Le mostre estive di ArteAs a Capri e a Niteroy

 si concludono al Castel dell’Ovo con

“L’infinito Istante”

 

 

 

 

Martin Devrient, “Senza Titolo”, Capri 2010

 

            Maurizio Siniscalco, già noto gallerista napoletano, con la sua ArteAs e la collaborazione di  Mario Franco ha sostenuto un’estate di impegni: esponendo per prima, a Capri nella Certosa di San Giacomo nel mese di luglio,  la mostra  “Fractalis & Other” dell’ artista Bruno di Bello (Torre del Greco 1938) personaggio alla ribalta da quando tra  i giovani  uscenti dall’Accademia a metà degli anni Cinquanta, allievo di Emilio Notte, sottoscrive con  Biasi, Del Pezzo, Luca, Pergola e Persico il “Manifesto del gruppo 58-movimento di pittura nucleare” evidenziando la sua necessità di sperimentalismo grafico e più tardi scegliendo il linguaggio fotografico cui sempre aderisce fino alle mostre promosse da Lucio Amelio (“Terrae Motus “ al Palais Royal per cui espose “Apollo e Dafne nel terremoto”, ora alla Reggia di Caserta). Dagli anni Novanta precisa la sua predilezione per la fotografia digitale, generando anche  immagini al computer.

            “Fractalis & other” è stata in mostra, dal 6 agosto al 2 ottobre al MAC di Niteroy.  Nel Frattempo  Maurizio Siniscalco ha presentato Sergio Fermariello ad Anacapri con la sua  esposizionne  di opere site spacific “La Casa Rossa”.

            In agosto, a Capri, nei luoghi della Canonica nella Certosa di San Costanzo ArteAs presenta  una  collettiva di sette artisti, fotografi internazionali che hanno dedicato le loro opere alla natura caprese  mettendo in evidenza le loro spiccate peculiarità. Il titolo della mostra è “L’Infinito Istante”, dal titolo di un romanzo di Geoff Dyler,”il presente che diventa eterno” in uno scatto, com’è detto dal narratore che vuole conoscere gli uomini guardandoli negli occhi attraverso le fotografie. Il gruppo dei sette è teso a mettere in evidenza, ciascuno secondo la propria visione, la complessità del sociale nelle sue storie,  i ritratti di  persone famose o misere, le particolarità delle cose, i paesaggi. 

            Oggi “L’Infinito Istante” è  al Castel dell’Ovo nelle Sale delle Terrazze con il suo prestigioso  gruppo di artisti e le stesse opere fotografiche.

            Jonathan Becker (USA 1954) famoso fin dagli anni Ottanta quando pubblica le sue immagini su riviste di primo piano, come Vanity Fair, racconta il bel mondo internazionale dell’arte e della cultura, ma non solo: bellissimi sono i paesaggi ripresi dalla giungla amazzonica a Palm Beach, a Rio e a Capri dove l’artista coglie attimi irrinunciabili.

            Salvino Campos (Brasile 1970) è dal 2000 sempre più spesso a Napoli, dove le sue  fotografie delle opere di Oscar Niemeyer sia a Palazzo Reale che nella piccola 1Opera lo hanno reso famoso. Per ArteAs porta in mostra alla Certosa di  Capri e a Napoli, tra le altre immagini, “Encontro das aguas” ( Rio Negro Amazzonia, del 2010), “Sarno” (Castellammare 2010), “Vitara” (Praga, 2010) e “Tevere” (Roma, 2010), fotografie in cui  le acque protagoniste si gonfiano di luce smagliante o tenera, al tramonto.

            Di altra natura è l’indagine di Martin Devrient (1970, Turingia) che basa la sua ricerca sulle vibrazioni del colore e  fa uso di un materiale, l’acqua, che negli scatti “da sotto in su”eseguiti a Capri nel 2010, gli consente di ottenere immagini deformate e ricche di vibrazioni tonali.

            Di  Fabio Donato ( Napoli 1947) docente di fotografia all’Accademia di Belle Arti sono noti gli scatti di particolari in bianco e nero che lasciano immaginare l’insieme dello spazio o “il fuori”, dietro le finestre velate, che lo hanno caratterizzato.  Da oggi con “Enigma n.11” l’artista si avvia ad un nuovo filone di ricerca: afferrare l’enigma.

           

 

Antonio Manfredi, “Infinite Message”, 2002/2011, digital point on alluminion,100x100

           

            Antonio Manfredi (Casoria, 1961) scultore di fama, noto anche per aver fondato il CAM di Casoria che dirige con successo, aderendo anche alla Biennale Diffusa di Sgarbi con un’ampia e significativa mostra, “ mette in scena”  le sue performance che riprende in “digital print on alluminion” di grande formato.

            Nicolas Pascarel (Francia 1966) per molti anni ha dedicato i suoi scatti alla denuncia dello sterminio attuato dagli Khmer Rossi in Cambogia dove ha insegnato fotografia nell’Accademia di Belle Arti di Phnom Penh collaborando col ministero degli Affari Esteri Francese (AFAA) per il quale è stato anche in Tailandia ed in Vietnam. Tornato all’Avana dove abitava vi ha realizzato il reportage in mostra prima a Capri e poi al Castel dell’Ovo. A Napoli vive volentieri dedicando molto del suo spazio ai giovani: si ricordano le sue lezioni di fotografia, nel 2008, con successiva mostra, ai ragazzi del Largo Baracche. Ed abbiamo visto le sue grandi immagini di ispirazione pubblicitaria nelle gallerie napoletane come 1Opera (nel 2010) piccolo spazio curato dai giovani Ipri, Ruffo e Tatafiore gli stessi che sostengono lo spazio di Largo Baracche, un ex rifugio dell’ultima guerra.

            Luis Miguel Pinto (Portogallo 1968), parte dalla tecnica per giungere ad immagini  che rappresentano una problematica sociale, anche nei video (realizzati in Vietnam e a Cuba).  I suoi scatti non sono solo racconto di fatica, dolore, sacrificio, ma assumono anche valore simbolico, come nella serie “Boxeo”  in mostra.  Dunque la mostra di ArteAs al Castel dell’Ovo, da vedere, ci consente di acquisire come la problematica sociale prenda profondamente i fotografi contemporanei che raggiungono l’arte nella rappresentazione, in un istante infinito, di una comunicazione sentita come urgenza.

 

Maria Carla Tartarone,  12 ottobre 2011

   Condividi