme geometriche riconoscibili interpretanti un preciso linguaggio significante le peculiarità di ciascun elemento urbanistico individuato, sempre controllato da un occhio attento rivelatore della interiore ricerca e della vita. Le città, apparentemente disabitate,  pulsano di sguardi critici e  linee morbide  racchiudono i colori, oli o acrilici, applicati a interpretare l’animo dei luoghi. Così  nell’odierna mostra al Pan in cui  sono  esposti molti disegni di piccolo formato, troviamo un considerevole numero di oli e acrilici tutti delle stesse dimensioni:“Persona- Maschera Capri” del 2012, in cui prevale  l’azzuro (olio su tela 100x70), accanto  a “Thalamus Aquae-Letto d’acqua”, ugualmente del 2012,  espressa con colori ben diversi, vivi e lucenti, primari, diversa da altre immagini raffiguranti cosmi lontani come “Historia Mediterranea”  o “Kòsmos”  e soprattutto da “Live in Berlin“ dove l’occhio scrutatore si fa grande e gli elementi costitutivi si fanno più freddi e possenti.  Su tutto prevalgono, dicevo, movimento e musicalità. E’ presente una sola scultura, una “Torre di Babele”, una struttura geometrica, una torre appunto in perspex in cui sono rappresentati elementi lineari di acciaio significanti e scritte alludenti alla ricerca sempre attiva nell’artista: la “città polimorfica”.

 

Maria Carla Tartarone, 20 luglio 2012

 

 

 

 

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