La Fotografia

dalle origini agli albori del Novecento

Nell’Archivio del Banco di Napoli

Seconda parte

 

 

Achille Mauri, Strada ferrata calabro-sicula, 1867

 

Per quanto riguarda il progresso della fotografia nei procedimenti tecnici, Napoli non fu estranea allo studio sulla ripresa degli oggetti in movimento: gli animali instabili, le onde del mare e  le nuvole risultavano sempre confuse. Nel 1844 prima Daguerre e poi Talbot avevano fatto le prime fotografie di animali in moto.  Ma studi sistematici e risolutivi furono ripresi tra gli anni ‘70 e ’80 dal colonnello inglese  Edward Muybridge  i cui risultati furono presentati a Parigi, a Londra e in California in mostre e in discussioni accademiche, fino alla pubblicazione in più volumi di “Animal Locomotion” nel 1887. Nel Regno di Napoli  le nuove acquisizioni si confermavano, la qualità della produzione si evolveva rapidamente e se ne espandeva la fama.

 Nella  Esposizione Generale di Torino del 1884, su quanto riguardava  la partecipazion dei fotografi napoletani riferì con soddisfazione Carlo Cigliano nella “Relazione alla Giunta Distrettuale di Napoli”, mentre Roberto Moschitti nell’approntare il “Catalogo dei partecipanti” scrisse diffusamente di Eduardo Fratacci e di Bonaventura Lauro,  evidenziando la distinzione fra industria ed arte, ponendosi  nel dibattito internazionale di quegli anni.  Dopo l’evento ancora Roberto Moschitti in “Napoli alla Esposizione Generale di Torino” sottolineava la qualità di fotografi  come Michele Bova, Bonaventura Lauro, Eduardo Fratacci ed  Achille Mauri  con particolari accenni elogiativi nei confronti degli ultimi due.  Achille Mauri testimoniò ampiamente la realizzazione di strade e acquedotti nell’Italia Meridionale. Nel Regno Borbonico, dal 1806 al 1860, incisiva per la diffusione delle arti, i mestieri e le tecniche fu la fondazione del “Real Istituto di Incoraggiamento” in cui la concessione di privative e di brevetti stimolava i giovani che si impegnavano. Dagli “Atti” che venivano pubblicati periodicamente, sappiamo inoltre che la “Giunta di Arti e Manifatture” ebbe l’incarico di organizzare, fin dal 1801, la prima “Esposizione Industriale” e che sulla stessa via si posero altri Stati Italiani: nel 1805 Torino, Milano nel 1806. “Queste rassegne  organizzate nel giorno onomastico del sovrano furono annue fino al 1827, quando si stabilì lo svolgimento biennale, mentre l’anno intermedio era destinato alla “Mostra di Belle Arti”. Nel 1842 poi fu disposto che divenissero quinquennali”. A tal proposito aggiungo che l’ultima “Mostra di Belle Arti” nel 1860 fu allestita nel Palazzo Tarsia, dove  era stata trasferita l’Accademia.  Ed ancora negli “Atti” del 1901 leggiamo che lo Stato Italiano trovò utile confermare il ”Real Istituto d’incoraggiamento che seguitò però ad operare  solo fino al 1903: tra le iniziative e le opere realizzate è raccolto un congruo numero di fotografie dell’ingegnere Alfonso Guerra riguardanti opere edili napoletane da altri e da lui stesso realizzate.

A Napoli era giunta l’eco del fervore culturale insieme al progresso tecnico e l’informazione capillare era tale che dal 1895 si diffondeva per gli appassionati un “Piccolo ricettario Fotografico” accluso all’ “Almanacco Italiano, Piccola Enciclopedia Popolare della vita pratica“ (edito a Firenze per i tipi di Bemporad e per la prima volta a Napoli nel 1895 fino al 1896 per le edizioni Paravia-Vallardi).

Negli “Atti” del quinto anno, il 1900, l’Almanacco pubblicava anche notizie sulle tecniche per restaurare fotografie ingiallite e per realizzare fotografie su seta, su legno ed anche per fare fotografie  “magiche che compaiono e scompaiono”. Lo stesso Almanacco informava sulla storia della cartolina illustrata, “la cartolina postale” che ebbe la sua origine in Austria nel 1869  ma che ebbe  suoi produttori anche a Napoli: Hans Richter e la ditta Ubermor; mentre a Gaeta Nicola Oscuro diffondeva la cartolina postale dei Fratelli Tensi di Milano. Nello stesso numero dell’Almanacco venne recensita la riuscitissima “Mostra della Cartolina Postale” a Venezia, inaugurata il 12 agosto, occupante quattro sale della Zecca.

