Gli artisti della “Galleria Artemax”

di Massimiliano Lomasto 

 

 

Nuccia Quarto, uno dei fiori protagonisti della sua pittura

 

Un piccolo gruppo di artisti,  una pittrice, uno scultore e due pittori, è stato in mostra allo storico Caffè Gambrinus di Napoli: una collettiva promossa dalla Galleria  di Massimiliano Lomasto, che ha  sede è in via De Cesare una storica stradina che scende a via Toledo presso la Chiesa di San Ferdinando.

Il gruppo di artisti  è costituito da personalità eterogenee ed esplosive che vanno presentate con un’attenta visione delle loro opere in cui appaiono chiari  le origini, il percorso di ricerca, l’espressività raggiunta, la spiccata cifra stilistica di ciascun autore.

 

Della pittrice, Nuccia Quarto, di origine friulana, si comprende, conoscendola, la straordinaria mescolanza culturale: il nord ed il sud dell’Italia hanno giovato  alla formazione di una personalità artistica estroversa, sensibile e nello stesso tempo autoritaria e provocante che si è sempre espressa nell’esaltazione  del colore  e della forma del suo oggetto artistico, il Fiore -raramente i fiori- esaltato nella sua dimensione e nel suo colore, sempre più espanso,  un fondale immanente e prepotente, sensuale e stupefacente.

            

 

 

Una espressione della intensa pittura figurativa di Loris Lombardo

 

Nuccia Quarto non ha mai tradito il suo soggetto che in natura ha un’infinità di forme, di colori; alcuno è da lei  preferito, il Papavero ad esempio, esplosivo nel suo rosso acceso, e lo rappresenta in varie posture.

Delle sue sculture floreali, nel Catalogo del 2002, Arcangelo Izzo ricorda le parole di Marcello Venturoli che scriveva a proposito di alcune rose ”svettanti fuori dai fondi e dalle cornici e issate su steli di ferro, a loro volta sostenuti da blocchi di pietra lavica” come in un happening nel quale la pittura si libera del quadro “per andare incontro al suo fruitore”. Mentre a tal proposito, nello stesso catalogo, Giuseppe Antonello Leone scrive: “…l’artista vuole che i suoi fiori si accendano di una luce per la festa dell’io…si offrano come simbolo o meglio come ragione di vita e spessore di luce”. Il suo percorso artistico risale agli anni Ottanta e numerose sono le mostre personali ed i riconoscimenti ricevuti che si intensificano negli anni Novanta e Duemila. L’ultima sua mostra “Pistilli e lapilli” è a Napoli presso la Galleria “Mimart” nel 2007.

 

Loris Lombardo è un pittore  giovane nato a Napoli  nel 1978, ma ha già un intenso percorso artistico alle spalle.

La sua pittura oggi manifesta una ricerca matura che si esprime su una base complessa, una preparazione ruvida, calcarea del supporto su cui le immagini, quasi sculture, risaltano drammatiche.  Il pittore prosegue certamente la ricerca di quei pittori che si mossero, negli anni tra i Quaranta e i Cinquanta nell’area che va dallo psicologismo di Bergson all’esistenzialismo di Sartre ed espressero la loro tensione nella ricerca materica. Penso a Fautrier, per cui la materia pittorica è “pura realtà esistenziale” e a Dubuffet  per cui è invece “la sembianza profonda di ogni cosa reale”. Di quegli artisti nel 1978 Argan scriveva: “della medaglia esistenziale Fautrier è la faccia tragica, Dubuffet la comica. Per Dubuffet il comico diventa una definitiva impossibilità di illusione: gli estremi del tragico e del comico sono prossimi, talvolta intercambiabili”. Linea a cui si era indubbiamente  accostato Francesco Clemente  fondatore della Transavanguardia in una gioiosa espressività, mentre Lombardo  appare risalire al filone drammatico e giunge a noi in originali rappresentazioni figurative intense in cui il supporto all’immagine risulta fondamentale: un truciolato, una tavola corrosa, raramente una tela, sostengono la pittura acrilica data  a più stesure, in pennellate interrotte  grigie o ocra, talvolta stemperate da pause di colore, guizzi incisivi che ancor più rimarcano e trasmettono la drammaticità raffigurata. L’ultima sua mostra a Napoli, in Castel dell’Ovo, “Noiseless”, nel 2010. 

