Eva Jospin

inaugura

Al Blu di Prussia

la Stagione delle Mostre

 

 

 

Eva Jospin, “Détail d’une Forète”

           

            Al Blu di Prussia”, rinnovata l’elegante Galleria,  inizia la stagione delle mostre con  una giovane  artista francese Eva Jaspin (Parigi 1975) condotta a Napoli con le sue ultime opere, le ”Foreste” dalle galleriste Marussa  Gravagnuolo e Christine Lahoud della galleria parigina “Piece Unique”. Mentre a Venezia per la  Biennale 54, all’Arsenale Nuovissimo l’artista partecipa alla collettiva “Round the Clock” ed è presente in  un’altra collettiva“L’Art de l’Apparence-l’Apparence de l’Art” a Dorsoduro: eventi collaterali alla Biennale Diffusa di Sgarbi.

             L’artista, che recentemente ha partecipato a L’Arte Fiera di Bologna ha alle spalle una cultura accademica (diploma 2002 a L’École des Beaux Arts di Parigi), ha iniziato come pittrice, ma improvvisamente si è gettata alle spalle la pittura per intraprendere un nuovo coraggioso percorso: lavorare con i materiali, riciclare l’enorme massa di materia a disposizione.

            Consapevole che fin dagli inizi del Novecento i  grandi maestri  si sono espressi attraverso l’uso della materia, da Burri a Fontana a  Picasso, via via, fino a  giungere al concettuale Manzoni, e ad altri, giunta ad  una crisi ideativa  e perché no, consapevole dei tempi di crisi, come altri artisti contemporanei che utilizzano scarti di  plastica o di metalli per costruire le loro opere, si è rivolta al riciclaggio del cartone trasformadolo, con fatica, in arte.

            E’ certamente arte la sua  grande Foresta (cm.242x300x56) costruita in una minuziosa interpretazione dei vegetali: delle radici intricae, dei tronchi possenti e del fogliame rugoso. La grande scultura è un inno alla materia cartone trasformata; essa viene contorta, graffiata, incisa, appare legno, corteccia, sembra avvertirsi il brulichìo e il sospiro della foresta.

            Ma non è tutto nuovo: il passato della pittura rimane nelle cornici scatolari che inquadrano e contengono le sculture minori  prima usate per racchiudere i dipinti, nei cuscini cespugliosi, alla base degli alberi, nei quali si intravede il movimento pittorico della prima maniera.

            La massa scultorea agitata costruisce uno spazio denso e intenso che si impone: è un costrutto possente privo di trasparenza: in questo senso si può interpretare l’opera come una preclusione al futuro che l’artista preferisce ignorare per tenersi libera di costruire  nuovi mondi, nuove visioni, costringendo altre materie a diventare Arte.

 

Maria Carla Tartarone, 27 settembre 2011

 

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