Keith Haring

 Alla Reggia di Caserta

E altrove

 

 

 

 

Caserta,  la visione totale della mostra di  Keith Haring nella Sala dei Porti

 

A Caserta,  nella Sala dei Porti del Palazzo Reale, una mostra di Keith Haring:  due grandi opere messe a confronto, corredate di fotografie e video, entrambe del 1983. La prima più vasta, il “Murale di Milwaukee”, solo una parte, un “trancio” del murale lungo 30 metri formato da 24 pannelli, dipinto su entrambe le facce per la Marquette University del Wisconsin nel luogo dove sarebbe sorto il Museo Haggerty, è stata già in mostra fino al febbraio 2012 nel Museo Archeologico Nazionale d’Abruzzo a Benevento, l’altra, “Senza Titolo”, appartenente alla collezione  di Lucio Amelio “Terrae Motus”,  è in mostra permanente, con le altre opere della  famosa collezione, in altre sale.

 Entrambe le opere  esprimono gli stessi sentimenti, le stesse immagini costituite da il medesimo alfabeto iconico: pullulano di bambini, animali, danzatori sfrenati, cuori e simboli, tracciati con rigorose linee nere, schematiche, sempre dello stesso spessore.

È un’arte giovane, facile, comprensibile al passante: un’arte che cominciò in strada, che piace anche nelle città d’arte italiane: a Pisa, al centro della città, l’opera “Tuttomondo”, forse l’unica ad avere un titolo, eseguita nel 1989, pochi mesi prima della morte dell’artista, anima una parete esterna del Convento di Sant’Antonio, centottanta metriquadri, trenta figure simboli della vita e della pace.

 

 

 

 

Keith Haring, Collezione Amelio , Senza Titolo, acrilico su tela, m.6x3, 1983

 

E’ un’arte la “street art” che tra gli anni settanta e  anni ottanta ha riempito di colore le Metropolitane e  ha contagiato i giovani artisti che si definivano “writers”, centinaia, che  hanno decorato a spray le strade in Germania, in Italia  a New York dove si  unirono nella UGA (United Graffiti Artists), con opere  che spesso sono state malviste ma che non si possono considerare imbrattatrici.

  Tra i primi  a crederci fu, nel 1979, la Galleria La Medusa di Roma gestita da Carlo Bruni conferendo ai graffiti un riconoscimento internazionale e dopo “Documenta 7”, curata da Rudi Fuchs, molte gallerie europee iniziarono ad interessarsi ai writers. A Bologna nel 1982  Francesca Alinovi organizzò la prima manifestazione in Italia sui graffiti, “Telepazzia”.

E’ nei primi anni ottanta che Keith Haring inizia a disegnare velocemente negli spazi pubblici con i gessetti, approfittando dei cartelloni vuoti prima delle affissioni e dei treni della metropolitana.  

 

 

 

Il Murale “Tuttomondo”del Convento di Sant’Antonio a Pisa, 1989

 

Le  ispirazioni gli  derivarono certamente dai fumetti e la sua calligrafia elaborava un alfabeto scorrevole parte fatto di lettere, parte di simboli iconici, come dicevo: il radiant boy, il cane, le forbici, delineati con una precisione straordinaria,  nitido il colore non mescolato.

 Gia nel 1983 teneva mostre a Bologna, Napoli, Milano.  Dopo aver assorbito  elementi ispiratori essenziali al suo tempo della Brut Art e della Pop Art  ed aver recepito i contatti  con gli artisti neoespressionisti, vediamo a Caserta come la sua arte abbia un carattere personalissimo, divenuta ben presto interpretabile ed aperta a tutti come esemplifica assai chiaramente l’opera “Tuttomondo” voluta ed organizzata da giovani incontrati per caso a New York che lo aiutarono a costruirla.

La sua fu un’ascesa rapida,  fu in contatto con Basquiat,  lavorò con Andy Warhol ad una serie intitolata “Collaborations” che li condussero in Europa. Questi amici morirono poco prima di lui e la sua morte nel 1990 può dirsi che chiuse gli anni ottanta.

 

Maria Carla Tartarone, giugno 2012

 

 

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