Nei nuovi spazi della Galleria Trisorio

Le Grandi Opere di

Sergio Fermariello

 

 

Sergio Fermariello con i barracuda migranti, 2009

 

Sergio Fermariello è un artista precoce ed ha avuto una partenza importante col partecipare alla collezione di Lucio Amelio Terrae Motus ora conservata nella Reggia di Caserta tra grandi artisti molto meno giovani di lui. Recentemente, nel 2009, in una contestata sortita in sei (Carlo Alfano, Bruno Di Bello, Nino Longobardi, Gianni Pisani, Ernesto Tatafiore) abbiamo visto i “Migranti” di Sergio Fermariello al Pan.

 Oggi l’artista è in mostra con dieci opere alla Galleria Trisorio, dove ha trovato ampi spazi per esporre le sue grandi opere, come  nel 2009 al Pan  quando condusse i suoi “Migranti” direttamente dallo straordinario Museo di Niemeyer, il MAC di Rio de Janeiro dove una personale curata da Mario Franco e Maurizio Siniscalco li aveva tenuti in mostra.

I migranti erano guizzanti barracuda in pieghettato metallo lamellare su due facce, una luccicante e l’altra opaca, tecnica già utilizzata nella “Caccia Primitiva” (cm.400x 351) esposta  dal 2001 nella Stazione delle Quattro Giornate della Metropolitana di  Napoli.

Le battaglie dei barracuda e le battaglie dei suoi  antichissimi eroi  guerrieri, sono forme archetipe antropomorfe essenziali, inizialmente minuscoli grafici, quasi un alfabeto primario nero su bianco, iterati infinitamente su fogli di carta squadrati; nella mostra  vi è un significativo esemplare di cm 70x70, metafora delle battaglie che ogni uomo, come un guerriero col suo cavallo, conduce nella vita.

 

   

“Guerrieri”, alluminio e ottone su tavola, 2011, 40x40

 

 In entrambi i soggetti, migranti o guerrieri che fossero, pannelli traforati di corten, di stoffa o di legno intagliato, Fermariello ha saputo sempre introdurre il colore talvolta tenue come agli inizi o nella mostra di Anacapri nei “Ditirambi” del 2011, piccole opere syte specific (perlopiù 40x40) i cui segni colorati erano distesi su carta su alluminio (colore ad olio o più spesso colore acrilico mescolato a sabbia o altro aggregante iniettato).  

 

 

 

“Primo Ditirambo”, carta su alluminio, cm.50x70, 2011

 

Nella mostra “La Casa Rossa” (curata per ArteAs da Patrizia di Maggio e Maurizio Siniscalco) è apparsa anche una scultura, “Il Guardiano del Sogno”, la stessa tecnica, lo stesso uso allusivo di una pianta tropicale spinosa, il cactus, che intrecciata a ruote di vecchie biciclette deformate allude a volti incavati, alla Munch,  drammaticamente  protesi verso l’alto ma legati alla terra.  Da Trisorio gli elementi della scultura, realizzata in corten e alluminio, senza nome, moltiplicati, sono parte ormai anch’essi del linguaggio simbolico di Fermariello.

 

Maria Carla Tartarone, marzo 2012

 

 

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