DA-LI-SI

 è il titolo della mostra di Riccardo Dalisi

nella Galleria Philomarino

di San Pasquale a Chiaia

 

 

 

R. Dalisi, San Nicola a Nilo, Presepe,  Natale 2009

 

Nell’ultima mostra, chiusa il 15 dicembre, Riccardo Dalisi ha messo in mostra, affollando la Galleria Philomarino, gli esempi di ogni sua variabile artistica e li ha accompagnati con versi  scritti sui muri e recitando anche una poesia al Sole in un happening improvvvisato.  La mostra dal titolo “Da-Li-Si” è uno specchio di quelle che sono state le innumeri idee di Dalisi, ripercorse, trasformate, reinventate dalla sua poetica. Poiché di un poeta si tratta.

Dopo la laurea in Architettura nel 1957  vi fu un primo approccio alla scenografia, agli albori degli anni Sessanta e poi Architettura e Design  in varie fasi qui ripercorse sommariamente. Subito entra nella Facoltà di Architettura Federico II e comincia la sua attività esterna nello studio di Della Sala. Nel 1973 crea con Branzi, Mendini e Sottsass ed altri la Global Tool che riunisce tutti gli architetti e i designers che ricoprono l’area dell’architettura radicale. Comincia  a prevalere l’interesse per il Design e il bisogno di dare conoscenza e curiosità ai giovani e ai bambini: tra  le prime realizzazioni degli  esperimenti del Design dedicato ai bambini delle scuole è la panchina Mariposa in forma di farfalla in alluminio. Anche l’uso di questo materiale è precoce negli oggetti-design. Nel 1975 gli approcci con le scuole del Rione Traiano con i suoi studenti, pubblicati su Casabella, vengono ampiamente espressi nel libro “Architettura d’animazione”. Poco dopo prende a studiare Gaudì, ammirandolo profondamente e sentendosi suo discepolo e pubblica nel 1978 “Gaudì mobili e oggetti” in cui analizza il riuso degli oggetti e la loro trasformazione proposta da Gaudì (oggi la mostra  dedicata alla Sagrada Familia e al suo  ideatore Antoni Gaudì è nel Braccio di Carlo Magno in Vaticano dopo la consacrazione del Tempio, ancora in costruzione, nel 2010). 

 

 

R. Dalisi, Capri, via Krupp “Guerriero incinto” e Madonna col Bambino , 2009

 

Nel 1979 viene incaricato dalla Alessi di un progetto per la caffettiera, un lungo progetto che comporta numerosi esemplari di prova e gli procura anche il Compasso d’oro nel 1981. La caffettiera nella sua forma classica è stata in mostra da Lucio Amelio nel 1991, un’altra la si è vista nel 2005 al MOMA che dà ampio spazio all’artista nel Catalogo.

A lungo perseguendo le sperimentazioni sul materiale povero della latta in sculture che  l’ hanno sublimata coinvolge l’intera Rua Catalana, una strada di lattonieri che è assurta all’Arte riqualificata dal percorso culturale attuato con il maestro seguito ancor oggi con affetto (Le installazioni in Rua Catalana oggi sono permanenti dopo il Progetto Napolino, un lume del 1997 ivi sistemato).

In Galleria il percorso curato da Mauro Paparo Filomarino inizia con una serie infinita di caffettiere buffe, in primis la Caffettiera-Totò, continua con personaggi fantastici come samurai, diavoli, guerrieri e poi farfalle e i compassi di latta per cui ha promosso nel 2010 il “Premio Compasso di Latta”. Al centro della Sala una “Annunciazione” in ferro, di quelle dedicate alla Luna; ma completano la mostra anche un dipinto del ’98 e alcuni acquerelli e schizzi,  per lui indispensabili alla creazione, conservati in fogli generalmente enormi nel suo vulcanico e caotico studio. Ma come raccontare Riccardo Dalisi? A me che pure lo conosco da moltissimi anni sembra difficile.

La sua multiformità creativa, come egli ammette, non nasce con un progetto iniziale ben definito ma si crea un poco alla volta in tono sommesso sino ad esplodere improvvisa in inaspettate creazioni  imponenti, in ferro ed in latta come “La via Crucis” esposta in Santa Chiara e a Ravello a villa Rufolo e le opere esposte a Santa Maria la Nova come nel suo studio che raccoglie molti esemplari della sua ricerca, fra l’altro, grandi sculture come le rare “Paladisi” (1995-96) create con Paladino.

In una visita, la primavera scorsa, mi fa vedere alcune costruzioni minimali con materiali ultrapoverissimi: carte di caramelle, piccoli rametti, scatole di cerini, pezzetti di giornali, pezzetti di stoffa, batuffoli di ovatta tutto ciò che gli capita di scarto fra le mani e che lo invita a giocare, a costruire immagini nuove, senza progetto, extra abrupto, quasi trasparenze che applica su piccoli fogli, (un po’come Clemente che li ha utilizzati in giro per il mondo per i suoi disegni che poi ha montati in racconti figurativi) o cartoncini con qualche tratto di penna o di pennello a definire i contorni: nascono piccoli racconti, fiabe sempre poetiche certamente affascinanti per i bambini delle scuole come lo furono a suo tempo i lavori condotti con gli alunni del Rione Traiano e poi con i ragazzi del Rione Sanità insieme ai suoi studenti di Architettura, in progetti per il quartiere, gioiosi, insoliti, per la vecchia città. Come le grandi sculture, esempi di arte povera, poverissima sono dappertutto; e Lo schizzismo  ben illustrato nel testo-raccolta edito da Corraini nel 2008, rappresentato in varie dimensioni, come teoria dell’imprevedibile nel metodo, anche nella creazione architettonica.

 

 

Nello studio:Madonna orante, trucioli metallici e sullo sfondo uno schizzo, 2011

 

Alle mie richieste Riccardo non parla di progetti: del resto come scrive Bonito Oliva, per lui ”il progetto è lo sbocco, lo svelamento finale di una attività completa”. Mi guardo attorno, torno indietro tra le stanze, sbircio il bel panorama, qualche mattonella clicca sotto i piedi. E’ tutto un movimento, un fervore di immagini di latta, rame, bronzo, “oggetti garbati gioiosi, ironici e anche umani, fantastici persino grotteschi “ come giudica Gillo Dorfles nel 2008. Ancora mi fa vedere una Madonna col Bambino in trucioli di rame e di acciaio leggerissimi. Molte di queste opere sono in mostra da Philomarino.  Mi chiedevo quali mostre stesse preparando per Natale ricordando come per il Natale 2010 avesse messo in mostra un “Presepe di Latta” nel “Teatro Instabile” di Michele del Grosso e le installazioni nel Vico Purgatorio ad Arco e in San Nicola a Nilo, in ferro e latta colorata,  angeli e natività sospesi fra i lumi.

 Per questo Natale sarà Benevento a festeggiare: nelle vicinanze dei “Giardini del Mago” arredati con opere di Dalisi, in Piazza Castello sarà innalzata una “Natività” in ferro alta quattordici metri, trasparente, illuminata, realizzata dalla Ditta Lombardi, la stessa che ha messo in opera le opere per la inaugurazione della via Krup nel 2009.  E  per premiare gli autori di Presepi nella Reggia di Caserta ci sarà nella giuria ancora  Riccardo Dalisi.

 

 Maria Carla Tartarone, 16 dicembre 2011

 

 

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