Al Largo Baracche

In mostra gli

“INDIGNADOS”

 

 

 

Andreas Zampella, “ Charge”, collage, acrilico e olio su tela, 2012

 

Al largo Barracche esiste un rifugio antiaereo del ’43,  affidato nel 2006  dal Comune di Napoli a  Mariano Ipri, Giuseppe Ruffo e Pietro Tatafiore, che curano anche la nota “Galleria 1Opera”.

Negli anni vi si sono svolte mostre di arte contemporanea come “The Wall”, God save the Culture”, “Padania Felix” e “Morti Bianche”. Quest’anno, dal 30 marzo è esposta una Collettiva  di ”Indignados”, artisti ribelli sulla scia delle ultime rivolte europee, in Spagna e a Roma, per i quali  è giusto mostrare il proprio sdegno, considerata la situazione etica ed economica contemporanea, che le opere in mostra denunciano, esplicite ed incisive. Già presenti in numerose altre mostre, in gran parte usciti dalla Accademia napoletana rivendicano l’autonomia della loro arte  che, oltre a esprimere capacità tecnica e cultura, scaturisce dal pensiero libero individuale e da un’intimo convincimento espressivo. (Sottolineo che alla 54° Biennale di Venezia ben 11 artisti napoletani provenivano dalla nostra Accademia cui occorre riconoscere un ruolo di approfondita ineludibile formazione).

Le sale affollate, un labirinto di cunicoli più o meno spaziosi, sono state illuminate dalle tele, dalle installazioni, dalle sculture degli artisti: arte contemporanea, s’intende,  in cui si insinuano la  vita e lo spirito del tempo con i suoi segni (i manifesti, la pubblicità, la fotografia, la natura, le insegne, i materiali riciclati) e dalla protesta nasce il nuovo pensiero e la nuova arte. Le opere, come dicevo, hanno tutte un significato di ribellione alla crisi europea, italiana, napoletana: lo stesso sentimento di rivolta che ha animato “Oltre la Paralisi” la mostra  recentemente esposta al Pan: è un’unica voce forte che non potrà essere inascoltata.

 

 

Chiara Corvino, “Ri(e)voluzione”, 2012

 

Al Largo Baracche abbiamo incontrato anche Ernesto Tatafiore che, compiaciuto e interessato, assentiva ai commenti favorevoli del pubblico.

Gli artisti in mostra sono:

Maria Giovanna Ambrosone, già nota per altre mostre cui ha partecipato. Tra le artiste più agguerrite espone “Arsenious” del 2012, una boccetta di veleno da ingurgitare, (è quel che resterà da fare? Si chiede l’artista indignata). Al PAN l’artista ispirandosi alle morti violente nell’Inferno dantesco aveva  esposto  “Born in Cecenia and dead in Russia”;

Mary Cinque, uscita dall’Accademia di Milano, ha già esposto fin dal 2006 nella Galleria di Largo Baracche, disegnando spesso città geometriche, quest’anno espone nello stesso stile un interessante “Untitled” sull’architettura e il ruolo dell’arte nel contesto ambientale. Anche questa artista era presente al PAN con “#5”, acrilico  e marker su carta scenografica;

Chiara Corvino con un grande quadro, un’ acrilico su tela, “Ri(e)voluzione, quando chi sta sotto si muove di sopra vacilla”, un’opera ispirata alla natura difficile: cactus umanizzati, gialli ed efflorescenti, (assai diversi  da quelli scultorei incavati di Sergio Fermariello da Trisorio e da quelli di Perino & Vele in mostra da A. Peola a Torino), ma nella loro gonfia opulenza, instabili sulle basi esili e sofferenti;

Tommaso Freda, ex Aria Secca, presenta “Lucky Strik“, una installazione che si divide in due parti: una tavola dipinta in  acrilico di azzurro, rosso e bianco e  due pietre rotolate sul pavimento, rossa e bianca, a significare forse una perdita, un distacco. Al PAN aveva messo in fila una schiera di “Spiriti Magni” su tavola, usando i medesimi colori;

Arturo Ianniello che ha studiato in Accademia e si avvale di materiali riciclati con cui ha costruito varie opere per lo più senza titolo, espone le sue composizioni, alla cui base scorgiamo ossa di animali elementi essenziali al racconto, con altri elementi  riciclati in  vecchi cassetti. Tra le opere uno scheletro dal titolo ”Hou many time have you?”, 2012 e un cuscino inchiodato alla parete “Il sacrificio del sogno” del 2008. Ma l’artista preferisce utilizzare, per le sue sculture, dal 2004, grandi lastre di metallo che raccoglie a Teggiano dove vive. Al PAN dedicava infatti la sua opera senza titolo alle anime del Girone dei Golosi simbolizzate da grandi globi in fasce di metallo bronzeo rotolanti;

 

 

 

 

Arturo Ianniello, Senza Titolo, cassetti mnestici, tecnica mista, 2001-2011

 

Corrado La Mattina Leskin con “Lost Dream” del 2012, un’installazione composta da una tenda  da campeggio ed un uomo accucciato divenuto scheletro:  il simbolo di un’attesa troppo lunga. Nel giugno-luglio 2011 al PAN  l’artista aveva esposto una  installazione, scheletro nero a parete specchiante lo scheletro di una grande barca,“Dall’Acheronte a Lampedusa”, pensando quella volta ad altre sofferenze;

Pasquale Napolitano, (anche dott. di ricerca all’Università di Salerno in Scienza delle Comunicazioni) espone qui, ”Ar®abbia” del 2012. Al PAN per “La Divina Commedia” aveva presentato il suo intenso Video “Mondo Cattivo” che nel bellissimo profilo di Gerusalemme faceva scorrere immagini storiche drammatiche. Conosciamo il suo giudizio sull’arte,   condiviso da molti artisti e curatori: “La creazione contemporanea (è) come uno sport collettivo i cui strumenti sono la riappropriazione culturale, la pirateria, il riciclaggio, il détournement e il campionamento, il montaggio e il doppiaggio la cui forma privilegiata è l’archivio” (da “Sample Cultura. Il campionamento come forma progettuale”);

Vincenzo Spagnuolo mette in mostra uno dei suoi Video.   Al PAN,  per “La Divina Commedia” il suo video interessante era dedicato alle “Muse”;

Andreas Zampella con “Charge”,  una carica, del 2012,  un cavallo porta in groppa figure oblunghe,  realizzate su tela con tecnica mista e collage di fotografie su carta, seni a fingere grandi occhi ambigui;

infine Elpidio Ziello espone un  Autoritratto” del 2012, una figura lacera, cadente, disegnata a  tratti neri e grigi, su tela, quasi un fantasma di sé. Al PAN si era occupato del girone dei Violenti rappresentando in un’opera senza titolo due tristi figure avvinte.

 In  questi giovani artisti occupati a rileggere il pensiero di Dante, dall’Inferno al Paradiso, e a vivere la contemporaneità con necessaria indignazione, non scorgiamo dissonanze  nell’interpretazione di un presente assai più crudo di quello dantesco.

 

Maria Carla Tartarone, aprile 2012

 

 

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