Al Museo Archeologico

“Tra sogno e mito: creature di Prometeo”

Uma mostra di

Marisa Ciardiello

 

 

 

Marisa Ciardiello, “Rocky”, 2000

 

 Presentate da Teresa Elena Cinquantaquattro e da Giorgio Cozzolino al Museo Archeologico, luogo di formazione dell’artista, sono in mostra le sculture di Marisa Ciardiello,  piccole statuine in cera e in altri materiali: ferro, bronzo con gocciolamenti di colore all’occorrenza, come esprime la serie “Rocky” dei primi anni 2000, inclusa nella mostra. Mentre la maniera ultima è raggiunta con la sperimentazione di un nuovo materiale, difficile da trattare: lastre di piombo manipolate, tagliate con fatica che realizzano le  nuove creature dell’artista tratte dai miti di Prometeo, quasi sempre di piccolo formato. Marisa Ciardiello, adusa a vivere tra le sculture della Collezione Farnese giunta a Napoli per opera di Carlo di Borbone,  oltreché tra i ritrovamenti degli scavi di Ercolano e Pompei, le cui illustrazioni ad opera della Accademia Ercolanese hanno fatto sempre sognare gli artisti, ha perseguito quelle tracce fino a ritrovere i miti che, confusi ai sogni e ai frammenti dei reperti, l’hanno ispirata.

Ieri, nei primi anni 2000, la contemporaneità ha prevalso nella rappresentazione dell’effimero della musica rock con la precarietà della cera, ma anche con la forza del bronzo: piccole statuette avvolte dallo spazio che le penetra,  in cui il movimento è vincente, anch’esse  nella mostra odierna.

   

Marisa Ciardiello, un angolo di sculture in  lastre di piombo, evocanti il mito di Prometeo, 2012

 

Nelle attuali sculture dell’artista  sembra prevalere la severità classica,  pur nell’insolito uso della lamiera di piombo  in “Resti di fauno”, o nei busti di “Venere”, in “Pan”, ne “Il sogno di Arianna” e nella “Memoria di Pompei”, dove la Ciardiello aggiunge  polvere di rame a ricordare il rosso sangue delle ceneri.

Le opere della Ciardiello non possono essere considerate  imitazioni delle opere classiche per lo stile contemporaneo che le connota,  mentre certamente denotano  una cultura classica approfondita, metabolizzata direi, da cui l’artista non può staccarsi e che costituisce  la peculiarità  della sua maniera. Della sua lunga attività sono testimoni le numerose mostre ed i premi ottenuti, a cominciare dal premio di Scultura Olivetti, Accademia di Belle Arti di Napoli, nel 1960, fino all’ultima “II Rassegna d’Arte Ager Campanus” tenuta nell’Anfiteatro Campano di S.Maria Capua Vetere nel 2011. La mostra odierna è stata curata da Marco De Gemmis e Patrizia di Maggio.

 

 Maria Carla Tartarone, 17 novembre 2012

  

 

 

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