 Anche le Riviste specializzate sulla fotografia erano molto diffuse, utili sia per le informazioni tecniche, sia per lo sviluppo del dibattito sulle arti tenuto vivo in tutta Europa soprattutto dalle avanguardie artistiche.

A Napoli uscì nel gennaio del 1881 una “Rivista Fotografica Universale “ di Antonio Montagna di cui si hanno notizie per alcune annate. Dello stesso Montagna uscì a Milano, nel 1900, edito dalla Hoepli, un volumetto “La Fotosmaltografia applicata alla decorazione industriale della ceramica” citato qui a dimostrare  come anche l’industria applicasse queste innovazioni tecnico-artistiche.

 

 

 

 

 

Achille Mauri, Strade ferrate meridionali, dopo il 1867

 

Sul finire  del secolo nacque un’ultima rivista a diffondere la cultura artistica napoletana: “Napoli Nobilissima” pubblicata ancora oggi, nota per la varietà degli interessi culturali e fonte certa e colta di notizie storiche per gli studiosi. Nel suo primo volume del 1892 troviamo diverse immagini significative sia per il soggetto che per gli autori:  nel VI fascicolo  è un’immagine del “bassorilievo della morte in San Pietro Martire”, una delle rare immagini di interni mentre nel VII fascicolo numerosi sono gli scorci della Villa Floridiana del Marchese de Montemayor di cui troviamo fotografie anche nel  X fascicolo dove è riprodotta la facciata di Sant’Eligio “presa da una casa di fronte: donde è stato possibile avere una veduta meno incompleta della facciata” (precisa una nota di redazione) e ancora una immagine dell’arco di  Sant’Eligio, vivacemente ambientata la via ed affollata.

Ancora un nobile fotografo, il barone Alfonso Fiordelisi, scattava immagini di esterni: una della fontana di Spinacorona nel fascicolo XI.  Nel terzo volume del  1894  troviamo immagini degli stessi autori tra cui un’immagine impressionista del Marchese Fiordelisi  en plein aire” del chiostro del Platano (da poco perduto) nel convento dei Santi Severino e Sossio.

 Un poco alla volta questi  nobili intellettuali si dedicarono sempre più alla riproduzione d’arte nei Musei per diffondere la conoscenza tra il pubblico dei lettori: vennero riprese le collezioni di porcellane di Capodimonte  (si diffusero  molto le opere di Filippo Tagliolini) e  quelle del Museo di San Martino.

Di livello internazionale era la rivista, edita a Torino, “La fotografia Artistica” un mensile in lingua italiana e francese cui collaborarono il fotografo napoletano La Barbera e l’ingegnere americano studioso di vulcanologia, Alvord Frank Perret, con immagini   drammatiche e documenti nel numero unico del febbraio 1909, dedicato al terremoto di Messina del 1908. E’ da rilevare che nelle didascalie viene ancora  separata la proprietà del cliché che è spesso dell’Unione Zincografi.

 

 

 

Eugenio Tulelli, Donna in costume di popolana, attorno al 1880

 

Non si possono qui trascurare le citazioni di alcuni fotografi di fama internazionale che giunsero a Napoli affascinati dai suoi luoghi e vi  si stabilirono, come Chaufforier, Brogi e Sommer  che  già nel 1876 aveva studi dislocati nei luoghi più eleganti della città: alla riviera di Chiaia 287, al largo Vittoria 24-25, a Santa Caterina 5, in via Monte di Dio 4. Se ne trova ammpio riscontro in “Iimmagine e città. Napoli nelle collezione Alinari e nei fotografi napoletani fra ottocento e novecento” di M. Picone Petrusa e D. Del Pesco, con prefazione di Giuseppe Galasso, Macchiaroli 1981.

Agli albori del Novecento la fotografia è ormai affermata come nuova arte. Come arte è affidata alla sensibilità e alle capacità dell’artista di interpretare la visione ottica amplificata dall’aura, un’emozione da trasmettere. La fotografia saprà interpretare la volontà d’arte del secolo nuovo.

(scritto riveduto, già pubblicato in “Napoliontheroad” nel 2008)

 

 

Maria Carla Tartarone, marzo 2012

 

 

 

 

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