Al Blu di Prussia

si festeggiano i cento anni di

Palazzo Mannajuolo

 

 

Sergio Ricci, due  significative immagini fotografiche di Palazzo Mannajuolo, 2012

 

Il 19 maggio si festeggiano Al Blu di Prussia i cento anni di Palazzo Mannajuolo che non li dimostra. Diciamo subito che questo “bene comune” ci piace molto: non potremmo fare a meno, camminando verso via Colonna,  di girarci a guardare la scenografica cortina d’angolo che fa da sfondo a via de’ Mille verso via Filangieri  o al contrario, guardarla scendendo da piazza Amedeo.

Tutto è per fortuna immutato e si può immaginare di tornare indietro nel tempo a passeggiare insieme agli eleganti giovani del primo e secondo dopoguerra e appagare lo sguardo alla stessa maniera.

Il palazzo contiguo alla vicina rampa, oggi  in piena fioritura, che sale alla via Brancaccio, si colloca storicamente poco più che un decennio dopo la realizzazione del nuovo asse viario, inaugurato nel 1889, che, raggiunta piazza Amedeo, avrebbe poi condotto al Corso Vittorio Emanuele e al Vomero.

 L’architetto fu  Giulio Ulisse Arata, che  progettò e costruì diversi palazzi a Napoli,  secondo un gusto liberty  ricco di motivi floreali negli stucchi,  morbide decorazioni in ferro battuto, classiche colonne, ampie balaustre e vetrate e le strutture angolari quasi sempre smussate. Per questo progetto lavorò in consonanza, un connubio creativo probabilmente influenzato anche dall’architettura romana, con l’ingegnere Giuseppe Mannajuolo l’imprenditore proprietario  del suolo che aveva costruito molto a Roma (un esempio è il Palazzo di Giustizia, il cosidetto “Palazzaccio”) ed era tornato a Napoli a costruire per la sua famiglia  anche il palazzo  in cui oggi  abitano i nipoti Giuseppe  e Patrizia,  che ricordano con devozione il loro nonno.

L’architetto Arata, nato a Piacenza nel 1881,  aveva compiuto la sua formazione all’Accademia di Brera  e  a Roma,  quindi giunse a Napoli dove realizzò molti progetti: il primo per l’edificio delle Terme di Agnano (purtroppo abbattuto nel 1961) in cui, lasciandosi ispirare dal luogo e dalla classicità delle architetture termali preesistenti, vi armonizzò il gusto del tempo ( Renato De Fusco “Il floreale a Napoli”, ESI 1959).

Successivamente l’architetto dette un decisivo apporto alla “determinazione della qualità architettonica del novello quartiere occidentale di Chiaia, disegnando tra il 1909 e il 1912 significative parti delle quinte tra via Filangieri e via dei Mille…ma il clou ideativo viene raggiunto nel palazzo Mannajuolo. Qui si mostra la qualità migliore di un’architettura concepita in relazione al contesto” (Belfiore-Gravagnuolo “Napoli Architettura e urbanistica del Novecento”, Laterza 1994, pag. 30-31).  A via de’ Mille Arata avrebbe progettato altri due palazzi realizzati dall’impresa Ricciardi, Borrelli e Mannajuolo.  

Dunque la giornata del 19 maggio festeggia un’ architettura rilevante ed è organizzata da Al Blu di Prussia, la bella Galleria ritrovata da alcuni anni, sita al primo piano del palazzo, in cui si tengono mostre, concerti e films, assecondando la passione di Beppe Mannajuolo per le arti e soprattutto per il cinema.

Qui si presenterà il libro “1912-2012 Palazzo Mannajuolo. Cento anni di Architettura Arte e Cultura” curato da Riccardo Rosi ed edito da Pompeo Paparo, edito per l’occasione, scritto  a più mani da architetti, urbanisti e storici di rilievo e sarà inaugurata  una mostra  di progetti, piante e fotografie di famiglia, introdotta da una gigantografia fotografica di Sergio Riccio della straordinaria scalinata elicoidale e della pianta del Palazzo. Sarà interessante ritrovare i progetti originali di Giuseppe ed Ugo Mannajuolo e  le piante del palazzo e del Cinema Kursaal, in cui debuttarono i De Filippo, divenuto poi Cinema Filangieri. Molta storia dunque, approfondita  nel Volume,  parte rilevante della storia di Napoli.

 

Maria Carla Tartarone, 16 maggio 2012

 

 

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