 

 

 

 

Una scorcio parziale delle opere di Flavio Grasso nella  Galleria Artemax

 

Flavio Grasso, scultore, si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna e si appassiona ben presto alla ricerca sui materiali: la ceramica lo affascina ma il legno gli offre espressioni più raffinate ed auliche. Le sue opere risentono della sua cultura accademica che non ha niente di retorico, ma rappresenta una ricerca culturale a ritroso nel tempo, già promossa da De Chirico e da Carrà (vedi “Le muse inquietanti” olio su tela del 1916 e di  Carrà  L’amante dell’ingegnere” olio su tela del 1921), che non impedisce certamente all’artista di produrre arte contemporanea soggettiva ed originale. Nel  maggio del 2008 Grasso partecipa a Treviso alla Collettiva “Come una regione durante il terremoto” in cui fin dalla locandina  colpisce una sua testa di uomo reclinata sul piedistallo,  lo sguardo volto verso l’alto, in legno accuratamente levigato, di ispirazione classicista, in  cui si inserisce, a dividere il volto, una crepa del legno, colmata da un blu luminoso, una vena di cielo, di luce.

Qui la scultura di Flavio Grasso, nitida nelle forme risente in particolare delle sospensioni  metafisiche  così anche nelle sculture più recenti, sia nelle figurstive che nelle opere informali e geometriche in cui l’artista raggiunge un unicum esteticamente molto interessante.

Nell’ambito della  ricerca sui materiali l’artista ha recentemente partecipato ad una mostra di arte contemporanea, nel 2010, ad Ariano Irpino “Con…Creta…Mente” in cui ha messo in luce le sue capacità artistiche nel filone della ceramica secondo l’antica arte locale nella sua visione contemporanea: quindi tradizione, cultura, spiccata sensibilità artistica, ricerca sui materiali sono gli elementi che costituiscono lo stile di questo artista.

 

Infine un artista che proviene dall’America del sud, da Cuba, è Jorge Rivera nato nel 1971.

Il pittore rivela subito la sua cultura sudamericana nei colori accesi e primari, (rosso, giallo con sprazzi di verde e di blu) e la drammaticità storica degli eventi subiti dalla sua gente in un’action-painting gestualmente ampia e insistita nei grandi quadri, contestualmente ad una figurazione imprescindibile in cui sono introdotti anche animali (come in “Il gato negro” del 2007 o in  “Pescatore di sogni”del 2008, entrambi in tecnica mista, 100x120). 

  

 

 

 

Jorge River, un esempio della drammatica figuratività del pittore cubano

 

 Svela altresì nella drammaticità espressiva e nella tecnica di aver osservato a lungo le opere espressioniste dell’arte nordica europea ed americana, penso in particolare a Wilelm De Kooning  e alla sua opera “Two women the country” del 1954 (olio, smalto e carboncino su tela, cm.117x103,5) cui  il nostro sembra ispirarsi nelle insisitite forme appena sbozzate ma pur riconoscibili e nella densa materia pittorica del colore, il giallo ed il rosso nonché nel segno nero materico  in cui si esprime il dramma e l’inquietudine rivelata già in pittori europei come Ensor, Munch e Nolde che a metà del Novecento seppero comunicare nella medesima linea espressiva cui sembra appartenere anche il nostro.  Il pittore che ha fondato a Cianfuegos  de Cuba lo “Studio Forma”, vive dal 2002 tra Napoli e Berlino.

 

 

 

Maria Carla Tartarone, Aprile 2011