Andrea Ingenito inaugura

“ AICA”

  Galleria di Arte Contemporanea

 con

“Percorsi di Arte Povera”

   

 

 

Claudio Cintoli, “Chiodo fisso”, 1970 circa, corde, chiodo e cemento, cm.36x43x43.

 

 Andrea Ingenito ha inaugurato a Cappella Vecchia la  Galleria  AICA con l’ Antologica “Percorsi di Arte Povera- Claudio Cintoli, Alighiero Boetti, Alberto Burri, Mario Merz, Giulio Paolini”  curandone il Catalogo. Quattro tra questi  artisti sono stati presenti assieme agli altri maestri nella mostra di Arte Povera insediata per la festa del Centocinquantesimo dell’Unità d’Italia al Museo Madre nella Chiesa di Donnaregina. A tal proposito occorre sottolineare che il Presidente Pier Paolo Forte è fermamente intenzionato a reintegrare il Secondo Piano del nostro Museo di arte Contemporanea dopo di che “non si ripeterà mai più” che il Museo si spogli in questo modo. Ed è ancora aperta al Madre fino al 28 maggio, la mostra di Gerardo di Fiore “God Save The Queen”.

L’Arte Povera nasce negli anni sessanta ed accomuna  gli artisti attratti dalla natura malleabile e  magnetica dei materiali. Germano Celant ne espone la teoria nel 1967 ed il gruppo iniziale non supera la dozzina; ma come accade nell’andare del tempo altri artisti hanno raccolto quegli stimoli e sempre più se ne avvicinano.

Alla Galleria AICA troviamo esposti alcuni esemplari dei  maestri  storici, un’ opera per ciascuno che  ne lascia  percepire i fondamenti racchiusi tra l’idea e la sua attuazione. Così di  Mario Merz vediamo“La natura e l’arte del numero” del 1976, litografia su carta, di  Alberto Burri “Museo di Capodimonte”, acquaforte e serigrafia su cartone pressato del 1978, di  Giulio Paolini  un libro contenitore di lettere, simboli  di concetti e di  Alighiero Boetti vediamo“Maschio Femmina”, frottage a matita su cartoncino del 1973, opera anteriore ai suoi viaggi in Oriente che lo condussero a produrre le grandi  carte geografiche tessute in arazzi.

            Claudio Cintoli  nasce ad Imola nel 1935; nei primi anni sessanta è a Londra poi in Germania dove apre uno studio, ma partecipa a numerose mostre in Italia. Tra il 1965 ed il 1968 è a NewYork. Nel 1970 è alla III Biennale Internazionale della  Giovane Pittura in cui riscuote grande successo. Nel periodo della formazione del gruppo di Arte Povera a Torino l’artista è in giro per il mondo ma è incline alle idee concettuali che improntano la teoria.

Nel Catalogo a cura di Andrea Ingenito vengono ricordati i giudizi di critici e  storici illustri  che misero in evidenza il valore delle opere di Cintoli:  il critico Enrico Crispolti, in occasione della retrospettiva alla Biennale di Venezia del 1978, poco dopo la morte dell’artista, ne sottolinea la intelligente analisi dell’esistenza che promana dalle sue opere non solo dalla scultura, dalla  pittura ma anche dalla fotografia e dalle performances. Agli inizi  l’architetto e storico Eugenio Battisti, in occasione della personale alla Galleria La Medusa nel 1958, parla di  Cintoli come di un giovane pittore il cui riferimento più preciso era quello di Vedova, con inserti tedesco-americani, com’era giusto considerati i precoci contatti con quegli artisti nelle sue permanenze all’estero.  La studiosa Lorenza Trucchi nel Catalogo della personale alla Galleria Il Segno di Roma nel 1962 lo trova immerso in una rivisitazione del passato dell’arte ed interessato ad esprimersi attraverso il disegno. Ancora Trucchi  nella recensione del 1970 alla mostra “Colare Colore” nella Galleria l’Attico di Roma lo ritrova “tutto immerso in un incidente onirico” agganciato all’action painting, un altro aspetto della ricerca dell’artista ancora evidentemente influenzato dagli incontri d’oltreoceano.  

 

 

 

Claudio Cintoli, “Nido”, 1970, polimaterico, diametro 160 cm.

 

Vittorio Rublu sul Corriere della Sera del 1970, e poi nel Catalogo della personale alla Galleria Cadario di Milano nel 1971, nell’ambito di un’untervista a Cintoli coglie in una sintesi precisa le varie diramazioni del lavoro dell’artista che chiarisce come il suo lavoro  non sia “ uno spettacolo…ma una presa di coscienza visiva e tattile di quanto può scaturire da un’azione comune, come annodare, rimbalzare, colare, scrivere, camminare…” Mentre Alberto Boatto nella presentazione  della  personale  del 1973 nella Galleria Il Segno di Roma lo vede attratto dal simbolismo: sono gli anni delle performances, dell’adesione alla letteratura e al teatro simbolista di Alfred Jarry.  In Catalogo è un’immagine della sua performance agli “Incontri Internazionali d’Arte” a Roma nel 1972.  

L’artista muore improvvisamente nel 1978 sicché la  presenza alla Biennale di Venezia  proprio in quell’anno ebbe, come scrive Ingenito, un sapore di retrospettiva. Lo ricordano ancora Giorgio Cortenova, in occasione di un’antologica  a  Palazzo Forti a Verona nel 1984,  Piero Dorazio nel  Catalogo dell’antologica di Verona del 1984 e  poi lo storico dell’Arte Mariano Apa nel Catalogo per l’antologica di Loreto nel 1988.

Molte sono le opere in mostra tra cui i collages “Figura piediferro” del 1962, in cartone e legno esposto anche al Palazzo Forti di Verona nel 1984 e “Pianeti” del 1964.

 

 Maria Carla Tartarone, maggio 2012

 

 

 

 

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