Al Maschio Angioino

“Gabbie in Movimento” di

Claudio Infante

 

 

 

Claudio Infante, uno scorcio della mostra “Gabbie in movimento”

 

Claudio Infante torna dopo qualche anno nello stesso spazio espositivo che aveva condiviso con suoi amici  scultori e pittori per la collettiva “Katambra”. Oggi la sua Personale attraversa la vasta Sala della Loggia  del Maschio Angioino occupandola interamente. Fermo restando che la gran parte delle opere conserva la leggerezza e la trasparenza di sempre, un filone nuovo viene ad ampliare la sua ricerca artistica  nel senso che talune delle opere costituite da placche metalliche di rame o di ferro variabili nelle loro sfumature coloristiche, sono diventate  imponenti, in forma di possenti ondulazioni, adatte certamente ad esposizioni all’aperto. Nelle opere di dimensione minore l’intento di Infante, una ricerca nell’ambito dei materiali, persegue le stesse direttive di sempre: parte da un punto fermo, il nucleo dell’opera, costituito dalla linea geometrica circolare che talvolta si spezza per assumere la sinuosità della spirale. In quel perimetro l’artista progetta e incentra il racconto dei materiali che proiettandosi al di fuori in determinate linee rette sembrano amplificare lo spazio. L’opera compiuta raggiunge, nel felice equilibrio di forma materia colore spazio, il valore estetico perseguito.

Il colore, intrinseco ai materiali, viene inserito anche con trasparenti laminati plastici, spicchi di serenità in una struttura leggera in cui si mescolano linee circolari e rette sottili di metallo, ma anche lamine di legno, il tutto proteso verso lo spazio; opere vicine alle mobili  strutture  aeree di Calder, ma anche talvolta alle realizzazioni spigolose ( vedi opera senza titolo, alta 1’80x40, in lamiera zincata-combustione-rame-legno) del primo Novecento ispirate attraverso Picasso all’arte africana.

In “Gabbie in movimento” la creatività dell’artista si espande in una complessità di combinazioni: con il legno in lamelle sottili si intrecciano reticoli di ferro sorretti da tondino di ferro, lamine di pvc trasparente o lamiera lucida, dai riflessi argentei, in cui la forma circolare o sinusoidale suggerisce il  movimento come nella scultura senza titolo, (100 cm. di diametro, realizzata in lamiera cucita-rete cucita-pvc-tondino di ferro) descritta in Catalogo e presente in mostra.

 Sembra che nell’arte contemporanea in Campania vi sia un’affinità di ricerche nell’ambito dei materiali, un filone teso a raggiungere realizzazioni valorizzatrici dello spazio e di per sé mobili leggere, aeree. Un filone che discende certamente dalla pop-art, dai prelievi di materiali di Oldenburg, o dal nuovo realismo oggi perseguito, a cui può accostarsi anche la ricerca nei “manti” di rame di Maria Pia Daidone espressa nella recente mostra “Oronerorame”..

Infante manifesta una personalità decisa: non deroga dai suoi principi estetici: la  struttura geometrica nell’ambito della linea curva, l’esaltazione delle qualità dei materiali, la resa della loro  malleabilità sono elementi intrinseci alle sue esigenze realizzatrici che pur sembrano impedirgli nella gabbia del tormento creativo, a cui la sua percettività lo lega, di spingersi nello spazio libero altro.

 

Maria Carla Tartarone, marzo 2011