All’Accademia e alla Galleria Blindarte

in mostra

Adam Cvijanovic

 

“Prophecy in a dead language” le opere flashe and latex on tyvek di Cvijanovic  alla  Blindarte

 

Presentata  in marzo all’Accademia di Belle Arti dai professori Stefano De Stefano e Mario Franco e dallo stesso Adam Cvijanovic, la mostra  dal titolo “Prophecy in a dead language” è visitabile  nella Galleria Blindarte fino al 6 maggio. L’ampia personale dell’artista, è stata realizzata in portables murales (affreschi movibili) pensati proprio per gli ampi spazi della Galleria e nel    salone centrale è installato  un grande poliedro in compensato dipinto raffigurante in ogni faccia cielo terso e gonfio mare.

            Il pittore assume nei suoi dipinti che alludono alle profezie delle origini i simboli della classicità  remota per realizzare grandi tele in cui il soggetto,  architetture  delle nostre città greche e romane distrutte, si ripete  in varie interpretazioni alludenti  alla vita perenne della natura che rinasce negli intersizi delle rovine e alla morte delle pietre scheggiate. Simbolismi profetici sono le aperture e i lungi corridoi che attraversano gli edifici  sul cui fondo si intravede un aldilà  talvolta luminoso, talvolta appena percepibile ed oscuro.

Il pittore, nato a Cambridge nel 1960, vive a New York ed è alla sua seconda personale in Italia, la sua pittura avvince e conquista non solo per un messaggio chiaro in cui il fruitore può sempre intravedere ciò che cerca, ma altresì per la tecnica già ripresa nel Rinascimento e per la cura dei dettagli che costituiscono un linguaggio personale ed interessante a noi non nuovo, abituati a riconoscere i segni e il linguaggio delle antiche pietre.

 Cvijanovic nell’affrontare il tema delle profezie, non si riferisce al mito scontato della Sibilla cumana, ma riprende immagini di altri siti (qui si è servito di immagini di Leptis Magna)   alludenti ad una vita finita ma anche ad una possibilità futura, una speranza, da costruire su un’estetica ed un’etica classiche e rinnovate.

 Cvijanovic riprende quei frammenti, quelle scritte sparse, l’immagine  di un vulcano attivo e costruisce in pittura, accostando le une all’altro, un nuovo spazio ed un nuovo mondo circolare, una ruota della fortuna, costruita con  pietre  e  parole antiche quasi a riprendere una saggezza ancora  presente, seppure in frammenti, di cui servirsi per rinnovarsi. Il vulcano sembra un monito mentre il grande mare sospeso, installazione ingombrante e incombente, unisce e divide, ma non è di ostacolo al comunicare, così azzurro seppure mosso.

Alle raffigurazioni create, intitolate alle profezie e ai misteri dell’uomo,   si aggiungono animali simbolici e  immagini tratte da Inferno, film muto italiano del 1911 che tradusse fedemente la prima cantica di Dante: Virgilio, Dante, la Sibilla, Beatrice: sono figurazioni (anch’esse riprese su tyvek staccabile) che dimostrano l’interesse culturale dell’artista verso il mondo classico e ne spiegano l’immaginario.  

Queste immagini lasciano ampio spazio alle interpretazioni per cui  è  facile al visitatore lasciarsi coinvolgere e creare una propria interpretazione.

 

 

           

Maria Carla Tartaron, maggio 2011