Al  Museo MADRE

Armando De Stefano

con

“L’Urlo del Sud”

 

 

 

Armando de Stefano,  la sua ultima opera grafica, “L’urlo del Sud”

 

Armando De Stefano si è meravigliato quando  gli hanno proposto di preparare una mostra per il Madre e ne è stato felice: aveva sempre pensato di essere un artista contemporaneo, ma non aveva considerato che altrettanto pensassero i rappresentanti di quella  istituzione artistica, il Direttore del Museo Madre,  Eduardo Cicelyn e il Presidente Pierpaolo Forte. I dipinti elaborati, 18 nuove opere, prendono il titolo di “L’Urlo del Sud” ispirandosi al periodo risorgimentale cui si riferiscono i due  trittici intitolati “Crowns” e i quadri che si riferiscono al tema “denaro e potere significanti il potere cui il Sud ha per lungo tempo soggiaciuto ed in particolare inerenti i problemi dell’Unità. Sono tuttavia presenti anche personaggi emblematici più antichi come Masaniello o il simbolo di un potere opprimente quale  La colonna della Vicaria” e le “storie di Ciulla” una licenziosa cantante del Seicento, finita forzatamente in convento. Anche le nuove opere mettono in evidenza il  tratto tipico, senza interruzioni, continuo dell’artista e le sue immagini rilevano sempre la sua preparazione storica e  umanistica; i caratteri tipici dei suoi ritratti riflettono le radici antropologiche antiche, quattrocentesche e poi secentesche quando il racconto si rifaceva alle vicende del periodo Vicereale nel meridione. De Stefano ha profondamente elaborato le cause e gli avvenimenti accaduti alle popolazioni napoletane descritte nel suo segno grafico eccezionale, una scrittura introvabile che ha stupito anche coloro che hanno assistito alla creazione della sua ultima opera, un murale su una parete della  Galleria, che rappresenta “L’Urlo”, il dramma profondo e inascoltato, incompreso, universale che non a caso ci ricorda Munch. Fondamentale per De Stefano è altresì il colore, che qui si fa più morbido: nei gialli, nei verdi, nei rossi non c’e l’asprezza solita: l’artista sembra rinnovarsi in una visione, forse più distesa e distaccata, del suo paesaggio sebbene i suoi personaggi siano tuttora tagliati, interrotti, accavallati dalle necessità della linea sempre imperante.

Armando De Stefano (1926) inizia la sua attività artistica negli anni di fine guerra quando ritrae gli ufficiali americani prosguita nell’immediato dopoguerra, quando si raccoglie insieme ad altri giovanissimi nel “Gruppo Sud” con le mostre “Al Blu di Prussia” e al “Bohème Bar” e quando poi se ne distacca aderendo al gruppo di ispirazione postcubista e realista in contrasto con il gruppo astrattista-concretista in seguito confluito in parte nell’astrattismo geometrico. Di fondamentale importanza fu l’incontro in Accademia con il Maestro Emilio Notte che accentuò in lui l’interesse verso l’espressionismo figurativo che si esprime ancor oggi nella “surrealtà nella realtà” dei suoi personaggi, com’egli ha detto una volta.

Altresì significativa fu l’adesione al Comunismo degli anni Quaranta e Cinquanta che ricorda con nostalgia.  Memorabili sono alcuni dei suoi ”cicli”: il ciclo di Marat (1967-’68), di Masaniello (1970-’75), di Odette (1973-77) e poi il ciclo del Profeta iniziato nel 1978 con raffigurazioni di Santi, quadri accolti in molte chiese di Vico Equense e di Sant’Agata dei Goti. Infine il ciclo degli Esclusi tra il 1987 e il 1999. La sua opera rivela altresì il suo carattere storico ( se ne vedono esempi nell’Aula Magna della Federico II e nel Conservatorio di San Pietro a Majella) mentre la sua poetica,  emergente dal solco della tradizione secentesca italiana formatasi a sua volta dal coacervo dei contatti quattrocenteschi e cinquecenteschi intervenuti con le culture franco-spagnole-fiamminghe, precisa l’unicità della cultura artistica napoletana ed i suoi legami con i grandi del passato. Essa infatti trae radici e insegnamenti dall’arte secentesca che si nutrì di Caravaggio che aveva seminato in tutta Italia le  sue novità pittoriche e che aveva trovato terreno fertile soprattutto al sud  dove avevano diffuso la loro arte anche grandi pittori quali Colantonio ed Antonello da Messina e dove si abbeverò anche Ribera nella sua pur breve vita, tutti influenzati  anche dai maestri del centro e del nord Europa giunti sino a noi per le committenze di re e papi.

 

 

Armando de Stefano tra le sue opere

 

 Non solo, ma la sua pittura si arricchisce di contemporaneità quando gia negli anni Settenta nelle sue opere si mescola il realismo espressionista in lui innato con il surrealismo figurativo a lui necessario per esprimere la drammaticità di opere quali “Qualcosa sta per accadere in mostra in una collettiva nel giugno 2011 a Castel Nuovo, o di opere quali “Provocatore di Camaleonti” altro disegno su tela del 2008.  E  di opere  attualmente in mostra quali “Re Mezzocannone” o “Re Camaleonte” acrilici su tela, tutti del 2011. La mostra è stata curata da Mario Franco.

 

 Maria Carla Tartarone, novembre 2011


   Condividi