Al MA di ILIA TUFANO

  In “Mito Ludens” le opere di

Gabriele Marino

 

 

 

Gabriele Marino, “Putto ludens”,  ottone e ferro, 2012

 

Molto attraenti le opere di Gabriele Marino raccolte in “Mito Ludens” per la Galleria MA, mostra recentemente conclusa con l’interessante dibattito introdotto da Ilia Tufano con la presenza di altri numerosi artisti amici e di Rosario Pinto, che ha animato la discussione acuendo la diversità di vedute principiata già negli anni settanta con la diversa visione degli storici dell’Arte Argan e Bologna sull’arte contemporanea. Ogni artista ha poi espresso vivacemente il suo pensiero.   Punti d’incontro o di scontro  sono stati Argan  e Bologna citati significativamente da  Ilia Tufano e da Rosario Pinto. 

Di Gabriele Marino, intervenuto nella conversazione, erano in mostra le opere scultoree intriganti per la loro tecnica mista (per lo più ottone e ferro elle sculture dominanti), sorprendenti nello scaturire delle immagini a mezzo dallo spazio e dalla materia retrostanti.

 

 

 

 

Gabriele Marino, “Diana Tifatina”, ottone,2012

 

L’artista che, uscito dall’Accademia, partendo dal tessuto culturale classico di quegli studi,  ha vissuto il periodo del gruppo 58 e della Pop Art e che negli anni ha potuto osservare e vagliare, dall’osservatorio della sua provincia di Caserta, le sperimentazioni internazionali dell’arte costruendosi una propria maniera incisiva passando dall’informale (non dimenticando Domenico Spinosa cui talvolta sembra alludere) al formale, avvicinandosi a Matteo Pugliese nelle sculture radicate nei muri della tradizione e dell’inconscio, con formalizzazioni individuali di grande interesse, oggi raccoglie, con le sue ultime opere la certezza di un arte incisiva che  collocandosi nella scia delle interessanti sperimentazioni internazionali storicizzate acquisisce una sua significativa maniera. Le opere in mostra altresì ironiche sembrano sfidare la contemporaneità nell’elaborazione studiata ed esplorativa dei contenuti e delle tecniche di non facile elaborazione.

 

Maria Carla Tartarone, marzo 2012.

 

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